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NBA 2K20: la simulazione cestistica ai massimi livelli – Recensione

Manca poco al debutto del nuovo campionato di basket più seguito al mondo, l’NBA, e quest’anno per la prima volta dopo qualche tempo non c’è una vera e propria franchigia ai nastri di partenza, visto che il mood della lega è stato quello di dar vita a moltissime squadre capitanate principalmente da 2 All Star, vedi Lakers con LeBron e Davis, oppure l’altra sponda di Los Angeles con Leonard e George. È in questo clima di assoluta incertezza su quale sia la coppia più dominante (Lebron – Davis coff coff) che arriva la solita produzione videoludica targata 2K Games e Visual Concepts, ovvero NBA 2K20, che cerca di settare nuovi standard per i giochi di basket anche dopo la serie di polemiche e commenti negativi ricevuti per il trailer non felicissimo dedicato alle loot box. Vediamo dunque se le migliorie e le novità introdotte in questo nuovo capitolo saranno riuscite a riconfermare la serie 2K.

Uomo squadra

Come ogni anno 2K propone moltissimi contenuti all’interno del titolo cestistico per eccellenza e come sempre avremo la possibilità di intraprendere ed impersonare la vita di un atleta che si affaccia al mondo professionistico per la prima volta. Dopo la collaborazione con Spike Lee che abbiamo visto qualche anno fa anche quest’anno troveremo ad aprire le danze un’interessante sequenza messa a punto dalla casa di produzione SpingHill Enterainment, azienda fondata da niente di meno che LeBron James e Maverick Carter. Ci ritroveremo dunque ad affrontare una partita decisiva per il titolo della Pacific Conference con i Bay City, anche se, purtroppo, le cose non andranno benissimo con un nostro compagno costretto ad uscire malconcio dopo un brutto infortunio. Da qui si diramerà tutta la storia di Che (questo è il soprannome del protagonista), con il nostro alter ego che dovrà prendere decisioni difficili che lo faranno addirittura cambiare squadra e avere accesi diverbi con persone vicine, per poi avvicinarsi sempre più al sogno di ogni ragazzo amante del basket, ovvero giocare in NBA.
Grazie a qualche trovata interessante e alla presenza di attori di rilievo come Rosario Dawson e Idris Elba la carriera giocatore riesce a convincere nel corso delle sua durata anche se il racconto generale fila via liscio senza la possibilità di scegliere davvero le sorti del nostro cestista.

Oltre alla sopracitata La Mia Carriera troviamo, come sempre, moltissime altre modalità che vanno a definire tutto il mondo di NBA 2K20: si parte dalle classiche modalità esibizione che permettono di giocare singoli incontri scegliendo due squadre tra le diverse franchigie NBA o, per la prima volta, anche della lega WNBA. Questa è una vera e propria novità della serie visto che è la prima volta che troviamo il campionato femminile all’interno della simulazione targata 2K con la possibilità di scegliere tutte e 12 le squadre del torneo. Come sempre sarà possibile selezionare la propria squadra del cuore e partire per una nuova stagione di NBA gestendo tutti gli aspetti di una franchigia, dai giocatori allo staff passando per lo stadio e altri aspetti, con l’aggiunta di qualche novità come l’albero delle abilità per il nostro alter ego.
Immancabile ormai la modalità Il mio Team, ovvero la controparte cestistica di Ultimate Team di FIFA, che permette di dar vita alla propria squadra dei sogni mettendo insieme i vari atleti sotto forma di carte per poi vederli giocare in campo. Proprio questa modalità è stata al centro di grossi dibattiti e critiche anche visto il trailer di presentazione che, a detta di molti, mostrava il gioco come se fosse una slot machine con tanto di roulette e luci. Ovviamente in queste tipologie di modalità è probabile trovare dei super team costruiti a suon di soldi e spacchettamenti, con la progressione che non è così veloce come troviamo per esempio ne Il mio Giocatore, dove si possono comprare crediti utili per aumentare il valore del personaggio ma in ogni caso facilmente guadagnabili con allenamenti e partite.

Gameplay conservativo

Parlando del gameplay il team di Visual Concept ha optato per un approccio conservativo senza rivoluzionare nessun aspetto all’interno del parquet ma andando ad apportare qualche miglioria qua e la come per esempio nella fisica degli atleti che risulta migliore dell’anno precedente grazie ad una fluidità e a delle animazioni decisamente ben fatte che riescono a dar vita a dei contatti sempre più realistici. Sebbene l’approccio rimanga pressoché invariato rispetto allo scorso anno l’aggiunta dell’WNBA porta sicuramente un po’ di aria fresca all’interno della produzione andando a consegnare agli utenti delle sensazioni diverse vista la differente corporatura rispetto agli uomini che porta inevitabilmente a girare più palla e a raggiungere il
canestro dando vita ad azioni più manovrate.

Qualità grafica elevata

Come sempre ci pensa il comparto grafico a stupire i giocatori, con una qualità elevatissima sotto ogni punto di vista, ogni dettaglio, ogni espressione risulta pressoché perfetta andando a costituire uno dei migliori giochi sportivi degli ultimi anni per quanto riguarda il comparto visivo. Gli atleti più rappresentativi sono praticamente delle fotocopie delle loro controparti reali con icone come LeBron James e Kevin Durant che risultano identici sotto ogni aspetto. Oltre a quanto succede sul parquet molto curato è tutto il contorno con i soliti collegamenti con Shaq per i prepartita e qualche nuova interazione nell’intervallo dei match con il coach e i compagni.
Immancabili gli ottimi brani che accompagnano come sempre i giocatori all’interno dei menù e nei caricamenti coadiuvati dalla classica telecronaca che riesce a trasmettere sempre buone sensazioni mentre si gioca sul parquet.

Canestro!

Visual Concepts e 2K Games confezionano un titolo che si assesta, come sempre, ai massimi livelli mantenendo invariato il cuore del gioco ma andando ad implementare diverse novità come la presenza del basket NWBA che porta maggior varietà all’interno del classico gameplay. Oltre a questo troviamo una miglior gestione del personaggio in Il mio Giocatore che permette di dar vita ad un alter ego sempre più definito con l’ottimo comparto registico che troviamo nella modalità grazie alla casa SpringHill Entertainment.
Purtroppo rimane il problema delle microtransazioni, fin troppo invasive che, in alcuni casi, non permettono di godersi al meglio la modalità My Team soprattutto per chi utilizza denaro e ha poco tempo per giocarci.

*Versione Testata: PS4, grazie al codice fornitoci dal publisher

NBA 2K20

8.9

Gameplay

9.0/10

Grafica

9.0/10

Sonoro

8.5/10

Longevità

9.0/10

Pro

  • Modalità Il Mio Giocatore ottima
  • Gameplay mantiene un alto livello
  • Riproduzione degli atleti e delle atmosfere egregia

Contro

  • Microtransazioni determinanti in My Team

Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.

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