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Quale futuro per Destiny dopo la separazione tra Bungie e Activision?

La luce si affievolisce sul rapporto tra Activision e Bungie.

È di ieri infatti la notizia secondo la quale la storica azienda produttrice di videogiochi e la software house di Chicago avrebbero cessato la loro collaborazione professionale, creando un ventaglio di ipotesi per il futuro di entrambe che sarà di sicuro da analizzare in primis, e tenere poi sotto controllo fino almeno ad una stabilizzazione dello status quo, ad oggi ancora potenzialmente capace di risolversi in tutto o niente.

Centrale in tutta questa vicenda sono di sicuro le sorti del celebre franchise di Destiny.

Sviluppato infatti da Bungie e pubblicato da Activision, il celeberrimo Shooter MMORPG che racconta della saga dei Guardiani della Luce era al vertice della collaborazione tra le due case, ed è quindi il principale interessato (insieme ovviamente alla nutrita community) di tutti gli avvenimenti che seguiranno a questo strappo.

Il contratto sottoscritto tempo fa dalle due società prevedeva infatti la comunione di intenti nella produzione del titolo, e nonostante avesse una durata di 10 anni, le parti hanno deciso consensualmente nella giornata di ieri di arrivare ad una risoluzione prematura e di lasciare, notizia bomba, tutti i diritti dello sparatutto nelle mani proprio di Bungie, creatrice del franchise.

Si tratta questo di uno svolgimento difficilmente prevedibile quanto gradito per il destino del brand, che potrà proseguire sulla strada disegnata già originariamente dalla sua software house madre, ma la situazione porge ancora il fianco a numerosi interrogativi e dubbi.

Cosa ha portato a questa decisione? Quali retroscena cela questa svolta?

Le voci circa un rapporto lacerato tra i due enti proseguivano in realtà da un bel po’, e solo poche settimane fa le due case non avevano certo dato idea di trovarsi unite, quando Activision si era detta insoddisfatta delle vendite di Forsaken, la corposa espansione per il secondo anno di vita di Destiny 2 (a mio parere la migliore espansione della storia di Destiny, capace di fatto praticamente di salvare il gioco dall’abbandono. Qui la mia personale recensione). Di per contro la software house aveva smentito in più di un’intervista l’opinione del publisher, dicendosi invece soddisfatta del lavoro fatto con I Rinnegati e con le risposte ricevute dai giocatori, disegnando di fatto un panorama nel quale era chiaro come le due visioni dello stesso punto fossero diametralmente opposte.

Che la motivazione sia legata a questa differenza di obiettivi o anche ad un’insofferenza da parte degli sviluppatori a sottostare ad un piano di calendarizzazione di nuovi contenuti annuale e fin troppo rigido imposto da Activision, ciò che è certo è che questa è stata una settimana a dir poco interessante per lo Staff di Bungie, e forse addirittura storica.

Se nella notte tra mercoledì e giovedì si era assistito al fallimento totale dell’evento comunitario legato al lancio della Forgia di Bergusia, ultimo contenuto aggiuntivo legato al primo DLC dell’anno 2, che aveva portato a sbloccare per tutti la nuova piccola espansione anche a fronte della non risoluzione da parte dei giocatori del complicato puzzle che ne avrebbe assicurato l’accesso una volta completato (che anche questo buco nell’acqua abbia in qualche modo consumato ulteriormente il rapporto tra developer e publisher?), stando alle indiscrezioni della celebre testata Kotaku, alla notizia del distaccamento da Activision, gli sviluppatori avrebbero addirittura esultato rumorosamente, soddisfatti tanto per la nuova acquisita libertà, quanto per la vittoria insita nell’aver mantenuto i diritti di un gioco creato da loro che è a questo punto, davvero un loro figlio.

Ma quali sono ora i possibili futuri che si prospettano dopo questo svolgimento per Bungie e Destiny?

Non serve la capacità di calcolo di una mente Vex per stabilire che le possibilità sono fondamentalmente due: o gli sviluppatori continueranno a pubblicare Destiny come studio indipendente, cosa in realtà non impossibile visti gli investimenti che già in passato Bungie aveva ricevuto da terze parti, oppure troveranno un nuovo publisher in grado di dare sicurezza alle ambizioni del franchise, che rimangono oggi invariate anche dopo il divorzio da Activision.

Dato che non stiamo parlando esattamente di me e mio cuggino che ci mettiamo a sviluppare il giochino in garage con RPG Maker, trovare una società che si occupi della pubblicazione di Destiny non sarà certamente complicato, e ogni decisione in merito, oggi più che mai starà proprio a Bungie, che soppeserà le sue possibilità ed esaminerà la lista di pretendenti, che sembra starsi già affollando.

A far parlare in questa direzione è uno dei messaggi apparsi su Twitter in risposta al comunicato ufficiale di Bungie sulla rescissione del contratto con Activision: autore del post è niente meno che il signor Phil Spencer, capo della divisone Xbox di Microsoft, il quale manda un augurio agli sviluppatori, impaziente di vedere il “brillante futuro di uno dei suoi studi indipendenti preferiti e di uno dei suoi preferiti brand”.

Come immaginabile, la sola presenza a commentare di Spencer ha giustamente già da qualche ora creato un uragano di ipotesi secondo le quali Bungie potrebbe tornare alle dipendenze di Microsoft.

In questo senso però ci sono un paio di appunti da fare: Certo, la linea di lavoro di Microsoft negli ultimi tempi ha visto il colosso di Redmond acquisire un gran numero di importanti studi indipendenti (basti pensare a Ninja Theory, InXile e Obsidian) per potenziare la lineup dei Microsoft Studios (e, parere personale, bruciare saggiamente la terra intorno al principale competitor, Sony), ma tutti coloro che danno praticamente per garantito il ritorno di Bungie tra le braccia di Xbox tendono a non valutare che i rapporti tra gli sviluppatori di Destiny e Microsoft non erano eccellenti e anche in quel caso portarono nel 2007 ad un divorzio tra i due quasi obbligato, e per il quale Bungie non si disse mai in qualche modo pentita.

Altro dettaglio fino ad ora poco chiaro nella vicenda che potrebbe essere un ostacolo alla collaborazione tra Microsoft e la software house di Chicago sono non tanto i contratti sui diritti di Destiny di quest’ultima con Activision, ormai ufficialmente cessati, quanto quelli riguardanti al marketing con Sony: è infatti ad oggi totalmente imprevedibile cosa possa scaturire dall’indipendenza di Bungie correlata al preesistente piano di esclusive temporali (e marchette varie) che questa aveva con il colosso giapponese di Playstation.

Insomma il discorso è per ora tutto in divenire, e qualunque sia il futuro di Bungie, ad essere più interessata alle sorti di Destiny non è ad oggi né Phil Spencer, né Sony, né il Nuovo Ordine Mondiale, ma la comunità dei giocatori, che in parte entusiasta, in parte preoccupata, non può fare a meno di chiedersi cosa succederà al gioco nel quale ha investito tanto tempo e energie.

Cosa ne sarà della Torre, dei guardiani e della loro saga.

 

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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