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Outriders: un looter shooter dinamico – Recensione

Dopo la beta delle scorse settimane finalmente il nuovo looter shooter targato People Can Fly e Square Enix, Outriders, approda sul mercato con gli sviluppatori dietro a titoli come Bulletstorm che puntano a dar vita una nuova esperienza avvincente proponendo una struttura di gioco classica basata su un gameplay decisamente interessante. Sarà riuscito il team a proporre una produzione in grado di distinguersi da opere come The Division? Scopriamolo insieme in questa recensione.

La nuova vita sul pianeta Enoch

A differenza delle storie raccontate in Bullestorm, People Can Fly si è concentrata su un’avventura incentrata sulla sopravvivenza della specie umana con la Terra che ormai è stata ridotta al collasso e i suoi abitanti hanno dovuto trovare delle soluzioni alternative per sopravvivere. Una di queste è il pianeta Enoch un mondo con molte analogie alla Terra ma che ha un unico grande problema, le Anomalie, delle tempeste energetiche decisamente pericolose.
È proprio da qui che nasce la storia del nostro alter ego, un Outrider risvegliatosi dopo trentanni passati in una cella criogenica per sopravvivere, che dovrà compiere un lungo viaggio cercando di aiutare la comunità di persone presenti sul pianeta muovendosi attraverso tutta una serie di ambientazioni variegate tra foreste, deserti e vette innevate.
Messo da parte questo interessante incipit la storia di Outriders fa fatica a decollare con gli avvenimenti principali che non sono proprio esaltanti e spesso sono abbastanza prevedibili così come i vari colpi di scena che servono solo per rimpinzare un comparto narrativo non proprio brillantissimo.
Nelle venticinque ore utili per portare a termine la storia si capisce che questo aspetto del gioco non è di sicuro il focus della produzione con le missioni principali e secondarie che sono utili più a fare da contorno a quello che è il vero pilastro della produzione, ovvero il gameplay.

Un gameplay dinamico

Come detto in precedenza il titolo messo in piedi da People Can Fly è principalmente uno sparatutto in terza persona che prende spunto da diverse produzioni con le principali ispirazioni che sembrano innanzitutto la serie Gears of War, con la possibilità di prender parte a scontri a fuoco ma di ripararsi spesso grazie al sistema di coperture, ma anche a titoli come The Division per via delle numerose abilità utilizzabili sul campo di battaglia.
Ma Outriders non è solo un titolo derivativo ma cerca soprattutto di trovare la sua strada mettendo il giocatore nella posizione di dover affrontare diversi nemici senza stare fermo in un punto ad aspettare quest’ultimi: il titolo infatti fa del sistema di recupero della vita una delle sue peculiarità, visto che non saranno presenti pozioni o oggetti curativi, ma l’unico modo per recuperare gli hp sarà quello di colpire i nemici.
Grazie a questa intuizione il gioco diventa decisamente più movimentato e dinamico con gli utenti che dovranno per forza battagliare i nemici in movimento senza sostare dietro gli stessi ripari per troppo tempo; questo sarà dovuto anche dalle diverse abilità dei nemici che spesso attaccheranno corpo a corpo o ad area, obbligando i giocatori a spostarsi.
In questi scontri dinamici entrano in gioco anche le diverse abilità speciali delle classi (quattro in tutto per ora) che consentono di avere approcci completamente differenti, per esempio prendendo il Tecnomante è possibile tenersi a distanza dai nemici utilizzando perk come la torretta o le granate, scegliendo invece il Distruttore si punta più sull’assorbimento dei danni con una classe più tank utile per attirare i nemici verso di se ed incassare quanti più colpi possibili; con il Piromante invece si può utilizzare delle magie per combattere, mentre a completare il poker troviamo il Mistificatore, una classe più rapida e letale. Ogni classe poi consente di personalizzare i perk e le abilità andando anche a scegliere tre diversi rami di specializzazione per rendere ancora più unico e performante il proprio stile.

Da buon looter shooter poi il gioco consente anche di selezionare una vasta gamma di armi e armamenti ognuno con la propria rarità e perk allegati, con i quali andare a costruire una vera e propria build a seconda delle preferenze. È possibile dilettarsi con le armi ravvicinate come fucili a pompa e mitragliette, oppure optare su armi a distanza come i cecchini, o scegliere una via di mezzo andando ad equipaggiare i classici fucili d’assalto, insomma ce n’è davvero per tutti i gusti con i giocatori che hanno una completa libertà di scelta.

A completare l’ottimo lavoro fatto in sede di gameplay il team ha aggiunto anche una ulteriore meccanica che va ad influenzare la difficoltà del gioco, ovvero il Livello del Mondo, una feature già vista in altre produzioni che permette, con l’avanzare della storia, di aumentare progressivamente la forza dei nemici andando a droppare oggetti sempre più forti. Questa meccanica diventa ancora più interessante nell’endgame con i drop che saranno si sempre più performanti ma la particolarità è che saranno di livello superiore al level cap permettendo al nostro alter ego di essere una vera e propria forza della natura.

Una volta finita la storia infatti sarà possibile accedere ad una serie di missioni chiamate Spedizioni, una quindicina di incarichi, con tanto di boss finale, decisamente impegnativi che portano il livello di sfida ancora più in alto e che sono estremamente consigliate a team affiatati e con personaggi buildati alla perfezione con la possibilità anche di guadagnare una serie di medaglie in base al tempo di completamento.

Cross-gen e si vede

Per quanto riguarda il lato grafico e artistico della produzione targata People Can Fly si nota sin da subito la sua natura cross gen con una qualità generale discreta soprattutto per le ambientazioni che, al netto di qualche problema nel level design in alcune occasioni un po’ semplicistico, riescono a dare un buonissimo colpo d’occhio; meno positive le animazioni che in qualche caso risultano un po’ legnose insieme ad una modellazione poligonale un po’ altalenante. Buono invece il frame rate su PS5 che tiene botta tranquillamente con i suoi 60 fps anche nelle situazioni più concitate con diversi nemici a schermo.
Discreto anche il comparto sonoro con diversi brani utili ad accompagnare il giocatore nelle sue eroiche gesta anche se non riesce a spiccare come avremmo voluto. Da notare la presenza della localizzazione completa in italiano con doppiaggio e testi ben tradotti e senza particolari imperfezioni.

Un ottimo looter shooter

Outriders è un titolo decisamente particolare, un looter shooter che fa della frenesia del gameplay la sua arma migliore consegnando tra le mani dei giocatori un opera molto divertente grazie alle sue meccaniche di cura e da GDR che riescono a dare molta varietà d’azione e di approcci.
Purtroppo però il titolo non raggiunge le stesse vette del gameplay se si guarda il comparto narrativo, il quale passa in secondo piano con una narrazione non proprio esaltante.
Per gli amanti di looter shooter il titolo è senza dubbio da provare, soprattutto per la sua varietà e la possibilità di affrontare il tutto in cooperativa mettendo in piedi una squadra calibrata alla perfezione incastrando le varie abilità.

*Versione Testata: PS5, grazie al codice fornitoci dal publisher

Outriders

7.7

Trama

6.5/10

Gameplay

9.0/10

Grafica

7.0/10

Sonoro

7.0/10

Longevità

9.0/10

Pro

  • Gameplay validissimo
  • Molta varietà di approcci

Contro

  • Comparto narrativo sottotono
  • Missioni a volte ripetitive

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Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.