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Octahedron: Otto facce di bronzo – Recensione

Octahedron è un nome particolare per un titolo altrettanto particolare, perché far ruotare un intero progetto sulla figura di un solido platonico (un poliedro convesso regolare, in questo caso formato da otto facce), diciamocelo pure, è una cosa peculiare.

Sviluppato da Demimonde e pubblicato da Square Enix Collective, Octahedron potrebbe essere contemporaneamente un titolo di una semplicità disarmante quanto incredibilmente profondo: la parola chiave alla luce della quale avere esperienza di questo interessante progetto è “Impatto”, visivo e contenutistico. Niente compromessi perciò, Ochtaedron si mostra perfettamente conscio del tipo di materiale che porta a schermo, e non mostra interesse ad addolcire la sua pillola.

La storia narrata all’interno del titolo è semplice e occupa uno spazio ridicolo della produzione, come canonico per progetti di questo genere: all’apertura del gioco ci viene infatti mostrata la figura di un uomo illuminata dal fuoco del camino all’interno della sua casa sul limitare di un bosco, in una notte buia. All’improvviso l’uomo si alza, richiamato da chissà quale forza o presagio, esce dalla sua capanna e si inoltra da solo nella foresta: qui, in una radura illuminata da una luce innaturale, si imbatte in un misterioso ottaedro fluorescente che levita ad un metro da terra. Toccando questa strana figura, l’uomo viene fuso con il poliedro e risucchiato in una voragine nella terra che si forma in quel momento, fagocitando il protagonista e richiudendosi all’istante. Dopo essere caduto nel vuoto per un tempo indefinito, il nostro avatar si trova sul fondo della fossa, con il capo ora sostituito dal misterioso ottaedro della radura. Da qui dovrà combattere per risalire in superficie e, perché no, capire cosa diamine lo abbia spinto ad uscire di casa questa sera, condannandolo ad una così insolita avventura.

Il progetto presenta un gameplay chiaro e definito sin dall’inizio dell’esperienza, catapultando il giocatore in un Action Platform in 2D frenetico dove si sarà chiamati a superare molti livelli e sottolivelli di un mondo sotterraneo cupo e infido, illuminato solo da stroboscopiche e colorate luci derivanti da misteriosi elementi e dall’ottaedro sulla testa del nostro personaggio. Dopo un brevissimo tutorial che ci aiuterà a prendere un minimo di confidenza coi pochi ma essenziali comandi, la curva di difficoltà si impenna sin da subito, specie per i neofiti del genere, proponendo un comparto che impone grande precisione e intelligenza nelle nostre azioni, da applicare costantemente a ritmi altissimi per proseguire nel nostro percorso fino alla fine di questo tunnel.

Ogni macro livello che saremo chiamati ad affrontare si suddivide in sezioni, che andranno completate per sbloccare l’area finale che, una volta completata, ci porterà al livello successivo.

Le meccaniche sono poche e semplici: avremo infatti a disposizione un comando di salto e uno per creare una piattaforma sotto i nostri piedi, che ci fornirà un punto d’appoggio per alcuni secondi prima di sparire nel nulla; saranno queste in soldoni le nostre carte per risalire la voragine, e starà dunque all’abilità del giocatore utilizzarle nel migliore dei modi per avere ragione di questi infidi luoghi.

All’interno di un comparto di gameplay così canonicamente platform si aggiungono pregevoli componenti arcade, che spingono il giocatore a portare a termine i livelli proposti dal titolo completando la raccolta di tutti i collezionabili presenti nello stage, siano essi nella classe più comune di fluorescenti fiori colorati, siano in quella più rara degli 8 triangoli equilateri presenti ugualmente in ogni sottolivello e rappresentanti le 8 facce del poliedro che da il nome al progetto.

La colonna sonora, per quanto non brilli per varietà, offre alcuni brani davvero godibili, richiamanti anch’essi un’atmosfera concitata e arcade attraverso la messa in gioco di pezzi di musica elettronica che si sposano perfettamente con il comparto visivo proposto, semplice, vintage e di un grande impatto, specie per il contrasto dei colori brillanti degli elementi col blu notte degli sfondi monocromatici.

Dal punto di vista tecnico Octahedron mostra fattivamente davvero pochi difetti, grazie ad una fluidità pressoché perfetta in ogni sua parte e un frame rate granitico che se avesse mostrato qualche debolezza avrebbe potuto compromettere grandemente la natura frenetica e precisa del gameplay. Le uniche pecche, per quanto espressione di una pignoleria davvero eccessiva, potrebbero essere trovate nelle problematiche che in alcuni casi il titolo su Playstation 4 presenta nella sincronizzazione dei trofei col Playstation Network e, più legato all’esperienza, la scelta di assegnare il comando di creazione delle nostre piattaforme al tasto R2, invece che optare per un pulsante più “sensibile” e “immediato” anche per coloro che non possiedono un controller Pro.

In conclusione, Octaehdron è un titolo con pochi fronzoli, idee precise e una grande personalità nel presentare. Croce e delizia dell’intero progetto è l’assoluta mancanza di compromessi, per la quale questi proporrà il suo gameplay senza la velleità di voler essere accomodante con i newcomer, ma promettendo un’esperienza divertente e concitata agli esperti del genere, che troveranno pane per i loro denti in ogni livello della scalata verso la quiete della casa sul limitare del bosco a cui siamo stati strappati.

La domanda che sorge però è questa: riusciremo nuovamente ad apprezzare una qualunque quiete dopo aver provato le esperienze al cardiopalma di Octahedron? Vi ricordiamo che il titolo sarà disponibile a partire da domani, 20 marzo, su PC, PlayStation 4 e Xbox One.

*Versione testata: PlayStation 4 grazie al codice fornito da Dead Good Media.

Octahedron

Octahedron
7.3

Trama/Ambientazione

6.5 /10

Gameplay

7.7 /10

Grafica

7.2 /10

Sonoro

7.5 /10

Longevitá

7.5 /10

Pro

  • Gameplay intenso

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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