Sono già passati dodici anni da quando Monolith Productions e Warner Bros fecero uscire uno dei giochi più importanti incentrati sul Signore degli Anelli, La Terra di Mezzo: L’ombra di Mordor, un titolo che portò una ventata d’aria fresca sul mercato soprattutto per via del suo innovativo sistema Nemesis che lo portò a vincere diversi premi internazionali, e a distanza di più di una decade il team di sviluppo ha deciso di rispolverare l’avventura tolkeniana portandola a braccetto con il suo seguito, La Terra di Mezzo: L’ombra della Guerra per la prima volta su Nintendo Switch 2. Vediamo se questo ambizioso porting sarà riuscito a rispettare le aspettative in questa recensione.
Riproposizione senza aggiunte
Sotto il lato contenutistico di entrambi i giochi le opere mantengono fede a quanto visto sulle altre console con le trame invariate rispetto alla decina di anni fa vedendo nel primo capitolo le gesta di Talion, intento a cercare vendetta nel corso di tutta l’avventura con il nuovo sistema Nemesis di gestione dei nemici che, come detto in precedenza, risulta una delle rivoluzioni che ha apportato il gioco con i nemici che hanno una gestione dei loro ranghi a seconda delle azioni che vengono svolte nel gioco con tanto di promozioni e rivalità che possono portare a miglioramenti di quest’ultimi il tutto con il fine di ucciderci. L’ombra della Guerra, oltre che a migliorare ancor di più il sistema dei nemici, consente al protagonista una maggiore crescita e personalizzazione con la possibilità di dare ancora più varietà alle modalità di combattimento tra attacchi diretti, furtivi e controllo della mente delle creature ostili. Oltre a questo troviamo anche un maggior focus sull’esplorazione e sulle missioni secondarie che permettono di staccare anche dalla routine del gioco.

Porting minimo indispensabile
Entrambi i porting su Switch 2 hanno caratteristiche simili per quanto riguarda il lato tecnico contando sui 30fps bloccati senza poter attingere ai 60 che potrebbe supportare la console. Purtroppo oltre a questo troviamo dei caricamenti fin troppo lunghi che vanno a interrompere il “flusso” di gioco insieme ad un frame rate che risulta abbastanza stabile ma che non risulta all’altezza delle altre versioni dei titoli. Anche graficamente entrambi i titoli svolgono il più classico dei compitini non riuscendo a migliorare a distanza di una decina d’anni dall’uscita.

Ok il portatile ma si poteva fare di più
Dopo diversi anni Monolith riporta in auge due giochi di assoluto valore con un porting che fa il compitino senza apportare particolari modifiche o migliorie a entrambe le avventure. In ogni caso se volete sfruttare l’occasione di metter le mani su questi due titoli in maniera diversa dall’ordinario grazie alla portabilità potreste decidere di fare questo acquisto.
*Versione testata: Switch 2 grazie ai codici forniti dal publisher







