Frasi come “l’importante del viaggio non è la meta ma il percorso” ci riempiono la testa da moltissimi anni.
Non si capisce mai bene fino in fondo se voglia essere un’apologia alla qualità piuttosto che al raggiungimento dell’obiettivo, una celebrazione del mezzo invece del fine o solo una mezza trovata paraculo per chi quel fine non lo raggiunge in modo efficace.
A me questa frase non è mai piaciuta, perché pur nella sua verità, funge da specchietto per la allodole per molte persone, rifuggendo analisi approfondite alla luce del fatto che “suona bene”.
Il percorso è fondamentale nel viaggio, ma è la meta che gli dà un senso.
In altro caso parleremmo di vagabondare, un concetto molto meno poetico.
Il percorso e la sua fine danzano insieme, nel viaggio, disegnando cerchi concentrici sulla pista fino al punto che non si riesce più a capire quale dei due stia conducendo il ballo. Da quale dei due sia necessario iniziare per comprendere il tutto. Il viaggio.
The End of The Sun, a ben pensarci, ha ricreato questa sensazione nella mia testa, e ora passeremo a spiegare i motivi.

Reso disponibile il 29 gennaio 2025 su PC, il titolo, sviluppato dal team indipendente polacco The End of the Sun Team, è approdato il 21 aprile 2026 su PlayStation 5, dove abbiamo avuto modo di provarlo.
Il gioco è pianificato anche per arrivare su Xbox Series, ma attualmente senza una data definita.
The End of The Sun è un walking simulator narrativo, che ci cala nel profondo della mitologia slava, tra le colline di un villaggio misterioso e senza nome.
Il nostro personaggio, chiamato Ashter, si trova qui per fare luce sulla presenza di Rarog, un uccello di fuoco presente nella mitologia Slava che, collegato alla figura del Dio del fuoco e al ciclo di distruzione e rinascita, incarna gli aspetti della fiamma distruttrice e protettrice. Durante il nostro viaggio conosceremo il giovane Nadimir, innamorato della bella Mira e suo padre Dualim, impegnati a vivere la loro vite in una valle dove il contatto con il divino e il soprannaturale è costante, e influenza ogni aspetto dell’esistenza.
Ashter è uno stregone del fuoco e mettendosi in contatto con le fiamme può sviluppare poteri di veggenza e comunicare con le creature magiche che vivono tra i boschi e le colline.
La sua più grande potenzialità è però quella di viaggiare nel tempo attraverso i falò: una volta che infatti ne avremo purificato il fumo, avremo modo di utilizzarne le fiamme come portale per spostarci verso una sorta di hub centrale del gioco, da cui scegliere in quale periodo dell’anno riprendere l’esplorazione della valle.
I periodi sono quelli legati alle stagioni, e ogni momento di questo ciclo aprirà o chiuderà strade e possibilità all’interno del villaggio, che si mostrerà ricco si segreti anche dopo la prima esplorazione.
I nodi nel tempo dove effettueremo il nostro pellegrinaggio, ci porteranno a vedere i personaggi in vari momenti della loro vita, dalla nascita fino alla tarda età.
Il loro viaggio si intreccerà con il nostro a formare un cerchio che ci farà domandare se la storia narrata attraverso il gioco sia la nostra, quella di Mira e Nadimir, del villaggio, o addirittura quella di qualcosa di più grande.

Come il fuoco è quindi principale personaggio del comparto narrativo, i falò sono il punto centrale del gameplay. Trovando questi falò in giro per la valle (grazie anche all’aiuto di una pratica mappa) avremo modo di purificarli, rivivendo dei momenti della storia legati al preciso luogo dove sono posizionati.
I falò sono attivabili solo in determinate stagioni, e per esplorarne i poteri dovremo quindi viaggiare attraverso il tempo, trovare il momento corretto in cui le fiamme diventano la nostra porta e varcarla per fare luce sulla storia.
Si tratta di un concept semplice, che unisce la solida ossatura di un walking simulator a un basilare comparto di puzzle game, semplice e mai davvero intenzionato a sfidare le meningi del giocatore.
La missione di The End of The Sun è quella di fare vivere una storia, e mai quella di intrattenere con dell’enigmistica. Questa cosa, ben chiara, va tenuta a mente per non entrare nella valutazione del titolo, che si dimostra qui coerente con se stesso, compatto e diretto.
La mappa della Valle e del villaggio è ampia, ma non dispersiva. Nel corso del nostro viaggio saremo chiamati a percorrerla più volte da un capo alla’altro, ma grazie alle sue dimensioni adeguate e ai punti di riferimento che impareremo a conoscere attraverso le stagioni, questi vagabondaggi non saranno mai pesanti, e riusciranno a mettere in luce l’anima pellegrina e contemplativa del titolo.

Dal punto di vista tecnico, The End of The Sun è un titolo che paga completamente la sua indipendenza. Anche a fronte di un design e di un concept interessante, quello tecnico è il comparto dove il gioco soffre maggiormente: i poligoni sono oltremodo rudimentali, sia per quanto riguarda gli elementi ambientali, sia per i personaggi. Le animazioni di questi ultimi poi sono assolutamente grezze, con espressioni facciali e momenti di azione più concitata a schermo che sono giustificabili solo alla luce dell’indipendenza e delle dimensioni dello studio di sviluppo.
Dove invece ho visto il comparto artistico brillare è stato in ciò che riguardava il sonoro.
Il doppiaggio dei personaggi (che ho fruito in inglese) è una spanna sopra al resto, e la colonna sonora è di pregevolissima fatturaz con brani e canzoni che rievocano perfettamente il folklore slavo.

Per concludere, The End of the Sun, come il concept che porta a schermo, è un titolo che fa il giro su sé stesso più volte, al punto che è difficile inquadrarlo partendo da un punto e arrivando ad una conclusione lineare.
Di certo “linearità” non è la parola corretta per descriverlo, come invece può essere il concetto di “circolarità”.
The End of the Sun rimane un progetto solido, compatto e coerente: un mondo chiuso su sé stesso e perfettamente funzionante, come può essere un villaggio sperso in una valle.
Il design del gameplay è semplice e completamente asservito al comparto narrativo, che racconta una storia dove i personaggi principali sono il mondo e il tempo stessi, che calano sulla terra per proteggere i suoi abitanti e farsi raccontare da loro al giocatore, completamente immerso in una sognante e folkloristica atmosfera slava.
The End of the Sun è un avventura che inizia, finisce e si rigetta in se stessa, dando l’impressione di non arrivare mai ad un vero finale e regalando quindi agli utenti un titolo forse non unico, ma di certo particolare e meritevole di interesse e attenzione.
Non mi pento di aver dato quell’attenzione a the End of the Sun, perché questa è stata ripagata con qualcosa che forse non è tecnicamente eccellente, ma sicuramente è raro.
*versione testata: PS5, grazie al codice fornito dal publisher







