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Ancestors: Humankind Odyssey – All’Alba dell’Uomo – Recensione

La prima cosa da dire su Ancestors: The Humankind Odyssey è che è un gioco strano.

Sin dal suo primo annuncio io progetto si è mostrato fumoso relativamente alle meccaniche che l’avrebbero caratterizzato e a oggi, dopo circa una settimana dal suo lancio, il fatto stesso di poterlo definire gioco è già una conquista

Si perchè Ancestors è davvero, davvero strano.

Lungi da me dirmi una persona intelligente dalla quale ci si aspetta una capacità analitica particolare, ma visto che alla fine videogioco da un po’ di anni penso di poter dire di aver visto diverse cose. Mai nessuna però come Ancestors.

Nella recensione qui di seguito cercherò di spiegare, in primis a me stesso, cosa ho visto all’interno del titolo di Patrice Desilets, il papà di Assassin’s Creed, che mi ha imbarcato, volente o nolente, in un viaggio che definire incredibile nel senso semantico del termine non è affatto un minimizzare.

Il gameplay proposto dal titolo ideato dal creatore della saga di Assassin’s Creed è un grosso miscuglio di concept presi da generi vari, e che ben di rado si vedono insieme come qui.

Buttati di peso sin dalle prime fasi di gioco in una foresta primordiale con una scimmia come avatar, la strada sembra tutta in salita: non viene spiegato chiaramente al giocatore quale sia il senso o la finalità della sua permanenza in quel luogo, e si viene guidati solo nell’illustrazione delle meccaniche base del gioco: dovremo, guidando il nostro primate, esplorare quello che di fatto è già delineato come il territorio del nostro “clan” in modo da avere esperienza del significato più profondo della parola “scoperta”. All’inizio del nostro viaggio infatti, non conosciamo nulla: ogni sasso è definito dall’interfaccia di gioco come un punto di interesse da analizzare, e ogni pianta è un mistero nel suo essere commestibile o meno.

Andando poi a rivelare la natura di questi oggetti sulla mappa dovremo fare i conti con i pericoli della giungla a partire dai bisogni primari di fame sete e sonno del nostro avatar e a continuare con la presenza di pericolosi predatori dai quali dovremo al contempo guardarci e apprendere qualcosa. Una volta tornati al nostra base dalle spedizioni esplorative, avremo la possibilità di mettere a frutto tutte le nostre scoperte e le nostre azioni in un sistema di progressione a dir poco unico, che non privilegerà tanto il nostro personaggio attuale, quanto tutta la sua genia. Sviluppando infatti attraverso l’uso di determinate meccaniche o la ripetizione di diverse azioni quelli che sono dei veri e propri collegamenti neurali, le nostre scimmie assimileranno praticamente dei potenziamenti alle loro abilità in modo tale da avere facilitata l’esplorazione del mondo preistorico.

Il gameplay del titolo, che si presenta a questo punto davvero come un videogioco proprio, è quello di un survival venato da forti tinte GDR, sul quale aleggia un’atmosfera tipica del genere gestionale in tempo reale. Il giocatore dovrà meccanicamente e con perizia destreggiarsi tra tutte queste feature per avere ragione di un comparto che non sembra assolutamente essere volto a dare un’esperienza rilassante di gioco, quanto più una pianificazione e conseguente azione relativa al percorso evolutivo della specie, in maniera tale da renderla più veloce ed efficiente possibile Una responsabilità non da poco.

Dal punto di vista del comparto grafico, Ancestors: The Humankind Odyssey, propone un apparato da grande produzione, con la messa in campo di ambientazioni ricche di dettagli e definite supportate da un comparto tecnico adeguato alla portata del viaggio attraverso le ere che si intraprende avviando una partita.

L’espletazione delle meccaniche di gioco, forse un po’ ripetitive alla lunga, è edulcorata da un colpo d’occhio maestoso, oltre che da una colonna sonora originale e di prima qualità.

L’abbiamo già detto e lo ripetiamo per tirare le fila: Ancestors: the Humankind Odyssey è un gioco davvero strano.

Forte di un comparto tecnico e grafico da grande produzione, il titolo sviluppato da Panache Digital Games presta solo il fianco ad un apparato di gameplay alla lunga meccanico e noioso, e si presenta come un’opera più concettuale che volta a divertire. Pur essendo più “ludo” di altri colleghi infatti, è evidente come il senso ultimo del gioco e punto focale del concept ruoti intorno a tutta una serie di idee astrattamente magnifiche, ma che una volta rese pad alla mano non si mostrano immediatamente rilucenti nella genialità che le caratterizza.

La scoperta nella sua forma più pura, il power up nel suo senso più atavico e la necessità di sopravvivere più viscerale si devono comunque piegare alla tirannia dello schermo, e non sempre riescono ad emergere, ottuse dalla logica comune del semplice giocare.

È un titolo ambizioso e altero, questo Ancestors, ma per essere gustato nella maniera più corretta dai giocatori, questi dovranno davvero identificarsi al 100% con i loro antenati primati e dimenticare tutto ciò che sanno e che sono per scoprirlo una seconda volta: fare questo con 10000 anni di esperienza umana sulle spalle però non è facile.

*Versione testata: PC, grazie al codice Epic Store fornito dal publisher

Ancestors: The Humankind Odyssey

6.9

Trama/Ambientazione

6.0/10

Gameplay

7.0/10

Grafica

7.5/10

Sonoro

7.5/10

Longevità

6.5/10

Pro

  • Il concept dietro al gioco
  • Resa grafica

Contro

  • Trasposizione da concept a gameplay effettivo

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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