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The Elder Scrolls Online: Scalebreaker – Caccia ai Draghi – Recensione

È un periodo strano su The Elder Scrolls Online.

Avete presente quando giocando a Skyrim e passeggiando sereni per le strade di Tamriel, vedevate qualcosa in cielo o un’ombra per terra e già sapevate di dover controllare che non fosse un drago venuto a reclamare la vostra pellaccia squamosa di argoniano duro e puro?

Ecco, ora su ESO è esattamente lo stesso.

La stagione del drago annunciata da Bethesda e Zenimax, iniziata ufficialmente con il lancio di Elsweyr, continua a rimanere nel vivo con la nuova espansione che dà ancora una volta lustro all’ MMORPG ambientato nell’universo narrativo di Elder Scrolls.

Reso infatti disponibile su tutte le piattaforme, Scalebreaker porta i giocatori del titolo ancora una volta a fare i conti con i draghi liberatisi dalla Hall of Colossus nell’arco narrativo appena precedente all’espansione annuale, ma questa volta per avere ragione dei nostri antichi e terribili nemici, dovremo darci particolarmente da fare.

Pido l’argoniano, noto alle masse come “l’Healer che Latita” (?), “La Cura Fantasma” (??), e “la Squama che Impalma” (???) è pronto ad affrontare le nuove sfide proposte dagli sviluppatori. Quanti di voi saranno con lui nell’impresa?

Scalebreaker è un’espansione semplice e valida, e per quanto la tavola dei contenuti che porta possa sembrare limitata, la qualità che la caratterizza e ottima.

Ad essere introdotti nel già vastissimo gioco sono infatti semplicemente due nuovi dungeon per gruppi di 4 persone che porteranno i giocatori a fronteggiare altri due draghi fuggiti dalla loro eterna prigione con gli avvenimenti del prologo di Elsweyr: si tratta di Lair of Maarselok e Moongrave Fane.

Un cacciatore è sempre tale

All’interno di Lair of Maarselok, il nostro vestige si vedrà alle prese con una vera e propria caccia al drago Maarselok (chi l’avrebbe mai detto), che con la sua influenza sta sfruttando la Azureblight per corrompere la terra e le creature di questa zona a confine tra Elsweyr e Grathwood i vari step del dungeon sono caratterizzati da un continuo scambio di colpi tra il drago, il nostro eroe e alcune vecchie conoscenze della versione vanilla di ESO, che culmineranno con una battaglia finale sul pinnacolo di un monte dove Maarselok, braccato dalla nostra forza d’incursione, dovrà infine scontrarsi con tutto se stesso.

La struttura della segreta, che poi non si può proprio dire segreta visti gli spazi ariosi e illuminati dal sole che la caratterizzano, si può definire di una difficoltà media per i veterani, che vedranno qui per la prima volta nuove meccaniche di squadra (non così elaborate) necessarie per sconfiggere i boss e un numero di mob abbastanza basso che intervallano gli scontri con i maggiori .

La lunga durata del dungeon presenta in maniera inedita questa formula di vera e propria caccia ad un solo nemico con ripetuti scontri sempre contro questo, ed è una novità fresca e interessante, che ii giocatori apprezzeranno sicuramente per l’atmosfera nuova che porta.

Il sangue di drago, diverso da come ricordavo

Avendolo provato prima, credevo che Lair of Maarselok fosse il più arduo tra i due nuovi dungeon, ma mi sono ricreduto poco dopo essere entrato in Moongrave Fane.

All’interno delle sue caverne infestate da vampiri, un drago della Hall of Colossus è rovinato senza la forza di uscire, e ora il capo della setta dei suddetti vampiri intende berne il sangue per acquisire infiniti poteri, e fermare in questo modo l’invasione di Euraxia Tharn che ancora affligge la regione di Elsweyr.

Mosso da un senso di giustizia profondo e viscerale, Grundwulf cadrà prima vittima della sua sete di sangue, e poi del potere latente del drago, con il quale si scaglierà contro di noi a piena forza.

Moongrave Fane è certamente la segreta più difficile tra le due introdotte, e forse una tra le più ardue dell’intero gioco. Introducendo meccaniche di gioco che richiedono una profonda conoscenza del titolo e un affiatamento del team notevole, il dungeon mette di fronte ai giocatori boss davvero ardui, guidandoli verso una battaglia finale che richiederà la maestria di tutte le nuove feature per essere superata.

Si preannuncia un bagno di sangue in Moongrave Fane, e che sia di drago, di vampiro o il nostro, sarà impossibile uscirne del tutto puliti.

I nuovi set introdotti con Scalebreaker sono ben 8, tra cui figurano anche i monster set dei rispettivi dungeon. Tutte ottenibili all’interno di queste segrete, le nuove armature hanno abilità varie e interessanti per tutti i ruoli, ma ad un primo sguardo sembrerebbero più praticabili le implementazioni di queste in set pvp (specie per la gestione delle risorse) rispetto a quelli pve, anche visto il meta profondamente radicato per questi ultimi, che ad oggi privilegia ancora il loot ottenuto nelle varie trial del gioco piuttosto che qui.

In conclusione, Scalebreaker è un’espansione promossa a pieni voti.

Nonostante infatti il contenuto presenti solamente due nuovi dungeon, questi sono realizzati con una qualità encomiabile, e sono in grado di dare ai giocatori una nova intrigante sfida, e all’ormai buon vecchio Elder Scrolls Online, tutta la longevità di cui ha bisogno per arrivare al prossimo DLC, già annunciato all’E3 2019.

Quando Sai Sahan farà il suo ritorno nel prossimo Dragonhold, sarà bene fargli trovare un po’ di lavoro già fatto: è ora di tirar su armi e armature andare a castigare qualche drago.

*Versione testata: PS4, grazie al codice fornito dal publisher

The Elder Scrolls Online: Scalebreaker

8.1

Trama/Ambientazione

8.0/10

Gameplay

9.0/10

Grafica

7.5/10

Sonoro

7.8/10

Lontgevità

8.0/10

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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