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Picnic at Hanging Rock: Misteri, misteri e ancora misteri – Recensione

Secondo adattamento del romanzo omonimo scritto da Joan Lindsay, Picnic at Hanging Rock è una miniserie australiana composta di sei puntate, durante le quali poter rivivere, dopo la pellicola di Peter Weir, il mistero dell’incontro tra un luogo mistico e delle giovani donne. Trasporre un romanzo già intrapreso da un importante regista è un’impresa difficile; Sofia Coppola ad esempio sceglie di mettere in scena A Painted Evil (già adattato da Don Siegel) capovolgendo il punto di vista della narrazione, trovando perciò aspetti che il film del 1971, interpretato da Clint Eastwood, non possedeva. La miniserie Picnic at Hanging Rock non stravolge la narrazione del primo, sembra perfino seguire molto alcune scelte di Weir; tuttavia narra le vicende attraverso una forma che si discosta moltissimo dal lungometraggio del 1975. Ricostruendo attraverso la messa in scena un racconto più dilatato a cause delle sei puntate, il progetto televisivo ha un’identità stilistica ben diversa, aggiungendo e approfondendo alcune sotto-trame.

Australia, 1900. Il collegio Appleyard, presieduto da una misteriosa vedova, organizza l’annuale picnic ai piedi della formazione rocciosa denominata Hanging rock, un luogo mistico che trasuda fascino e pericolo. Durante il picnic tre studentesse e un’insegnante scompaiono nel nulla, lasciando innumerevoli dubbi sulla tragedia che porterà a un declino vertiginoso dell’istituto scolastico. Setacciato da cima a fondo, quel luogo ricco di leggende sembra aver inghiottito le giovani donne, sconvolgendo la routine e l’immagine del collegio, il quale fungerà da nascondiglio e prigione per le persone che vi risiedono. Tra un college movie e un racconto onirico, l’ambiguità sarà in ogni episodio, facendovi dubitare degli eventi che si susseguiranno in un ordine confuso, dove passato e presente caratterizzeranno i personaggi.

Rilasciata un po’ in sordina, la miniserie australiana vorrebbe raccontare come la costruzione e la decostruzione di un’immagine legata a un microcosmo, possa generare diverse conseguenze. Prima del fatidico accaduto il collegio provvedeva all’insegnamento di giovani donne, ancora insicure del loro futuro trovando nell’amicizia fuga e dannazione, nelle quali poter essere libere e non catalogate in una società rigida e bigotta. In seguito allo strano e terribile evento, le donne scomparse diventano motivo di distrazione e decadimento per l’istituto, costretto a dimenticare quei volti che metterebbero a repentaglio l’immagine del collegio. Fondando la scuola con la menzogna, la direttrice della struttura scolastica diventa fautrice di una costruzione e decostruzione dell’immagine, dove quest’ultima è sempre la priorità.

Il grottesco e il gotico s’insidiano nelle sequenze, le quali richiamano l’ambiguità di Twin Peaks, pur essendo di fronte a un prodotto lontanissimo dalla fattura dell’opera di Lynch. Proseguendo con gli episodi, la narrazione perde quel mordente iniziale, approfondendo molto le dinamiche tra i personaggi ma aggiungendo storyline blande e fuori luogo. La messa in scena è curatissima e le interpretazioni sono altalenanti, tuttavia la dilatazione degli eventi è il maggior difetto della miniserie, finendo per perdere tutta la potenza drammatica del soggetto che resta molto interessante. Ricollegandoci alla comparazione iniziale, il progetto australiano pur essendo diverso dal film e ambizioso per alcune soluzioni visive e scelte narrative, non convince pienamente(esattamente come L’Inganno di Sofia Coppola). Potreste dare una chance alla miniserie e forse vi piacerebbe, ma abbassate le aspettative.

6.6

Regia

7.5 /10

Fotografia

7.5 /10

Montaggio

6.0 /10

Interpretazioni

6.5 /10

Sceneggiatura

5.5 /10

Pro

  • Messa in scena curata
  • Qualche scelta di sceneggiatura interessante...

Contro

  • Ritmo mal calibrato
  • Interpretazioni altalenanti
  • ...il resto invece manca di mordente