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Oddworld: Soulstorm, Un Esodo del tutto nuovo – Recensione

Oddworld: Soulstorm

La serie di Oddworld nasce ormai quasi un quarto di secolo fa, nel 1997 con il titolo Oddworld: Abe’s Oddysee, grazie ad una software house fondata nel 1994 proprio per raccontare le cronache di questo tetro e bislacco mondo alieno, e per questi motivi chiamata per l’appunto Oddworld Inhabitants. Il progetto era decisamente ambizioso, forse anche troppo se si tiene conto della tecnologia dell’epoca, in quanto prevedeva lo sviluppo di un’intera pentalogia più qualche capitolo spin-off e che non avesse come protagonista l’ormai iconico Abe. Purtroppo tutto questo non ha avuto uno sviluppo lineare, ma al contrario, a causa dei problemi avuti dagli sviluppatori nei confronti di EA Games a seguito dell’uscita nel 2005 dello spin-off Oddworld: Stranger’s Wrath, il progetto fu del tutto abbandonato, seppur con sommo rammarico da parte dei suoi ideatori. Un abbandono che, per fortuna di tutta l’industria videoludica e dei suoi fruitori, è stato solo momentaneo. Un momento lungo ben nove anni però.

Nel 2014, infatti, la saga viene rispolverata grazie al remake del suo primo capitolo, in uscita su Mac, Linux, PC, PlayStation 4 e più recentemente (ottobre 2020) su Switch, chiamato non a caso Oddworld: New ’n’ Tasty!. Questo remake ha rimesso in carreggiata i ragazzi d Oddworld Inhabitants, permettendogli di ricostruire il progetto sulle basi della saga originale, sfruttandola come trampolino di lancio per completare la tanto agognata pentalogia da tempo racchiusa nella sola testa di Lorne Lanning, co-fondatore della suddetta software house. Ed è proprio questo che ha permesso a Oddorld: Soulstorm di venire alla luce il 6 aprile 2021 su PC, PlayStation 4 e 5, che è evidentemente un remake dello spin off Oddworld: Abe’s Exoddus, come altrettanto evidentemente è qualcosa di più. Ma lasciate che vi spieghi con calma quello che intendo.

Abe, il prescelto

Prima di parlare del suddetto titolo nello specifico, andrò a introdurre in modo semplice l’alieno mondo che dà il nome alla saga stessa, permettendo a chiunque non abbia familiarità con essa di poter leggere tale articolo con una consapevolezza maggiore. Tutto si svolge, appunto, sul gigantesco pianeta di Oddworld, più nello specifico nel continente di Mudos; qui la specie nota come Mudokon è soggiogata in modo pietosamente arrendevole ai terribili Glukkon, degli esseri bipedi terribili votati all’industrializzazione e al mero profitto. Nel primissimo capitolo della saga, e di conseguenza nel suo remake quasi 1:1 New ‘n’ Tasty!, facciamo la conoscenza del nostro protagonista Abe, un mudokon blu, cosa insolita per la sua specie, con la bocca cucita impiegato nei Mattatoi Ernia (oramai canonizzati con l’originale Rupture Farms anche in italiano per mantenere fede al cambio di tono). Una sera il nostro fedele mudokon viene a scoprire del terribile piano aziendale che Molluck, il glukkon a capo del mattatoio, vuole mettere in atto per via dell’attuale carenza di carne: uno snack nuovo e saporito… a base di mudokon! Scappando per informare tutti della terribile verità, Abe viene scoperto dal sistema di sorveglianza, facendo partire un’incredibile caccia al mudokon! Il compito del giocatore era dunque aiutarlo a scappare, ed una volta giunto in superficie ed ottenuti i poteri del semidio Shrykull, fare tutta la strada a ritroso per salvare i propri compagni, 99 in Oddysee o ben 299 nel remake. Il vero finale prevedeva una fuga al cardiopalma, col nostro Abe acclamato dalla folla come un eroe in un campo improvvisato a Monsaic. Ed è proprio da quella notte di festeggiamenti che avrà inizio la nostra nuova apertura nei panni dell’alieno bluastro!

Fin dai primi momenti del gioco è chiaro il cambio di tono presentato dalla saga in questa sua nuova interazione: Oddworld: Soulstorm lascia il tetro umorismo a cui la saga ci aveva abituato, passando a toni decisamente più drammatici, possiamo dire quasi drastici. La cutscene introduttiva ci mette di fronte ad un restyle quasi totale di alleati e nemici, rendendo il tutto più fotorealistico, cupo e dal taglio ampiamente cinematografico. Molluck non sembrerebbe aver gradito la totale distruzione del suo macello, iniziando un inseguimento su larga scala sul proprio dirigibile. Infatti, mentre Abe è intento a scoprire dettagli sul proprio futuro e sulla propria predestinazione, l’armata Slig giunge al campo profughicausando il panico più totale tra la folla; in tutto questo marasma il distillato preferito dagli alieni verdognoli, il Soulstorm, viene a contatto con il fuoco causando esplosioni a catena da cui dovremmo subitamente fuggire. Ed è durante la fuga che ci imbattiamo in un mudokon morente, venuto appositamente a cercarci per darci un artefatto che segnerà l’inizio di un viaggio al limite tra la casualità e la predestinazione.

Un viaggio in grado di evolvere e migliorare notevolmente il comparto narrativo che abbiamo avuto modo di conoscere in Oddworld: Abe’s Exoddus, dando un senso più profondo all’opera e al suo possibile futuro. Un viaggio che, a detta dello stesso Lanning, è più vicino all’idea originale che aveva del progetto e che ha potuto attuare solo ora. Un viaggio che mi ha appassionato parecchio grazie alle tematiche affrontate e al modo in cui l’opera lo fa, ma che potrebbe risultare ostico e legnoso per qualche problematica di gameplay che mi accingo a spiegarvi qui di seguito.

Oddworld: Soulstorm

Diverso… ma non così tanto diverso!

Il più grande problema di Oddworld: Soulstorm è infatti il non essere riuscito a modificare eccessivamente il gameplay storico ed ormai un eccessivamente datato, che sebbene risulti ampiamente in linea con i titoli precedenti ne presenta ancora quasi gli stessi problemi.

Le dinamiche sono semplici: dobbiamo progredire nei vari livelli a scorrimento laterale, in questo mix tra platform, stealth e puzzle game che ci viene presentato, salvando nel contempo il maggior numero di compagni possibile per sbloccare il vero finale del gioco. Questo sarà possibile grazie ai poteri soprannaturali di Abe, già visti precedentemente nella saga, alla possibilità di gestire i vari alieni in cui ci imbatteremo ed alle nuove possibilità del crafting, che apre una serie di nuovi e differenti approcci all’ambiente circostante ed ai nemici che lo abitano, e quella di armare i propri compagni affinché possano difendersi da soli per brevi periodi.

Si possono riscontrare evidenti migliorie nell’approccio del titolo, che apre molteplici possibilità nella gestione delle situazioni presentate da livello a livello, alleggerendo quella complessa gestione dei propri mudokon che risultava spesso essere un incubo in Exoddus; migliorie che però nell’effettivo non limano il gameplay, ancora decisamente legnoso e sovraccaricato dal peso dei propri anni.

Oddworld: Soulstorm poteva stravolgere questa formula, approcciandosi in modo differente in questo nuovo palcoscenico videoludico nello stesso modo in cui ha stravolto il proprio approccio alla narrazione ed al proprio comparto tecnico, ma invece ha preferito consolidare quanto era stato fatto precedentemente. Sebbene questa sia una grande dimostrazione d’identità creativa, non so quanto questa scelta possa spingere nuovi giocatore nelle tetre lande di Oddworld.

Oddworld: Soulstorm

Un restyling apprezzabile e vincente

Ad accompagnare questa rivisitazione della saga troviamo il restyling grafico, affinché potesse donare toni ulteriormente cupi alla stessa; non che prima fossero idilliaci e pucciosi, anzi, ma erano indubbiamente più scanzonati di quanto visto in Oddworld: Soulstorm.

La prima cosa che mi ha colpito è stata un maggiore ed apprezzabilissimo impegno nella resa espressiva dei modelli grafici presentati, in particolare in molteplici scene drammatiche con cui il giocatore si troverà immediatamente in sintonia; a coronare il tutto vi è anche il nuovo aspetto dei glukkon, in grado di emanare malvagità anche solo quando inquadrati. Peccato che la resa in game non sia alta tanto quanto le superbe cutscene, cosa che non ho trovato eccessivamente fastidiosa ma che non può non essere tenuta in conto in sede di recensione. A tutto questo si va ad aggiungere un buon comparto sonoro che ho avuto modo di testare con le mie Pulse3D su PlayStation 5, con grande piacere oserei dire. La colonna sonora certo non eccelle, ma dal punto di vista di doppiaggio ed effetti sonori il gioco risulta oltremodo buono.

Oddworld: Soulstorm

Conclusioni

Insomma, Oddworld: Soulstorm mi ha convinto… ma non del tutto. Ripresentare dopo tanti anni le stesse problematiche di legnosità del gameplay non è certamente il miglior modo di rilanciare la propria saga, ma i temi affrontati, il modo con cui sono stati affrontati e la loro resa su schermo mi hanno decisamente colpito. Oddworld: Soulstorm parla di una sola, intensissima giornata all’insegna delle fughe, delle sconvolgenti verità sui mudokon ma soprattutto della libertà. Un popolo intero ed unito che grida a gran voce, più precisamente quella di Abe, quanto vuole essere libero dalle proprie catene. Ma che al contempo non ha il coraggio di liberarsi. Saremo noi, dunque, il loro coraggio, la loro guida… la loro nuova speranza di un futuro migliore!

Un futuro decisamente aperto per la saga, soprattutto tenendo conto del vero finale sbloccabile volutamente aperto. Il viaggio di Abe ci condurrà verso una nuova rivisitazione della saga? Magari proprio del secondo titolo principale della saga originale, Oddworld: Munch’s Oddysee; oppure toccherà nuove ed inesplorate sponde per scrivere una storia ad oggi mai raccontata? Io propenderei più per la seconda opzione, ma fino a che non vi saranno indizi più concreti si tratta solo di mera speculazione. Vi invito dunque a seguirci per ulteriori informazioni in merito, nella speranza che esse non arrivino troppo in là nel tempo!

Versione Testata: PlayStation 5, grazie al codice fornito dal publisher

Oddworld: Soulstorm

49,99 €
7.8

Trama/Ambientazione

8.2/10

Gameplay

6.5/10

Grafica

8.0/10

Sonoro

7.8/10

Longevità

8.5/10

Pro

  • Una rielaborazione notevole del prodotto originale
  • Buona rielaborazione stilistica
  • Longevo, anche grazie al vero finale e i livelli extra da dover sbloccare

Contro

  • Gameplay spesso frustrante, legnoso e a lungo andare stucchevole

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