Pubblicata nel 2024 in formato digitale su DriveThruRPG all’interno del Miskatonic Repository, Dark Side of the Moon è un’avventura scritta da Alex Guillotte per Call of Cthulhu 7th Edition. Il Miskatonic Repository è il programma ufficiale di Chaosium che permette agli autori indipendenti di pubblicare scenari e supplementi compatibili con Il Richiamo di Cthulhu, offrendo alla community la possibilità di espandere il gioco con opere originali mantenendo la licenza ufficiale del sistema. Negli anni questa piattaforma ha dato vita a numerosi prodotti di qualità, ma soltanto una parte riesce realmente a distinguersi per ambizione e personalità. Dark Side of the Moon appartiene senza dubbio a questa categoria. Non si limita infatti a raccontare una storia horror ambientata nello spazio, ma costruisce un’esperienza che fonde fantascienza hard, thriller della Guerra Fredda e autentico orrore cosmico lovecraftiano, proponendo uno scenario estremamente originale che dimostra una notevole padronanza sia del materiale di partenza sia delle meccaniche di Call of Cthulhu.

L’idea narrativa è tanto semplice quanto efficace. Siamo nel 1972, negli ultimi anni del programma Apollo, quando una missione segreta della NASA viene organizzata per investigare un misterioso segnale radio proveniente dal punto lagrangiano L2 del sistema Terra Luna, sul lato nascosto del nostro satellite. Gli investigatori non sono archeologi, detective o professori universitari, ma astronauti selezionati per una missione classificata che non dovrebbe nemmeno esistere. Già questa premessa cambia completamente il modo in cui viene affrontata l’indagine. La conoscenza scientifica sostituisce quella accademica, gli strumenti di laboratorio prendono il posto delle biblioteche, mentre il vero antagonista diventa tanto l’ignoto quanto l’ambiente stesso dello spazio profondo.
Uno degli aspetti più riusciti dell’avventura è proprio la cura con cui viene ricostruito il contesto storico. Guillotte dimostra di conoscere molto bene il programma Apollo, la corsa allo spazio e il clima politico della Guerra Fredda. L’operazione segreta Theseus I nasce infatti da una reinterpretazione plausibile degli eventi realmente accaduti, inserendo elementi fantastici senza mai rompere la credibilità dell’ambientazione. La NASA, il Pentagono, le tensioni con l’Unione Sovietica e le limitazioni tecnologiche dell’epoca diventano parte integrante della narrazione e contribuiscono a creare un’atmosfera estremamente convincente.
L’introduzione dedica parecchie pagine alla costruzione del background della missione, spiegando perché sia stata organizzata, come sia stato selezionato l’equipaggio, quali siano gli obiettivi ufficiali e quali quelli nascosti. Non si tratta di semplice esposizione, ma di un lavoro fondamentale per immergere i giocatori nella parte iniziale dell’avventura. La sensazione è quella di partecipare realmente a una missione spaziale degli anni Settanta, con briefing militari, protocolli NASA, documentazione classificata e una quantità sorprendente di dettagli tecnici che rendono ogni fase estremamente credibile.

⚠️ ATTENZIONE: da questo punto la recensione contiene spoiler moderati sulla struttura dell’avventura e su alcuni elementi dell’ambientazione. Se prevedete di giocare Dark Side of the Moon come investigatori, vi consigliamo di interrompere qui la lettura.
Quando finalmente compare l’oggetto misterioso che orbita nel punto lagrangiano, il tono cambia radicalmente. L’orrore non arriva attraverso mostri che balzano fuori dall’oscurità, ma attraverso la scoperta di qualcosa che sfida completamente le leggi della fisica. L’enorme struttura cubica che gli astronauti trovano davanti a loro rappresenta uno dei concept più affascinanti dell’intero scenario. Non è soltanto un manufatto alieno, ma una costruzione che esiste secondo logiche dimensionali incompatibili con la mente umana, diventando il perfetto punto d’incontro tra fantascienza e cosmologia lovecraftiana.
Da questo momento l’avventura assume una struttura molto più esplorativa. I personaggi iniziano a raccogliere dati, effettuare analisi scientifiche, interpretare anomalie gravitazionali e comprendere lentamente la vera natura della prigione cosmica che hanno raggiunto. È qui che emerge una delle intuizioni migliori dell’autore. Invece di limitarsi a descrivere fenomeni inspiegabili, Guillotte costruisce un orrore basato sulla ricerca scientifica. Ogni scansione, ogni misurazione e ogni campione raccolto contribuiscono ad avvicinare gli investigatori a una verità che sarebbe forse stato meglio ignorare.
L’elemento più originale dell’intera avventura è probabilmente la rappresentazione dello spazio quadridimensionale. L’autore dedica numerose pagine a spiegare come il Custode dovrebbe descrivere ambienti impossibili, percorsi che sfidano la geometria euclidea e fenomeni che il cervello umano non riesce realmente a comprendere. È un’idea estremamente ambiziosa, difficile da portare al tavolo, ma supportata da suggerimenti pratici, esempi e indicazioni che aiutano il Custode a trasmettere quella costante sensazione di disorientamento senza trasformare la partita in semplice confusione. Una scelta che dimostra quanto Guillotte abbia cercato di spingersi oltre la classica struttura investigativa del gioco, proponendo un’esperienza che richiede ai partecipanti di mettere continuamente in discussione ciò che vedono e ciò che credono di comprendere.

L’orrore cosmico viene inoltre trattato in maniera decisamente più filosofica rispetto alla media degli scenari di Call of Cthulhu. Il nemico non è soltanto una creatura del Mythos, ma una realtà incompatibile con la nostra stessa esistenza. La follia deriva molto più dalla comprensione di ciò che si sta osservando che dal semplice incontro con un mostro. Questo approccio richiama direttamente alcuni dei migliori racconti di Lovecraft, nei quali la vera minaccia non è ciò che attacca l’uomo, ma ciò che rende improvvisamente insignificante ogni certezza costruita dalla scienza e dalla razionalità.
⚠️ SPOILER PIÙ RILEVANTI: da questo punto vengono citati alcuni elementi centrali della seconda metà dello scenario, senza rivelarne il finale o le possibili conclusioni.
Molto interessante è anche la scelta di limitare il gruppo a un equipaggio composto normalmente da tre astronauti. Ogni personaggio ricopre un ruolo tecnico preciso e possiede responsabilità ben definite durante tutta la missione. Questa impostazione rende la collaborazione molto più importante rispetto alla maggior parte delle avventure di Call of Cthulhu, trasformando ogni problema tecnico in una sfida collettiva. Non è raro che il successo della missione dipenda dalla capacità dei giocatori di interpretare realmente un equipaggio NASA, coordinando competenze, strumenti e procedure come farebbero astronauti professionisti.
Anche la progressione narrativa convince. Dopo una lunga fase introduttiva, l’esplorazione lascia gradualmente spazio all’investigazione, quindi alla scoperta dell’incredibile storia che circonda la misteriosa struttura e delle numerose civiltà che hanno avuto a che fare con essa nel corso di ere remote. Senza rinunciare alla propria identità lovecraftiana, l’avventura riesce così a intrecciare il Mythos con elementi appartenenti alla fantascienza classica, facendo convivere naturalmente specie iconiche come Mi-Go, Yithiani e altre presenze cosmiche all’interno di un unico grande mistero. L’insieme risulta sorprendentemente coerente e mai forzato, perché ogni rivelazione amplia progressivamente la portata della vicenda invece di limitarsi ad aggiungere nuovi colpi di scena.
Molto efficace è anche il modo in cui vengono gestiti i dilemmi morali. L’equipaggio non si trova soltanto ad affrontare creature inconcepibili, ma deve continuamente prendere decisioni che coinvolgono la sopravvivenza dell’intera missione, gli ordini provenienti dalla Terra e il destino stesso dell’umanità. Il regolamento di Call of Cthulhu viene sfruttato in maniera intelligente, facendo sì che la perdita di Sanità derivi tanto dalle rivelazioni cosmiche quanto dal peso psicologico delle responsabilità affidate ai personaggi.

Dal punto di vista editoriale, il lavoro svolto è davvero notevole. Le oltre novanta pagine comprendono numerosi handout, documentazione classificata, personaggi pregenerati ricchi di background, schede dedicate al personale del controllo missione, nuove tecnologie, equipaggiamenti specifici della missione spaziale e un’interessante appendice dedicata alle creature e agli elementi del Mythos coinvolti nello scenario. Tutto il materiale è perfettamente integrato con la narrazione e contribuisce a rendere l’esperienza estremamente immersiva, dando al Custode strumenti concreti per mantenere costante la sensazione di trovarsi all’interno di una vera missione spaziale degli anni Settanta.
Naturalmente non si tratta di un’avventura adatta a tutti. Richiede un Custode preparato, disposto a studiare con attenzione l’intero scenario prima della sessione. Alcune sequenze, soprattutto quelle legate alla geometria impossibile e alla gestione dello spazio quadridimensionale, richiedono una buona capacità descrittiva e una certa esperienza nel trasmettere un orrore più concettuale che fisico. Allo stesso modo, il ritmo è volutamente lento nella prima parte, privilegiando costruzione dell’atmosfera e caratterizzazione dei protagonisti rispetto all’azione immediata. Chi preferisce scenari ricchi di combattimenti potrebbe trovarlo meno coinvolgente, mentre chi ama la scoperta graduale dell’ignoto troverà pane per i propri denti.
Anche dal punto di vista della scrittura, Guillotte dimostra una notevole maturità. Le informazioni sono organizzate con criterio, i continui richiami tra le varie sezioni facilitano la consultazione durante la partita e l’intero scenario comunica una sensazione di coesione rara nelle produzioni del Miskatonic Repository. Pur essendo un’opera indipendente, il livello qualitativo è tranquillamente paragonabile a quello di molti scenari ufficiali Chaosium.

Dark Side of the Moon rappresenta una delle proposte più originali e coraggiose apparse negli ultimi anni per Call of Cthulhu 7E. Alex Guillotte riesce a fondere con grande naturalezza rigore storico, fantascienza classica e Mythos lovecraftiano, realizzando un’avventura che esplora territori raramente affrontati dal gioco senza perdere di vista ciò che rende unico Il Richiamo di Cthulhu: la progressiva presa di coscienza dell’insignificanza dell’uomo davanti a un universo incomprensibile. È uno scenario impegnativo, ricco di idee e capace di lasciare il segno, soprattutto se affidato a un Custode disposto a valorizzarne la lenta costruzione della tensione. Non è soltanto un viaggio verso il lato oscuro della Luna, ma un viaggio oltre i limiti della comprensione umana, dove la vera scoperta non riguarda ciò che esiste nello spazio profondo, ma quanto sia fragile la nostra capacità di dare un senso all’universo.
*Avventura acquistata dalla redazione su DriveThruRPG per recensione e live su Twitch dedicate.







