Pubblicato oggi, 27 maggio 2026 da Chaosium,Clockwork & Claws è un supplemento per Call of Cthulhu 7th Edition e più nello specifico per Pulp Cthulhu, la variante più cinematografica, brutale e avventurosa de Il Richiamo di Cthulhu Settima Edizione. Il volume, disponibile esclusivamente in lingua inglese e attualmente non tradotto in italiano, contiene due scenari completi ambientati nel New England degli anni Trenta e pensati per gruppi che vogliono vivere un’esperienza molto più dinamica rispetto all’horror investigativo classico della linea Chaosium.

Dopo aver letto e approfondito il manuale, la sensazione più forte che rimane addosso è quella di trovarsi davanti a uno dei supplementi recenti più particolari e coraggiosi dedicati a Pulp Cthulhu. Non tanto perché rivoluzioni il sistema o la struttura delle avventure, quanto perché riesce a contaminare il mito lovecraftiano con elementi molto diversi tra loro, occultismo ebraico, protofantascienza, gangster story, horror biologico, tecnologia aliena, pulp anni Trenta e perfino suggestioni quasi steampunk, senza mai perdere il controllo del tono generale.
Ed è proprio questo il grande punto di forza di Clockwork & Claws, l’identità. Ogni pagina trasmette la sensazione che gli autori sapessero esattamente che tipo di esperienza volevano costruire. Non ci troviamo davanti a due semplici avventure horror scollegate, ma a due storie che condividono temi precisi, l’arroganza delle élite culturali, la convinzione umana di poter dominare forze superiori, il desiderio di controllare il progresso e la scoperta inevitabile che dietro ogni conquista si nasconde qualcosa di immensamente più antico e incomprensibile.
Fin dalle prime pagine il manuale chiarisce molto bene il tipo di approccio richiesto al Custode. Qui il ritmo deve essere veloce, quasi aggressivo. Gli autori insistono continuamente sul concetto di “scene, non minuti”, invitando il Keeper a eliminare tempi morti, accelerare gli spostamenti, rendere gli indizi immediati e mantenere costantemente alta la tensione narrativa. È una filosofia che si sente in maniera fortissima durante tutta la lettura e che ricorda molto certi serial cinematografici pulp o alcuni horror avventurosi degli anni Ottanta e Novanta più che il classico investigativo lento e opprimente di Call of Cthulhu tradizionale.

Questo però non significa che l’orrore venga sacrificato. Anzi, Clockwork & Claws funziona proprio perché riesce a mantenere vivo il senso di inquietudine cosmica tipico del Richiamo di Cthulhu anche nei momenti più action. I protagonisti possono essere più resistenti, più competenti e più spettacolari rispetto agli investigatori standard, ma restano comunque esseri umani che stanno entrando in contatto con qualcosa di troppo grande per loro.
Il primo scenario, Of Clockwork & Clay, è probabilmente una delle avventure più affascinanti pubblicate negli ultimi anni per Pulp Cthulhu. Ambientato nella Boston del 1933, inizia come un’indagine relativamente semplice legata al furto di un manufatto dal Museum of Fine Arts, ma nel giro di poche scene si trasforma in una corsa disperata contro il tempo per impedire la nascita di un avatar meccanico di Nyarlathotep.
La cosa incredibile di questo scenario è il modo in cui riesce a intrecciare elementi apparentemente incompatibili. Da una parte abbiamo la Cabala, il concetto del golem, le tradizioni mistiche ebraiche e il peso della spiritualità. Dall’altra troviamo industriali ossessionati dalla tecnologia, società futuriste, dispositivi alieni e visioni utopistiche degenerate. Il risultato finale è una miscela stranissima ma incredibilmente evocativa.

Julian Greaves, il principale antagonista umano dell’avventura, è scritto magnificamente. Non è il classico cultista fanatico urlante, ma un uomo convinto di stare salvando il mondo attraverso il progresso scientifico. La sua ossessione per la creazione di una “Macchina Celestiale” capace di guidare l’umanità verso un futuro perfetto lo rende quasi tragico. La cosa più interessante è che Greaves non comprende mai davvero l’orrore con cui sta giocando. Crede di comunicare con antichi maestri illuminati, quando in realtà è soltanto una pedina dei mi-go e, indirettamente, di Nyarlathotep stesso.
Dall’altra parte troviamo Solomon Sydelman, anziano orologiaio cabalista appartenente agli Yatsarim, una setta mistica che vede nella tecnologia divina una possibile salvezza contro l’apocalisse imminente. Anche lui, però, vive immerso nel fanatismo e nell’ossessione. Ed è proprio questo il dettaglio più intelligente dell’intero scenario, nessuno qui è veramente innocente. Tutti credono di agire per il bene dell’umanità, ma tutti stanno aprendo porte che dovrebbero rimanere chiuse.
Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è il rispetto con cui vengono trattati i riferimenti culturali e religiosi ebraici. Gli autori inseriscono addirittura una nota iniziale dedicata alla sensibilità culturale del materiale, spiegando il lavoro di ricerca svolto sulla Cabala, sulla lingua yiddish e sulle tradizioni folkloristiche legate ai golem. E si vede davvero tantissimo nella scrittura.

Non ci troviamo davanti a un utilizzo superficiale dell’estetica ebraica solo per “fare atmosfera”, ma a un’integrazione narrativa coerente e rispettosa. Questo dona allo scenario una personalità molto forte e decisamente diversa da gran parte delle classiche avventure lovecraftiane ambientate nel New England.
Anche la costruzione investigativa funziona benissimo. Of Clockwork & Clay gioca continuamente con le aspettative dei giocatori. Il presunto ladro iniziale si rivela una vittima, l’artefatto rubato nasconde qualcosa di molto più importante e il vero antagonista è a sua volta manipolato da forze superiori. Tutta la struttura narrativa è costruita come una lunga serie di ombre dietro altre ombre.
La Boston descritta nel manuale è sporca, decadente, viva. Tra librerie esoteriche, locali malfamati, società pseudo-scientifiche e vecchi quartieri ebraici, l’ambientazione riesce a restituire una fortissima atmosfera pulp noir. Il tono ricorda a tratti certi racconti weird degli anni Trenta contaminati con gangster movie e fantascienza proto-horror.

Spoiler Alert: tutta la parte finale legata al rituale e alla nascita dell’entità meccanica è semplicemente straordinaria. L’idea di un avatar clockwork di Nyarlathotep rappresenta una delle immagini più disturbanti e memorabili viste recentemente in un’avventura ufficiale di Call of Cthulhu. La fusione tra carne, ingranaggi, tecnologia aliena e ritualismo esoterico crea un climax davvero potentissimo.
Altro enorme punto di forza dello scenario sono gli NPC. Agatha Cromwell, agente umana dei mi-go, è una villain eccezionale, fredda, crudele, quasi inarrestabile. Nathan Dresner aggiunge quella componente gangsteristica disperata e decadente che si integra perfettamente col tono pulp dell’avventura, mentre Miriam Cohen e Marcus Fulton funzionano molto bene come personaggi moralmente ambigui e realistici.
Molto intelligente anche la gestione della pressione narrativa. Gli autori introducono un vero conto alla rovescia legato alla resistenza mentale di Sydelman contro gli interrogatori dei mi-go. Più tempo passa, più il rischio che i nemici ottengano la formula aumenta. Questo evita il classico problema delle investigazioni dispersive e costringe i giocatori a muoversi rapidamente.

Il secondo scenario, Wolf Among the Flock, cambia completamente atmosfera ma mantiene intatti i temi centrali del manuale. Qui ci spostiamo in una grande proprietà privata legata a un ricco ambiente elitario, pieno di animali esotici, segreti e orrori nascosti dietro l’apparenza di lusso e raffinatezza.
Se il primo scenario era dominato dalla tecnologia e dall’occultismo, qui il focus è molto più fisico, bestiale e degenerativo. Il tono richiama certi horror gotici coloniali, con una tensione crescente che esplode lentamente attraverso l’esplorazione della tenuta, dello zoo e delle aree circostanti.
La struttura è più aperta e sandbox rispetto a Of Clockwork & Clay e lascia al Keeper maggiore libertà nella gestione del ritmo. L’esplorazione funziona molto bene e l’atmosfera di isolamento cresce costantemente scena dopo scena.
Spoiler Alert: l’elemento più riuscito dell’avventura è probabilmente il modo in cui il confine tra uomo, animale e orrore cosmico si dissolve progressivamente. Alcune scene descritte nel manuale riescono davvero a trasmettere disagio fisico e senso di contaminazione. Qui il body horror diventa molto più centrale rispetto al primo scenario e crea momenti davvero memorabili.

Dal punto di vista produttivo il manuale è eccellente. Le illustrazioni mantengono l’altissimo livello qualitativo a cui Chaosium ci ha abituati negli ultimi anni, con artwork evocativi, sporchi e molto cinematografici. Anche mappe, handout e organizzazione generale del materiale risultano estremamente funzionali durante la preparazione delle sessioni.
Interessante anche il lavoro fatto sulle regole dedicate alla follia. Il manuale suggerisce crisi temporanee, fobie e reazioni psicologiche specificamente legate agli eventi delle avventure, rendendo la perdita di Sanità molto più tematica e narrativa rispetto al semplice tiro di dado. L’idea della paura patologica verso automi, mani o meccanismi a orologeria è perfettamente coerente con l’atmosfera del supplemento.
Certo, Clockwork & Claws non è un manuale pensato per Custodi alle prime armi. Richiede una buona gestione del ritmo, tanti NPC, parecchi elementi investigativi e una certa capacità di orchestrare scene d’azione senza perdere il controllo della tensione horror. Ma se gestito bene, può regalare alcune delle sessioni più memorabili che abbia letto recentemente per Pulp Cthulhu.
In conclusione, Clockwork & Claws è un supplemento davvero eccellente, originale, ambizioso e pieno di personalità. Riesce a prendere il cuore lovecraftiano de Il Richiamo di Cthulhu e contaminarlo con weird science, noir, folklore mistico e pulp action senza perdere mai il senso del mistero e dell’orrore cosmico. Le due avventure offerte sono molto diverse tra loro ma complementari e mostrano quanto il mondo di Call of Cthulhu possa ancora sorprendere quando gli autori decidono di uscire dagli schemi più classici.
Se amate il lato più cinematografico, oscuro e folle di Pulp Cthulhu, questo è senza dubbio uno dei supplementi più interessanti usciti negli ultimi tempi. E soprattutto è uno di quei manuali che, una volta terminata la lettura, lascia immediatamente voglia di sedersi al tavolo, abbassare le luci e iniziare a sentire il rumore degli ingranaggi che si muovono nel buio.
*Versione digitale del manuale fornita da Chaosium in cambio di una recensione onesta.







