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Lamplight City: Piacevoli riconferme – Recensione

Lamplight City

Poco tempo fa ho avuto il piacere di provare in anteprima il primo capitolo di Lamplight City, un’avventura grafica investigativa in stile pixel art dello studio di sviluppo indie Grundislav Games ed edita da Application Systems Heidelberg, già noti per la saga di Nelly Cootalot ed Unforeseen Incidents. Molto di ciò che andrò a descrivervi è stato infatti già esplorato e discusso nell’anteprima del suddetto titolo, di conseguenza potrei risultare ripetitivo per chiunque la avesse letta precedentemente.

Il gioco, in uscita oggi 13 settembre 2018 su Mac e PC (via Steam), si è piacevolmente riconfermato come la pittoresca, intrigante e ben articolata avventura grafica che mi aveva dato l’impressione di essere qualche tempo fa. Una storia dalle tonalità dark, ambientata in un mondo simile al nostro sebbene dotato di diversi elementi steampunk, in grado di calarci nei meandri della mente del nostro tormentato protagonista durante il suo cammino verso la redenzione. Ma andiamo ad analizzare in dettaglio tutto ciò che mi ha convinto del valore di Lamplight City.

Fantasmi del passato

In un mondo fittizio, molto simile al nostro in quasi ogni suo aspetto, ci ritroviamo nel 1844 nei panni di due detective, Miles Fordham ed il suo collega Bill, nella malfamatissima città di New Bretagne, soprannominata anche Lamplight City per via della sua evidenti peculiarità. Dopo aver ricevuto una segnalazione, i due si recano in uno dei tanti bassifondi cittadini, al fine di indagare su alcuni strani furti avvenuti all’interno della bottega di una fioraia: sembrerebbe infatti che parte della merce venga trafugata, sebbene ogni volta venga lasciato lo stesso quantitativo in denaro al suo posto. Insomma, un furto che di illecito sembra avere ben poco! Ma quella notte è destinata a cambiare per sempre le vite dei due detective, in quanto il sospettato riesce a prendere in ostaggio Bill, che fortuitamente e sfortunatamente muore sotto lo sguardo attonito del proprio collega.

Dopo questo forte ed esaltante prologo veniamo catapultati a sei mesi dopo il tragico evento, dove ormai Miles ha deciso di ritirarsi ufficialmente dal corpo di polizia a seguito del crollo nervoso dovuto alla morte dello stesso Bill…che però non ha abbandonato il nostro protagonista, rimanendo sotto forma di spirito(…o di allucinazione uditiva, in quanto inizialmente non ci è dato sapere quale sia la versione ufficiale) conducendolo pian piano nei meandri della follia. L’unica soluzione a questa folle situazione, a detta dello stesso Bill, è cercare il misterioso ladro dei fiori, ma la ferita per Miles è ancora troppo aperta anche solo per pensare di affrontare il trauma.

Grazie ad un importante contatto all’interno del vecchio commissariato, ovvero Constance Upton, il nostro disperato detective cerca di ricostruirsi una reputazione risolvendo alcuni casi dubbi, classificati dalla polizia in modo ingiusto e frettoloso come chiusi o irrisori. Sembrerebbe infatti che la ben nota Madame DuPrèe sia stata sepolta viva intenzionalmente dopo essere stata dichiarata morta; il repentino intervento di un medico ha permesso alla dama di rimanere in vita, sebbene la sua mente sembri essersi spezzata per lo shock. L’unico sospettato è Albert Martin, ragazzo di colore accusato di aver praticato magia nera nei confronti della magnate. Starà a noi svelare ciò che si nasconde tra il marciume delle strade di Lamplight City, iniziando con questo caso il lungo e lento cammino per la redenzione che attende Miles: riuscirà finalmente a riprendere le redini della propria vita liberandosi(letteralmente) dai fantasmi del proprio passato?

Lamplight City

L’interfaccia torna ad essere utile

Lamplight City presenta uno stile di gioco fortemente canonico per il genere videoludico di riferimento, prendendo spunto da tutti i classici che si potrebbero annoverare a partire da Maniac Mansion e tutte le opere i Ron Gilbert, ormai guru conclamato del settore. Sebbene l’interfaccia non sia articolatissima come i titoli di ispirazione e preveda semplicemente di un’interazione singola, valida sia per gli oggetti sia per i personaggi presenti su schermo, l’opera si basa principalmente sulla sua componente investigativa. Saranno le prove trovate nei vari ambienti disponibili, i dialoghi ascoltati e tutte le nostre deduzioni a sancire la buona riuscita di un caso. Una dinamica simile l’ho apprezzata alla follia in un altro gioco investigativo, ovvero in L.A. Noire, ed anche qui riesce ad avere un fascino notevole in quanto ci si sente realmente partecipi nel processo deduttivo che porterà alla risoluzione del caso. Ad aiutarci in quest’impresa ci sarà una delle migliori interfacce riassuntive che abbia mai visto in tutta la mia esperienza con le avventure grafiche: torna infatti il taccuino di cui ho già avuto modo di tessere le lodi precedentemente! Esso aiuterà il giocatore a tenere traccia della quasi totalità di informazioni che ci vengono fornite…un toccasana per chi come me, giocando a più titoli contemporaneamente ed avendo la memoria di un cercopiteco menomato, non riesce a ricordare ogni singolo dettaglio presentato dall’opera, soprattutto ora che ho avuto modo di testare il gioco completo. Immedesimazione e divertimento allo stato puro per tutti quelli che apprezzano le avventure grafiche investigative dalle tonalità particolarmente noire a cui vengono aggiunte venature steampunk pregievoli.

Lamplight City

Pixel art di qualità

Lamplight City è totalmente realizzato sotto forma di pixel art, curata e dettagliata al punto giusto tanto da poter essere addirittura considerata ineccepibile da quasi ogni punto di vista. Il quasi dipende principalmente da due difetti, chesi riconfermano anche nella versione finale del gioco: gli sfondi sono visibilmente realizzati per dover essere statici, il che rende fin troppo evidente lo stacco tra i modelli in movimento e quelli pittorici(effetto simile ai vecchi cartoni animati nei quali la parte dinamica risultava essere ben più evidente rispetto al fondale); il secondo difetto grafico riguarda principalmente la caduta di stile che il gioco ha in determinate aree, che stonano notevolmente rispetto alle loro simili in quanto pacchiane, alcune vuote e/o di dubbia verosimiglianza. Nonostante ciò, Lamplight City è tra i prodotti realizzati in pixel art meglio riusciti che mi siano passati sotto mano grazie alla sua notevole caratterizzazione; ad essi si riaggiunge l’ottima qualità del comparto sonoro, di nuovo grazie all’ottima e coinvolgente colonna sonora sia per l’eccellente doppiaggio in lingua originale.

Lamplight City

Conclusioni

Lamplight City non ha deluso le aspettative che esso stesso aveva creato in me mesi fa, riuscendo a non ricadere nel banale continuando a coinvolgermi man mano che mi addentravo nelle profondità dell’opera.

Purtroppo però devo riconfermare anche un altro dettaglio, questa volta spiacevole, che vi avevpo già fatto precedentemente notare: il titolo, ad oggi, non è stato localizzato in lingua italiana, rendendo necessario una buona conoscenza dell’inglese per essere giocato e compreso al meglio visti la tipologia dell’opera basata principalmente sulla narrazione ed i numerosi termini tecnici. Nonostante ciò Lamplight City è un must per tutti coloro che, come me, sono nati e cresciuti assieme alle avventure grafiche, essendo in grado di tenere testa con facilità alle pietre miliari del passato.

Lamplight City

Lamplight City
7.6

Trama

8.0 /10

Gameplay

8.0 /10

Grafica

7.0 /10

Sonoro

7.5 /10

Longevità

7.5 /10

Pro

  • Trama interessante
  • Ottima interfaccia di gioco

Contro

  • Fondali eccessivamente statici
  • Difficoltà linguistiche

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