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Terminator: Destino Oscuro, il ritorno di Sarah Connor e di T-800 in grande stile – Recensione

Sono passati poco più di trentanni da quando James Cameron diede il via alla storica saga di Terminator che ha visto picchi decisamente alti come i primi due capitoli ma anche scivoloni come le ultime iterazioni come Genisys e proprio in questi giorni è arrivato nelle sale il nuovo film del franchise, Terminator: Destino Oscuro, una pellicola che segna una svolta e anche una decisa risalita del marchio ponendosi come seguito diretto del secondo capitolo e tralasciando i più recenti film.
È così che Terminator: Destino Oscuro tenta di togliere la ruggine dai robotici e temibili nemici, con Tim Miller (Deadpool) alla regia e David S. Goyer, Justin Rhodes e Billy Ray alla sceneggiatura, il tutto prodotto da James Cameron e David Ellison.
Il ritorno alle origini, se così vogliamo chiamarlo, basterà per dare nuova linfa vitale ad un brand che aveva perso qualcosa nelle ultime iterazioni?

Salvare il futuro

Dopo una serie di scene tratte dal passato di Sarah Connor (Linda Hamilton) che fungono da ponte tra il passato di quest’ultima e il mondo di oggi, la vicenda prende il via in New Mexico con l’arrivo sulla Terra di due individui dal futuro: Grace (Mackenzie Davis), un soldato potenziato, e il Terminator Rev-9 (Gabriel Luna), i quali hanno come unico obiettivo l’operaia Daniella Ramos (Natalia Reyes), una ragazza che risulterà fondamentale nel futuro dei due figuri sopracitati. Ovviamente Grace e Rev-9 avranno una visione completamente opposta con la prima che è stata mandata indietro nel tempo per proteggere Dani, mentre il secondo arriva nel 2020 per uccidere quest’ultima affinché la sua razza non abbia nessun tipo di ostacolo col passare degli anni.
Oltre a questi due si aggiungerà anche la mitica Sarah Connor intenta a proteggere la coppia di ragazze con le quali si avvierà in un viaggio che le porterà fino in Texas per chiedere l’aiuto dell’unica risorsa utile per aver la meglio contro il temibile Terminator praticamente indistruttibile, ovvero il mitico T-800 (Arnold Schwarzenegger) che sarà la pedina fondamentale per portare a compimento il tutto. Nelle due ore in cui si dirama la pellicola l’azione prende decisamente il sopravvento ai danni di una trama che, pur riservando qualche piacevole colpo di scena, non risulta particolarmente convincente e originale presentando anche diverse tratti comuni con i primi due film della serie.

Veterani e new entry

Lasciando da parte da parte una trama che non risulta il fulcro della produzione troviamo ottime interpretazioni con i principali personaggi che risultano decisamente azzeccati sotto tutti i punti di vista: dal ritorno dopo 18 anni d’assenza dal franchise di Sarah Connor che, anche se con qualche anno in più, riesce a colpire sin dalla sua entrata in scena decisamente impattante con tutta la sua spavalderia e prepotenza andando a formare il trio femminile che emana girlpower da tutti i pori; insieme a lei infatti troviamo Grace, con Mackenzie Davis che svolge un egregio lavoro dando sostanza e femminilità al suo personaggio che risulta decisamente ben caratterizzato; a finire il trio ci pensa Dani, interpretata da una buona Natalia Reyes che forse risulta la più “debole” delle tre ragazze non riuscendo ad arrivare ai livelli delle altre e non riuscendo a dare la giusta verve che aveva bisogno un personaggio così chiave all’interno del futuro dell’umanità. A completare il tutto ci pensano poi gli altri due robot, ovvero il buonissimo Gabriel Luna che riesce a non trasmettere alcuna emozione immedesimandosi alla perfezione nello spietato Rev-9 e poi il fantastico T-800 che, con il peso degli anni sulle spalle, ha cambiato vita cercando di farsi una famiglia ma che per forza di cose ha dovuto fare i conti col suo passato. Schwarzenegger tiene botta come sempre passando da battute azzeccatissime a sezioni in cui fa valere i suoi possenti muscoli facendo quasi da collante, insieme alla Connor, tra il passato del franchise e quello che dovrebbe essere il futuro.

Girlpower

È proprio quest’ultimo che tiene alto anche uno dei temi più caldi di questi tempi con una presa di posizione anti-trumpiana che si riesce a scorgere sotto diversi punti di vista e in diversi istanti del film anche grazie a delle battute ben mirate come “questo è il Texas” coadiuvato proprio dall’ambientazione, il confine tra Messico e Stati Uniti. Oltre a questo risuona prepotentemente la tematica del femminismo e del girl power con il trio di ragazze che si fanno forza tra loro mostrando i muscoli alle controparti maschili e riuscendo appieno nell’intento di dare ampio spazio al mondo femminile.

Il franchise di Terminator riparte e lo fa nel migliore dei modi grazie alla coppia Cameron Miller che riescono a dare nuovo vigore alla saga che negli ultimi anni aveva sentito il peso degli anni passati. Tra personaggi ottimamente studiati e un azione che risulta decisamente ottima il duo è riuscito a confezionare un ottima pellicola che riesce a regalare ottime sequenze sia grazie ai veterani Linda Hamilton e Arnold Schwarzenegger che alle new entry Mackenzie Davis e Natalia Reyes. Anche se con qualche somiglianza di troppo con i primi due capitoli della serie Terminator: Destino Oscuro potrebbe sancire la vera e propria rinascita di un franchise che sembrava aver perso qualche colpo.

Terminator: Destino Oscuro

7.9

Regia

8.0/10

Fotografia

7.5/10

Montaggio

8.0/10

Interpretazioni

8.5/10

Sceneggiatura

7.5/10

Pro

  • Sarah Connor e T-800 praticamente perfetti
  • Grace è un ottimo personaggio
  • Azione gestita in maniera ottima

Contro

  • Dani non arriva ai livelli degli altri personaggi
  • Qualche similitudine di troppo con i primi capitoli

Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.

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