Multipiattaforma Nintendo Switch PC PlayStation 4 Recensioni Recensioni Giochi Xbox One X

Shape of the World: Il Triangolo sì – Recensione

La forma del triangolo, come la figura della montagna, sin dai tempi più antichi simboleggiano il Dio e l’ascesi, e questo potrebbe essere solo un assaggio dei temi trattati nel videogioco (è ancora un gioco?) che abbiamo per le mani.

Il compito di titoli come Shape of the World è quello di proporre un viaggio, e chi ha sviluppato il gioco lo sapeva molto bene: come poi abbia declinato il concetto di viaggiare e stabilito la meta, il motivo che ci spinge a muoverci, starà a noi deciderlo qui, in sede di recensione e non senza un po’ di ansia per il senso di responsabilità che questo provoca.

Edito da Plug In Digital e sviluppato da Hollow Tree Games, Shape Of the World va a collocarsi placidamente con il suo gameplay nella definizione di Walking simulator. Evocativo e colorato, il titolo infatti concede la giocatore tramite i suoi comandi solo la possibilità di spostarsi tra le discretamente vaste aree, saltare e interagire con gli oggetti. Sono poi presenti un paio di altre meccaniche già più “criptiche” e legate al significato del gioco: raccogliendo infatti alcuni semi (unica classe di collezionabili nel gioco) potremo lanciarli in giro per il mondo e far crescere istantaneamente un albero; avremo d’altra parte anche il potere di eliminare le piante presenti nelle mappe con la semplice pressione del tasto R2, compiendo anche in questo caso un piccolo scatto e dando vita così ad una feature utile per un movimento più rapido, vista comunque la naturale lentezza del nostro personaggio.

Siamo dunque davanti ad un simulatore di passeggiate canonico, esteticamente soverchiante ma totalmente estraneo a qualunque tipo di identificazione spaziale o temporale, dove semplicemente il giocatore inizierà il gioco trovandosi davanti ad un sentiero e senza sapere ne perché ne per come comincerà a muoversi, verso qualcosa di cui inizierà a capire la natura solo andando avanti nell’avventura, se così si può chiamare”.

Il comparto grafico di Shape of the World è la prima e principale arma del titolo: punto di forza più consistente della produzione, l’impatto estetico e artistico del gioco è quello che ha il compito di stregare il giocatore, provocare interesse e spingere l’utente a proseguire lungo il percorso proposto, scendendo a patti con le carenze in ambito di gameplay, naturali per il genere di appartenenza del progetto.

Le scelte artistiche stilizzate e praticamente prive di dettagli che sono state fatte per disegnare mappa e ambientazioni permettono di concentrarsi non tanto sul micro quanto sul macroscopico, dando così forza alla visione d’insieme e creando un grande impatto visivo sulla falsariga di quello ricercato dai pittori romantici. Se “WOAH” è la parola d’ordine che più vi risuonerà in testa durante il vostro viaggio in Shape of the World, il merito è però certamente anche dell’apparato cromatico, che non propone mai filtri di luci e clori scontati, ma sempre molto violenti e di contrasto, cambiandoli spesso per ridisegnare un’ambientazione che potremmo anche avere già esplorato e mantenendo altissimo l’interesse per dargli un’altra occhiata “sotto un’altra luce”.

La colonna sonora, da parte sua, è di buona qualità, e nonostante non sia in grado di farsi notare particolarmente con arie importanti, riesce ad essere un accompagnamento graditissimo per tutta la durata del nostro viaggio, piacevole e non stancante. Zero pretese, tanta sostanza.

Dal lato tecnico, per un titolo di questo calibro è difficile sbagliare, e in effetti così è: l’esperienza su Playstation 4 offerta da Shape of the World è pressoché impeccabile, e nonostante un paio di occasioni nel quale l’aumentare improvviso della velocità di spostamento del nostro avatar ha fatto perdere qualche frame, nel complesso tutto l’apparato è stabile e più che godibile. Da notare in positivo anche una gradita meccanica di “unstuck” grazie alla quale il mio personaggio, incastrato nel classico geodata tra due rocce che non mi permetteva di muovermi in nessuna direzione (tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino direbbe qualcuno), è stato sbalzato fuori dalla brutta situazione dal sistema di sua sponte, non con poco sollievo da parte mia.

Che cos’è dunque Shape of the World? Di cosa parla il titolo di Hollow Tree Games? Dirlo con certezza è, come spesso accade, impossibile, ma le tematiche che si affacciano attraverso una simbologia solo suggerita lasciano intravedere qualcosa di veramente grosso. Una cosa che non ho particolarmente apprezzato è la totale mancanza iniziale di un focus, di una minima indicazione contestuale o di un obiettivo. Ci troviamo all’inizio di un sentiero senza nulla, privi di corpo e vestiti solo della nostra curiosità che viene immediatamente catalizzata da una forma triangolare la cui affilatezza contrasta fortemente con l’ovattato ambiente circostante. Totalmente ignari iniziamo il nostro viaggio spostandoci semplicemente come falene attratte dalle fiamme tra un portale triangolare all’altro, interagendo con monumenti di cui non conosciamo lo scopo, ma che usiamo semplicemente per spianarci la strada verso qualcosa che è sempre molto vicino, a cui non sappiamo cosa seguirà.

Solo proseguendo riusciamo ad allargare l’orizzonte, a vedere che questi triangoli ci stanno guidando alla scalata di quella che è una montagna e che nel cielo sopra di essa è sempre presente un triangolo diverso dagli altri, pieno e non solo caratterizzato dal suo perimetro. Questo triangolo che cambia colore man mano che proseguiamo è visibile da ogni zona della montagna, e molto presto ci accorgiamo di volere che la meta del nostro viaggio sia proprio lui.

Mentre ci muoviamo nella scalata della montagna, trasformando col nostro passaggio i colori e la Forma stessa del mondo, ci rendiamo conto di che cos’è Shape of the World: una storia di puro desiderio. Non sappiamo desiderio di che cosa, non sappiamo perché stiamo andando dove vogliamo così ardentemente andare, ma una volta arrivati ci troviamo totalmente scissi tra la confusione di non aver capito cosa si ha appena fatto e perche, e la soddisfazione di aver raggiunto la meta.

Il triangolo è Dio, uno, equilatero e trino nei suoi vertici? La montagna è il paradiso terrestre? Il nostro creare e distruggere durante il tragitto è fatto ad uso nostro o di qualcun altro? In realtà semplicemente non ha importanza

È il concetto stesso di viaggio, così puro e scevro da ogni altra influenza che si potrebbe dire fatto ad occhi chiusi, se non fosse per la soverchiante estetica proposta dal titolo.

Shape of the World è a malapena un gioco. Il titolo di Holow Tree Games, sulla carta un colorato walking simulator, propone genuinamente un’esperienza basata sul provare il significato stesso della parola “sentiero, “percorso”. Forte di un apparato visivo perfettamente all’altezza e supportato da un comparto tecnico adeguato, l’unico difetto imputabile al progetto è quello di inquadrare concetti enormi e lasciarli cadere con troppa facilità, sacrificati sull’altare santo dell’esperienza pura, scevra di domande. Certo, questo da concettualmente ancora più forza al messaggio lanciato dal gioco: “il viaggio è l’importante. Non serve sapere per dove”, ma forse una visione così spiritualistica toglie troppa importanza a tutta la contestualizzazione dell’opera, anche quella artistica, creando il paradosso per il quale ci chiediamo: “l’importante è viaggiare per questa bellissima terra, che però non ha significato? Mi sto muovendo quindi verso una meta che non ha importanza su una strada che non ha importanza? Solo per muovermi?”.

Ognuno ovviamente farà le sue riflessioni, che saranno diverse e certamente più complete delle mie. Già il fatto però di sapere che altre persone avranno da pensare grazie a questo titolo ci avvicina gli uni agli altri, come intorno ad un bivacco dove raccontarci le nostre esperienze.

Forse quella montagna non la stiamo scalando da soli.

*Versione Testata: Playstation 4, grazie al codice fornito dal publisher

Shape of the World

Shape of the World
7.6

Trama/Ambientazione

7.8 /10

Gameplay

7.0 /10

Grafica

8.0 /10

Sonoro

7.5 /10

Longevità

7.6 /10

Pro

  • Comparto grafico di grande impatto
  • Un titolo concettuale che induce a riflettere

Contro

  • Tematiche forse troppo criptiche, non facilmente leggibili

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

Potrebbero anche interessarti