Esistono giochi di ruolo che offrono un regolamento sul quale costruire le proprie storie ed esistono giochi che, prima ancora di parlare di dadi e meccaniche, chiedono al lettore di entrare in un universo che sembra vivere di vita propria. Etemenanki, pubblicato nel 2024 dopo un lunghissimo percorso di sviluppo guidato da Antonino Galimi, appartiene senza esitazione alla seconda categoria. Fin dalle prime pagine appare evidente come l’obiettivo dell’opera non sia semplicemente presentare un sistema di gioco o un’ambientazione originale, ma costruire un mondo dotato di una propria identità, di una storia millenaria e di una coerenza interna tale da renderlo credibile ben oltre le esigenze della partita.

È un’ambizione enorme e, soprattutto, controcorrente. Negli ultimi anni il panorama dei giochi di ruolo ha premiato sempre più spesso regolamenti essenziali e ambientazioni volutamente aperte, lasciando al Game Master il compito di riempire gli spazi vuoti. Etemenanki percorre invece la direzione opposta. Non cerca di suggerire un mondo, ma di definirlo in ogni suo aspetto. Le oltre seicento pagine del manuale non raccontano soltanto regole, stirpi o magie, ma descrivono la nascita di civiltà, guerre, religioni, sistemi politici, organizzazioni, tradizioni e persino il funzionamento cosmologico dell’universo di Kronhos. È un’opera che non ha paura della complessità e che anzi la considera parte integrante della propria identità.
Questa scelta potrebbe facilmente trasformarsi in un esercizio di stile, un’enciclopedia piena di informazioni ma incapace di dare loro un significato. La sorpresa è che Etemenanki riesce quasi sempre a evitare questo rischio. Non perché ogni singolo dettaglio sia indispensabile, ma perché ogni elemento contribuisce a rafforzare una sensazione precisa: Kronhos esiste indipendentemente dai personaggi dei giocatori. È un mondo che possiede un passato, un presente e la percezione di un futuro che continuerà anche oltre la conclusione della campagna. È una qualità difficile da ottenere e ancora più difficile da mantenere per centinaia di pagine, ma rappresenta probabilmente il risultato più importante raggiunto dal manuale.
Uno degli aspetti che colpisce maggiormente è la naturalezza con cui convivono influenze estremamente diverse. Fantasy epico, fantascienza, mitologia mesopotamica, horror cosmico, alchimia, tecnologia avanzata e riflessioni religiose potrebbero facilmente dare vita a un insieme caotico. Invece il lavoro di sintesi compiuto dall’autore riesce quasi sempre a trasformare queste ispirazioni in qualcosa di personale. Kronhos non appare come un fantasy contaminato dalla tecnologia, né come un universo fantascientifico decorato con elementi magici. Entrambe le componenti sembrano essersi evolute insieme, influenzandosi reciprocamente fino a diventare parte della stessa cultura.

Questa coerenza emerge con particolare forza osservando Babilonia, il cuore pulsante dell’ambientazione. Sarebbe riduttivo definirla semplicemente la capitale dell’Impero Nero Babilonese. Babilonia è il luogo attraverso cui il manuale racconta sé stesso. Le gilde, i culti religiosi, la ricerca scientifica, la magia, il commercio e il potere politico convergono in una metropoli che non funge soltanto da scenario, ma diventa il punto d’incontro delle principali tensioni che attraversano l’intero continente. Quartieri profondamente differenti tra loro, laboratori, accademie, distretti religiosi, mercati e zone decadenti restituiscono la sensazione di una città stratificata, costruita nel corso dei secoli e modellata dai continui cambiamenti della storia. È uno di quei luoghi che riescono ad assumere il ruolo di protagonista tanto quanto i personaggi destinati ad attraversarlo.
Ed è proprio parlando della storia che Etemenanki mostra una delle proprie intuizioni più interessanti. Molte ambientazioni possiedono cronologie dettagliate, ma spesso queste rimangono un semplice sfondo. In Kronhos accade l’opposto. Il passato continua a influenzare il presente e ogni istituzione, ogni conflitto e ogni scelta politica derivano da eventi che hanno plasmato il mondo nel corso delle varie epoche. La Trascendenza Temporale, concetto centrale dell’intera cosmologia, rappresenta molto più di una curiosità narrativa. Diventa il principio attraverso cui comprendere l’evoluzione della realtà stessa, modificando il modo in cui vengono interpretati storia, destino e trasformazione delle civiltà. A questo si affiancano gli Eterni e la Guerra Senza Tempo, elementi che ampliano ulteriormente l’orizzonte dell’ambientazione e che contribuiscono a trasmettere la sensazione di un conflitto cosmico in continua evoluzione, capace di riflettersi anche sulle vicende più quotidiane.
È qui che Etemenanki si distingue realmente da gran parte della produzione fantasy contemporanea. Il suo obiettivo non è raccontare la storia degli eroi, ma quella del mondo nel quale gli eroi sono chiamati a vivere. I personaggi non rappresentano il centro dell’universo, bensì una parte di esso. Può sembrare una differenza sottile, ma cambia profondamente il modo in cui si affronta una campagna. Kronhos non aspetta l’arrivo dei protagonisti per mettersi in movimento, continua a evolversi, cambiare e generare nuovi conflitti indipendentemente dalle loro azioni. È una filosofia narrativa che restituisce un forte senso di immersione e che rende ogni scelta compiuta al tavolo parte di un equilibrio molto più ampio.

Se il mondo rappresenta il cuore di Etemenanki, il regolamento ne costituisce inevitabilmente l’apparato circolatorio. Sarebbe però un errore analizzarlo isolatamente, perché quasi ogni scelta meccanica nasce per sostenere l’identità di Kronhos, non per imporre una particolare filosofia di gioco. È una distinzione che emerge fin dalla creazione del personaggio e che accompagna il lettore lungo l’intero manuale.
La personalizzazione non si limita infatti alla distribuzione delle caratteristiche o alla scelta di una stirpe. Il sistema invita a definire il passato del personaggio, il suo rango sociale, le sue paure, le sue ossessioni e il suo carattere, elementi che potrebbero sembrare secondari ma che trovano una precisa collocazione all’interno della società descritta dal manuale. Non si tratta semplicemente di fornire spunti interpretativi, quanto piuttosto di stabilire il posto che quell’individuo occupa nel mondo prima ancora che inizi l’avventura. È una filosofia che restituisce valore al concetto stesso di background, trasformandolo in uno strumento di gioco anziché in un testo destinato a rimanere dimenticato sulla scheda.
Lo stesso principio trova piena espressione nelle gilde, probabilmente una delle intuizioni più efficaci dell’intero progetto. Ridurle a un equivalente delle classi tradizionali sarebbe profondamente ingiusto, perché il loro ruolo va ben oltre la semplice progressione meccanica. Entrare nell’Accademia dell’Antica Magdum, nella Legione Nera Babilonese, nell’Onorevole Gilda dei Mercanti o nella Sacra Gilda dei Sapienti significa scegliere una posizione sociale, aderire a una precisa visione del mondo e accettare di entrare in un sistema di relazioni politiche e culturali che accompagnerà il personaggio per tutta la campagna.

È una soluzione che funziona soprattutto perché il manuale dedica tempo a spiegare cosa rappresentino davvero queste organizzazioni. Non sono contenitori di abilità, ma istituzioni vive, dotate di una storia, di una gerarchia e di interessi spesso in conflitto tra loro. La progressione del personaggio diventa così anche una progressione narrativa. Crescere all’interno della propria gilda significa acquisire responsabilità, prestigio e inevitabilmente nuovi nemici. È un dettaglio che contribuisce a rendere la società di Kronhos credibile e che offre al Game Master numerosi spunti per costruire campagne incentrate non soltanto sull’esplorazione o sul combattimento, ma anche sulla politica, sull’intrigo e sul peso delle appartenenze.
Lo stesso equilibrio caratterizza il sistema religioso, che rappresenta uno degli elementi più approfonditi del manuale. Le divinità non vengono utilizzate unicamente per giustificare la magia divina, ma diventano attori della storia di Kronhos. I culti influenzano gli equilibri tra le nazioni, determinano alleanze e rivalità e contribuiscono a modellare il modo in cui gli abitanti interpretano il mondo. Il manuale dedica ampio spazio alla cosmogonia, ai pantheon, ai santi, ai sacrifici, alle eresie e perfino alle conseguenze dell’ateismo, delineando un sistema nel quale il rapporto con il sacro assume un peso concreto tanto sul piano narrativo quanto su quello meccanico.
Questa attenzione alla coerenza si riflette anche nella magia. Più che un semplice elenco di incantesimi, il volume presenta un sistema che cerca costantemente di collegare ogni scuola magica alla cosmologia dell’ambientazione. Le differenti tradizioni non rappresentano soltanto modalità diverse di lanciare incantesimi, ma visioni differenti del rapporto tra l’uomo, gli elementi e il divino. Anche la presenza di rituali, rune, pergamene e oggetti magici contribuisce a rafforzare l’impressione di trovarsi davanti a una disciplina che permea la società di Kronhos anziché limitarsi a fornire nuove opzioni tattiche durante il combattimento.
Naturalmente una simile ricchezza comporta anche un prezzo. Etemenanki non è un regolamento pensato per essere assimilato in una sera. La quantità di eccezioni, sottosistemi e regole dedicate a situazioni specifiche richiede un certo investimento iniziale, soprattutto da parte del Game Master. Il combattimento, l’alchimia, gli innesti biomeccanici, le mutazioni, la creazione di oggetti e numerose altre meccaniche testimoniano la volontà di rappresentare il mondo nel modo più completo possibile, ma rendono inevitabilmente il sistema più impegnativo rispetto a molte produzioni contemporanee.

È importante, però, non confondere questa complessità con un eccesso gratuito di regole. Nella maggior parte dei casi le meccaniche esistono perché l’ambientazione le richiede. Gli innesti biomeccanici, ad esempio, non sono un’aggiunta pensata per rendere il gioco più spettacolare, ma una conseguenza naturale dell’evoluzione tecnologica di Kronhos. Lo stesso vale per i rituali, per l’alchimia e per numerosi altri sottosistemi che acquistano significato proprio perché inseriti all’interno di un contesto narrativo coerente. È un approccio che premia chi ama sistemi articolati e fortemente integrati con il mondo di gioco, mentre potrebbe risultare meno immediato per chi preferisce regolamenti essenziali e fortemente orientati alla narrazione.
Ed è forse questa la caratteristica che meglio sintetizza il design di Etemenanki. Il regolamento non cerca mai di rubare la scena all’ambientazione. Rimane costantemente al suo servizio, modellandosi sulle esigenze di Kronhos e contribuendo a renderlo credibile. È una scelta progettuale molto precisa, che può non incontrare il gusto di tutti, ma che dimostra una notevole coerenza tra visione autoriale e realizzazione finale.
L’ambizione che caratterizza il worldbuilding trova un adeguato riscontro anche nella realizzazione editoriale del volume. Dal punto di vista produttivo, Etemenanki restituisce immediatamente la sensazione di un progetto seguito con grande attenzione. L’impaginazione riesce a gestire una quantità impressionante di informazioni senza risultare eccessivamente dispersiva, mentre il comparto illustrativo contribuisce a definire con efficacia l’identità visiva di Kronhos. Le immagini non cercano soltanto di accompagnare il testo, ma rafforzano quell’immaginario in cui architetture monumentali, tecnologia arcana, simbolismo religioso e creature fuori dall’ordinario convivono all’interno dello stesso universo. È un elemento che spesso passa inosservato, ma in un’ambientazione tanto particolare diventa fondamentale per consolidarne la personalità.

Proprio questa enorme ricchezza, tuttavia, rappresenta anche il principale limite dell’opera. Etemenanki è un manuale che richiede tempo. Tempo per essere letto, assimilato e, soprattutto, padroneggiato. Le oltre seicento pagine non sono il frutto di una prolissità fine a sé stessa, ma della volontà di descrivere ogni aspetto del mondo con un livello di dettaglio raramente riscontrabile in un manuale base. Una scelta coerente con la filosofia del progetto, ma che comporta inevitabilmente qualche compromesso.
Il primo riguarda la consultazione. Sebbene la struttura generale sia solida, non sempre recuperare rapidamente una specifica informazione risulta immediato. In un’opera tanto vasta avrebbero probabilmente trovato spazio con profitto un maggior numero di schemi riepilogativi, rimandi interni e strumenti pensati per facilitare il lavoro del Game Master durante la preparazione delle sessioni. È un’osservazione che non mette in discussione la qualità del contenuto, ma la sua fruibilità. E in un manuale destinato a essere utilizzato per mesi, se non anni, anche questo aspetto assume una certa importanza.
Un discorso simile riguarda il regolamento. Pur dimostrandosi coerente con l’identità dell’ambientazione e generalmente ben strutturato, privilegia quasi sempre la completezza rispetto all’immediatezza. Alcune meccaniche avrebbero probabilmente beneficiato di un maggior numero di esempi pratici, capaci di accompagnare il lettore nelle situazioni più articolate. Non si tratta di un sistema difficile nel senso tradizionale del termine, ma di un regolamento che richiede dedizione e una certa disponibilità ad approfondirne progressivamente i numerosi sottosistemi. È un investimento che verrà probabilmente ripagato durante campagne di lunga durata, ma che potrebbe scoraggiare chi è alla ricerca di un’esperienza più rapida e immediata.

Ed è proprio questo il punto fondamentale. Credo che il modo migliore per valutare Etemenanki sia evitare di confrontarlo con prodotti che perseguono obiettivi completamente diversi. Non è un gioco che cerca la snellezza di molti sistemi narrativi contemporanei, né punta alla modularità tipica di altri regolamenti fantasy. La sua ambizione è un’altra: costruire un universo tanto ricco da permettere ai gruppi di giocarvi per anni senza avere la sensazione di averne esaurito le possibilità. Tutte le sue scelte, nel bene e nel male, derivano da questo obiettivo.
Ed è anche il motivo per cui ridurre Etemenanki a un semplice manuale di gioco sarebbe ingeneroso. L’opera di Antonino Galimi è prima di tutto un esercizio di worldbuilding. Un progetto che prova a costruire un immaginario originale senza limitarsi a rielaborare modelli consolidati, fondendo fantasy, fantascienza, mitologia, religione e tecnologia in un insieme che riesce quasi sempre a mantenere una forte coerenza interna. Non tutte le idee hanno lo stesso peso, non ogni capitolo raggiunge il medesimo livello di incisività e qualche intervento editoriale avrebbe reso il volume più accessibile, ma è difficile non riconoscere la portata del lavoro svolto.
Alla fine della lettura, ciò che rimane impresso non è tanto il numero delle stirpi disponibili, la quantità di incantesimi o la complessità delle regole. Rimane Kronhos. Rimane la sensazione di aver osservato un mondo che possiede una propria memoria, una propria cultura e una propria evoluzione storica. Un luogo nel quale i personaggi non vengono posti al centro dell’universo, ma sono chiamati a trovare il proprio posto all’interno di una realtà che esisteva prima di loro e continuerà a esistere anche dopo la conclusione della campagna.
Ed è forse proprio questa l’eredità più importante di Etemenanki. In un panorama che sempre più spesso privilegia strumenti pensati per aiutare i gruppi a costruire insieme il proprio mondo, questo manuale sceglie una strada diversa. Invita il lettore a entrare in un universo già vivo, accettandone la complessità, le contraddizioni e la storia. È una filosofia che richiede un maggiore coinvolgimento, ma che restituisce un senso di immersione raro da trovare in produzioni contemporanee.
Etemenanki non cerca di essere il gioco di ruolo più semplice, né quello più innovativo sul piano delle meccaniche. Cerca qualcosa di molto più difficile: dare vita a un mondo che continui a esistere nella mente del lettore anche dopo aver chiuso il manuale. Ed è proprio quando si guarda all’opera attraverso questa prospettiva che il progetto di Antonino Galimi rivela tutta la propria forza.
*Edizione digitale del manuale fornita dall’editore in cambio di una recensione onesta.







