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Best of 2019 di Mattia “Tia” Fiore

Questo 2019 si è rivelato decisamente più proficuo del previsto a livello videoludico; personalmente parlando, sono partito con numerose perplessità riguardo al fatto che l’anno che ci stiamo ormai lasciando alle spalle potesse anche solo arrivare a competere con il meraviglioso 2018. Ora, dopo aver testato numerose perle, posso fermamente affermare quanto mi sbagliassi all’inizio. Ma partiamo con la mia classifica.

1° posto: Death Stranding

Non ho mai nascosto l’amore che provo verso molte delle opere di Hideo Kojima e ho seguito questo titolo fin dall’inizio del suo sviluppo, quando ancora non si capiva niente e ad ogni nuovo trailer si aggiungevano altrettanto nuove perplessità. Una campagna pubblicitaria degna di nota e che è riuscita pienamente ad ottenere la mia attenzione negli ultimi anni, facendo diventare Death Stranding uno dei giochi che più abbia atteso negli ultimi anni…sebbene non quello che ho atteso di più, ma di quello parleremo più avanti. Sapere di poterlo finalmente giocare a novembre, avendo idee decisamente più chiare e salde a riguardo, è stata una gioia inattesa, dato che non mi aspettavo di poterlo avere tra le mani prima del 2021 circa.

Il gioco in questione mi ha colpito profondamente dal punto di vista narrativo, registico e fotografico, mettendomi di fronte ad una delle trame videoludiche migliori di sempre; devo dire che anche il suo controversissimo gameplay è riuscito a conquistarmi, poiché cresce e si arricchisce man mano che il giocatore entra a far parte del terribile mondo sublimemente narrato da Kojima. L’interazione indiretta con gli altri giocatori(perfettamente integrata con la lore del gioco, peraltro) poi è stata una chicca decisamente inaspettata e che mi ha permesso di ampliare il mio già grande feeling con l’opera essendo volta alla cooperazione e all’aiuto degli altri. Certo, si tratta di un gameplay non adatto a tutti, visto che molti potrebbero giustamente trovarlo noioso e ripetitivo; lo consiglio caldamente invece a tutti coloro che hanno un approccio più rilassato e story-focused(come il mio) al videogioco, in quanto per me Death Stranding è stato un viaggio ricco di pathos e dannatamente appagante in ogni sua sfaccettatura, e a confermarlo si possono trovare le mie 100 ore di gioco tutt’ora in ampliamento per l’ottenimento del platino.

Death Stranding

2° posto: The Outer Worlds

Obsidian generalmente viene da me sempre associata a prodotti dalla qualità sopraffina, e The Outer Worlds non ha fatto altro che confermare questo mio pensiero. La presa che questo titolo sulla falsa riga di un Fallout ha avuto su di me è stata decisamente salda, sia per via di uno stile grafico accattivante ed una solida ed articolata struttura GDR, ma soprattutto per la libertà ruolistica che tale opera riesce a fornire al giocatore.

Ogni azione che il giocatore compie all’interno del titolo viene tranquillamente assecondata dallo stesso, generando conseguenze quasi del tutto reali all’interno di esso. Uccidere gli svariati PNG non andrà ad influire sul percorso stabilito dal gioco, eliminando una delle limitazioni(ovvie e giuste in determinati casi) che più minava la parte ruolistica di qualunque GDR: nessuno è immortale all’interno di The Outer Worlds! Questo permetterà finalmente una piena immedesimazione del personaggio all’interno della storia, seppur non brillantissima, concedendo un’esperienza assolutamente fantastica e del tutto plasmabile a tutti coloro che gli si vorranno avvicinare. Inutile dire che per me, giocatore di D&D ed altri giochi di ruolo cartacei, questa feature è valsa appieno nella valutazione finale del prodotto, concedendogli un non indifferente secondo posto.

The Outer Worlds

3° posto: Kingdom Hearts III

Lo so, lo so…molti di voi avranno delle facce corrucciate, ma la nostalgia ed il gusto personale hanno avuto decisamente la meglio. L’idea originale era in realtà di piazzare in terza posizione un altro validissimo titolo quale Star Wars: Jedi Fallen Order, ma ripensando a quanto ho dovuto aspettarlo(ed ecco il titolo che ho atteso di più di cui vi parlavo pocanzi), al fatto che sia in assoluto la mia saga videoludica preferita, a cosa ho provato nel poterlo giocare ed a quanto mi sono divertito nel farlo, ho deciso di deviare all’ultimo su Kingdom Hearts III.

Ammetto però che, in questa scelta, ha inciso molto un piccolo Mattia, che ha da sempre trovato in questa saga un piccolo rifugio felice in un marasma di disavventure personali. Una saga che è riuscita ad entrare così tanto dentro al mio cuore che privare il suo terzo capitolo principale (…undicesimo considerando l’opera magna) di una posizione all’interno della mia Top 3 sarebbe stato quasi un insulto a tutti questi anni passati assieme.

Testuya Nomura è riuscito a portare finalmente tutti i nodi al pettine e a risolverli, forse in un modo un po’ frettoloso per alcuni, ma sicuramente non per me che ho trovato il tutto spettacolarmente perfetto. Una chiusura perfetta per la saga di Xehanort ed un ottimo snodo per aprire le porte di una nuova avventura che non vedo l’ora di iniziare…tra diversi anni, visti i tempi apocalittici di uscita.

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