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Yakuza Kiwami: l’ennesimo grande ritorno del Dragone di Dojima – Recensione

Yakuza Kiwami

È in arrivo il 19 febbraio 2019, ben due anni dopo la corrispettiva uscita per console,l’attesissima versione PC del remake di Yakuza targato SEGA, ovvero Yakuza Kiwami.

Non è mai facile parlare della saga Yakuza, per tanti e disparati motivi. Primo fra tutti è la distribuzione stessa dei giochi al di fuori del territorio nipponico, sempre posticipata e mai localizzata nei vari paesi se non in lingua inglese e rare eccezioni; emblematico, ad esempio, è il sopraccitato primo capitolo di cui il gioco che andremo a trattare è il remake: uscito in Giappone nel lontanissimo 2005 per Play Station 2 con il nome di Ryu Ga Gotoku(ovvero “Come un Drago”), viene distribuito globalmente solo un anno dopo con il nome di Yakuza.

Altro motivo per cui non è facile discorrere di tale saga è proprio la sua grandezza e complessità, in quanto ci si trova di fronte a ben sette capitoli principali(contando quindi anche Yakuza 0 del 2015) e diversi spin off disponibili solo nella loro madrepatria. Insomma un marasma di contenuti con cui io mi scontrai violentemente diversi anni fa, cercando di inserirmi a gamba tesa in questo tumultuoso vortice con Yakuza 5. Inutile dire che quel tentativo non porto a nulla se non ad un miserabile fallimento condito da incomprensioni e difficoltà linguistiche notevoli.

Yakuza Kiwami è quindi stato per me una manna dal cielo, un modo per ripartire col piede giusto(ed anche con un ordine sensato) con una saga che mi ha sempre affascinato ma era sempre rimasta una chimera irraggiungibile. La possibilità di avere il primo capitolo a disposizione non è una cosa da sottovalutare, in quanto in Italia l’unico modo per poterlo giocare era possedere una copia fisica per Play Station 2, non essendo mai stata pubblicata una versione Play Station 3, nemmeno sugli store digitali, al di fuori del paese del sol levante.

Yakuza Kiwami

Il remake finalmente giunse a noi nel 2017, con il classico anno di ritardo tra pubblicazione giapponese e globale che ormai sembra essere una caratteristica costituente della saga stessa, per la sola Play Station 4 e senza alcuna intenzione di voler approdare sulle console Microsoft, come del resto tutti gli altri titoli. SEGA si è dimostrata abbastanza ferrea in merito a non voler pubblicare nessun titolo di Yakuza su Xbox, anche in patria dove la pubblicazione talvolta è avvenuta anche su console Nintendo.

La pubblicazione di Yakuza Kiwami su PC è quindi un evento molto importante per tutto il panorama videoludico, in quanto in grado di far approcciare e conquistare a livello globale un’intera fetta di pubblico che per anni era rimasta esclusa dai giochi…letteralmente in effetti!

In questi tempi i remake stanno riuscendo ad ottenere molto successo, vedasi il ritorno in auge di brand del calibro di Crash Bandicoot e Spyro considerati per troppo tempo morti, ed il successo se lo merita anche questa perla grezza che è l’action game in questione; rimane però da notare che l’essere nato in un’epoca videoludica decisamente differente dalla nostra porta con sé qualche fardello che, ahimè, non è stato migliorato, o meglio riadattato e modernizzato, a dovere. Ma andiamo ad analizzare tutto nel dettaglio.

Il Dragone caduto

Kazuma Kiryu è un noto ed abile componente della famiglia di Sohoei Dojima, una delle tante che insieme formano l’intricatissima struttura del clan mafioso Tojo. La sua vita avanza tra riscossioni e bevute assieme alla propria amata Yumi Sawamura ed ai suoi grandi amici Reina, padrona del bar di fiducia chiamato Serena, ed Akira Nishikiyama, anch’egli uno yakuza della stessa famiglia.

La morbosa ed ambigua routine di Kiryu nel quartiere a luci rosse di Kamurocho sembra evolvere per il meglio, in quanto il proprio patriarca Shintaro Kazama ha deciso di volerlo rendere indipendente facendoli gestire una propria famiglia: un sogno per tutti gli yakuza, ma che per il nostro personaggio ha ben poche attrattive. Ma le cose iniziano a precipitare improvvisamente in quella fatidica notte del 1° ottobre 1995, che si tramuterà ben presto in un vortice di ingiustizia e malvagità.

Il boss della famiglia Dojima ha infatti messo gli occhi su Yumi ed intende averla per sé, volenti o nolenti che siano lei o le persone che la circondando; ad intervenire vi è pero Nishikiyama, che avventatamente uccide il boss. Kiryu, uomo dai profondi valori nonostante la sua vita estremamente criminosa, decide di sacrificarsi per lo stesso Nishiki, prendendosi la colpa di tutto e finendo ingiustamente in carcere per la bellezza di dieci anni.

Gli unici contatti che il nostro Dragone di Dojima avrà con l’esterno saranno due lettere, rispettivamente all’inizio ed alla fine della sua lunga detenzione: la prima d’espulsione dal clan da parte del terzo presidente Masaru Sera e la seconda da parte dello stesso Kazama che lo invita, uno volta uscito di prigione, a recarsi da lui per discutere il futuro assieme.

Una volta fuori Kiryu si ritrova in un mondo del tutto diverso, e per certi versi anche peggiore, in quanto Nishiki, promosso e divenuto indipendente, è un uomo totalmente diverso da quello che aveva conosciuto. Vile, spietato e assetato di sangue, il suo più grande amico di un’epoca che sembra ormai lontanissima sembrerebbe architettare qualcosa di tremendo, soprattutto se al quadro complessivo si aggiungono l’omicidio del presidente Sera, il furto di ben 10 miliardi di yen dalle casse del clan e la totale sparizione di Yumi. Riuscirà Kiryu a fermare questo vortice che pian piano lo sta portando sempre più sul fondo? Troverà mai giustizia? Starà a noi, giocatori di ogni dove, aiutarlo!

Yakuza Kiwami

Si, tutto bellissimo. Ma quando si gioca?”

Il dilemma di Yakuza Kiwami sta proprio nel gameplay, in quanto il titolo si concentra molto sulla sua narrazione e l’approfondimento di ciascun personaggio, concedendo però poco tempo al gioco effettivo, che peraltro è ripetitivo e un po’ legnoso(memore del titolo originale). Si tratta a tutti gli effetti di un titolo action con enormi rimandi ai classici picchiaduro a scorrimento tipici delle sale giochi diverse ere geologiche fa; Kiryu potrà esplorare totalmente il quartiere nel quale potrà incontrare nemici casuali, mangiare in diversi ristoranti per recuperare salute, comprare oggett ed armi, svagarsi con le varie attività d’intrattenimento(da gamer a gamer, consiglio vivamente la sala giochi) ed affrontare le missioni principali. Ciascuna di queste attività doneranno punti esperienza che permetteranno al nostro yakuza di migliorare il proprio combattimento spendendoli in abilità divise in diversi ambiti, quali lo Spirito, utile per permetterci interazioni uniche con i nemici e l’ambiente, la Tecnica, che ci permetterà di sbloccare nuove e strabilianti mosse, ed il Corpo, ovvero la salute. Un altro ambito delle nostre abilità sarà il Dragone, in cui potremmo avanzare solo affrontando in combattimento il nostro bizzarro ed irriverente rivale Goro Majima, che apparirà in maniera del tutto casuale e/o ci proporrà sfide particolari alle quali sottostare.

Il nostro Kiryu potrà approcciarsi secondo ben quattro stili differenti ad ogni singolo nemico che gli si parerà davanti: lo stile Lottatore è quello base e più bilanciato che il gioco possa offrire, non favorendo nessuna caratteristica in particolare; lo stile Bestia sacrifica la velocità in favore della forza e della difesa per approcci più irruenti; lo stile Combo Veloce è l’esatto opposto del precedente, utile nel caso si stessero fronteggiando più nemici; infine abbiamo lo stile caratteristico di Kiryu, quello del Dragone, che, sebbene sia difficile da sviluppare, regalerà non poche soddisfazioni ad ogni giocatore.

La logica conclusione è che il combattimento sia quasi l’unico elemento di rilevanza all’interno del gameplay di Yakuza Kiwami escludendo le carine, ma pur sempre di contorno, attività secondarie, rendendo il gameplay, già sfavorito dal fatto che il titolo orbiti quasi totalmente attorno alla narrazione, ripetitivo. Sebbene io abbia adorato il titolo in questione, devo ammettere che in un’epoca come la nostra rischia di essere considerato troppo statico e noioso, e a questo devo aggiungere che le fastidiose interazioni tra i personaggi durante il combattimento sarebbe potute essere migliorate e modernizzate. Mi spiego meglio: nel 2019 gradirei non vedere compenetrazioni di modelli che stanno combattendo tra loro, cosa su cui nel capitolo originale non avrei ribattuto trattandosi di un gioco di quattordici anni fa, ma che adesso stona e non poco. Ogni remake ha avuto modo di migliorare e svecchiare le proprie dinamiche, e faccio riferimento a Resident Evil 2 nel quale si è optata la vincente introduzione di una telecamera dinamica abbandonando quella statica del 1998, ma Yakuza Kiwami si è concentrato di più sull’estetica piuttosto che sulla propria struttura generatrice. Un vero peccato su cui però si può passare oltre per ammirare nel complesso un’opera di particolare interesse.

Yakuza Kiwami

Di notevole impatto

Il comparto tecnico di Yakuza Kiwami riesce a colpire fin dal primo approccio con esso, ritrovandosi immersi tra i modelli grafici di ciascun personaggio curato ed il vivo realismo di un quartiere estremamente caratteristico quanto Kamurocho. Andando più avanti però ci si rende conto che i dettagli, soprattutto alcune texture, rimangono abbozzati ed i modelli dei nemici vengono a risultare ripetitivi, e sebbene ciò non infici molto sulla resa grafica finale mi ha costretto comunque a dover abbassare, seppur di poco, la sua valutazione.

Il comparto sonoro rimane purtroppo abbastanza anonimo, senza tracce che siano riuscite a colpirmi nel profondo. L’aspetto positivo è che si addicono molto bene ai ritmi del gioco, talvolta lenti e riflessivi, talvolta frenetici e inarrestabili. Ad essi si accompagna un doppiaggio giapponese superbo e degnamente caratterizzato per ogni personaggio in gioco, una chicca per tutti i patiti in ambito come il sottoscritto.

Conclusioni

Yakuza Kiwami immerge il giocatore nell’intricato sistema mafioso giapponese, divenuto ormai parte integrante e degradante della sua stessa società: una storia di onore, sangue e redendzione. Insomma, un must have per tutti i giocatori che, come me, si erano persi questo piccolo capolavoro ed un ottimo modo per iniziare a conoscere una saga ormai divenuta storica nel panorama videoludico, soprattutto tenendo conto del suo costo molto contenuto sullo store digitale Steam. Tutto ciò che ho visto, provato e affrontato assieme a Kiryu mi ha dato una spinta per addentrarmi ancora più a fondo del suo controverso quanto conturbante mondo, spinta che diverrà ben presto l’acquisto di tutti i suoi successori(…o predecessori trattandosi di un remake).

Vi è da notare che per godersi appieno tutta quest’opera sarà necessaria una non banale conoscenza dell’inglese, in quanto il titolo è disponibile solamente in lingua originale sottotitolata; questo per via dei numerosi tecnicismi e della velocità frenetica di alcuni dialoghi. Dopotutto un titolo che fa della propria narrazione il suo punto di forza deve poter essere capito per essere apprezzato, altrimenti rischierà di risultarvi fin troppo indigesto.

Yakuza Kiwami

0.00
7.5

Trama/Ambientazione

8.5/10

Gameplay

6.0/10

Grafica

8.5/10

Sonoro

6.5/10

Longevità

8.0/10

Pro

  • Trama interessante e coinvolgente
  • Un remake necessario
  • La versione PC rende il gioco meno di nicchia

Contro

  • Gameplay limitato e ripetitivo
  • Difficoltà linguistiche

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