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For Honor: l’Iliade del nuovo secolo – Recensione

Nel 2015, sul palco dell’E3, Ubisoft annunciava una nuova interessante ip, For Honor

Il titolo aveva una strana atmosfera intorno a se: nel trailer che accompagnava l’annuncio un Samurai, un Cavaliere medievale e un guerriero vichingo si davano battaglia, e benché fossero tutti stremati, nessuno aveva intenzione di cessare la lotta. Non per una questione di sopravvivenza, ma per una questione di Onore.

I giocatori che a quell’E3 del 2015 avevano visto il video non potevano tornare nelle loro case così come ne erano usciti, avevano ricevuto una chiamata alle armi in piena regola, che avrebbero dovuto onorare come quei guerrieri che avevano visto tenere alte le loro armi davanti all’avversario.

A distanza di 2 anni, tra vari assaggi di alfa e beta testing, ma soprattutto dopo giorni di gioco passati a forgiare la nostra leggenda su questo titolo, siamo qui per recensire uno dei giochi multiplayer più interessanti degli ultimi anni.

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SANGUE ED ESECUZIONI NELLA LEGIONE D’OSSIDIANA

Sin dal principio, Ubisoft, ha annunciato For Honor come un gioco principalmente multiplayer e fino a poche settimane prima del lancio non era ancora stata ufficializzata la presenza di una campagna single player, che accompagnasse il corposo comparto online del titolo.

Dopo la conferma che una campagna single player sarebbe effettivamente stata presente nel prodotto ultimato, la modalità storia del titolo Ubisoft è stata subito oggetto d’interesse: critica e utenza erano curiose di sapere quale potesse essere il senso e la trama di una campagna in un gioco così fortemente improntato sullo scontro tra i guerrieri impersonati dai giocatori.

La storia di For Honor si divide in 3 atti che ci permetteranno di prendere le parti di tutte le fazioni presenti nel titolo, Samurai, Vichinghi e Cavalieri, impersonando molte delle classi di questi schieramenti.

La durata di questa campagna è di circa sei ore a livello di difficoltà normale e si allunga notevolmente se giocata a livello realistico, in quanto quest’ultimo non mostrerà alcun tipo di interfaccia e ridurrà considerevolmente il numero di checkpoint, aumentando dunque in maniera drastica la difficoltà della sfida. Per edulcorare un poco il suddetto livello sarà però possibile giocare in cooperativo con un amico.

Nel corso della modalità storia si potranno trovare collezionabili di due tipi: Osservabili, interagendo coi quali ci verranno approfondite alcune parti dell’universo narrativo, e Distruggibili, che saranno semplicemente degli oggetti da rompere per ottenerne il completamento.

La ricerca di questi collezionabili, oltre al piacere personale di allargare gli orizzonti narrativi e la conoscenza delle mappe tramite l’esplorazione, ci ricompenserà con acciaio extra (la valuta di gioco) e la possibilità di sbloccare ornamenti per i nostri eroi online.

La modalità single player di For Honor in conclusione può essere visto come un imponente tutorial per iniziare a impratichirsi nelle tecniche di gioco, padroneggiare classi e combo e allenarsi per affrontare le battaglie del player vs player.

D’altro canto questa può essere vissuta come un modo per immergersi nel mondo di gioco e vivere quella che è di sicuro un’avventura ricolma di epos: sei ore non sono proibitive, e senza impegno potremo sia prepararci tecnicamente sia calarci nel personaggio in maniera meno agonistica.  

I diciotto capitoli che compongono la storia di questo gioco sono godibili: combattimenti all’arma bianca, corse sui cavalli all’inseguimento dei nemici, momenti in cui bisognerà resistere a soverchianti assalti avversari; il tutto per assicurarci non solo la vittoria, ma anche un posto nel Pantheon degli onorati eroi, come se fossimo degli Achille in un poema epico del nuovo secolo.

Purtroppo nella narrazione manca un po’ di pathos e un videogiocatore che non sia più che attento a carpire ogni sfumatura dei vari elementi narrativi, ci dirà che questa modalità risulta un totale flop, rischiando di dare un’etichetta più che superficiale alla questione.  

Un’analisi più approfondita va fatta sulla figura di Apollyon, possente guerriera che agisce come motrice della vicenda, mettendo le varie fazioni del titolo in guerra fra loro per far sorgere i combattenti più potenti da questa guerra sanguinaria.

Il nome “Apollyon” deriva dal greco e significa “colui che libera”, ma un personaggio omonimo al condottiero della legione di ossidiana viene nominato in alcuni libri apocrifi della Bibbia cristiana, in cui un’entità di nome Apollyon appare durante l’apocalisse per mietere vittime umane. I teologi non sanno con sicurezza se questa figura faccia parte delle schiere angeliche e agisca per conto di Dio, o se sia dalla parte dei demoni, come suggerisce il fatto che questi sorga da un pozzo senza fondo a capo di una legione di locuste.

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SOPRAVVIVERE È L’UNICA COSA CHE CONTA

Ciò che ha maggiormente contribuito a far parlare di For Honor è stato senza dubbio il sistema di combattimento, articolato, singolare ma non per questo poco intuitivo, la sua base è la possibilità di sferrare attacchi e parare quelli avversari in 3 diverse pose (o direzioni): guardia alta, da destra e da sinistra, la meccanica da padroneggiare per fare di noi dei flagelli sul campo di battaglia sarà dunque concatenare combo di attacchi pesanti e leggeri, attacchi impossibili da parare e tecniche efficaci per spezzare la guardia dell’avversario. Non vanno dimenticate le tecniche “di alta scuola” come le finte e ogni mezzo che deriva dalla conoscenza di tempistiche e caratteristiche del campo su cui combattiamo.

Quest’ultimo è particolarmente importante: se è vero che su For Honor il pericolo è sempre dietro l’angolo, il veterano sarà chiamato a conoscere questo angolo e tutti gli altri per sopravvivere e dispensare morte al nemico. Stare attenti a non venire circondati dagli avversari, proiettarli nel fuoco, su una parete chiodata, in un geyser naturale o in un dirupo può fare la differenza tra la vita e i quindici secondi che richiede il respawn, in un gioco dove tutto è permesso per prevalere.

Altra meccanica fondamentale, tanto vituperata quanto a nostro parere necessaria, è la Modalità Vendetta, la quale riempiendo un apposito indicatore tramite ferite ricevute e parate effettuate, permette di avere per un breve periodo un notevole bonus al danno, stamina illimitata e un modesto scudo per attutire i colpi avversari.

Come ogni gioco di questo genere dunque il trucco per una buona riuscita è l’allenamento pratico, e tramite questo un’acquisita esperienza dei punti di forza e quelli deboli del personaggio di cui andremo a vestire i panni.

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ALLA RICERCA DEL GUERRIERO PERFETTO

Durante la nostra avventura online si potranno scegliere 12 diversi personaggi, ognuno caratterizzato da un proprio stile di combattimento e selezionabile a prescindere dalla fazione di appartenenza del giocatore.

Sono presenti guerrieri di tutti i tipi, dalla veloce e letale Pacificatrice della fazione dei Cavalieri al lento e possente Shugoki dei samurai, passando per i “compromessi” di Kensei e Guardiana.

Dai guerrieri armati di scudo come il Conquistatore e il Condottiero, a energumeni muniti di armi a due mani come il Razziatore.

Tutti i personaggi giocabili avranno a disposizione dodici abilità sbloccabili ognuno, divise in quattro categorie; in ognuna di queste categorie dovremo equipaggiare un solo perk per avere in questo modo quattro “poteri” da poter utilizzare sul campo di battaglia, ottenibili progredendo in partita nei livelli di “Rispetto” tramite uccisioni di avversari o mob, conquista di zone in modalità dominio e rianimazioni degli alleati.

Queste abilità potranno variare, tra alcune più votate al danno(come esplosioni su una piccola area o colpi di arco o armi da lancio) ed altre di supporto tramite healing o di debuff alle resistenze degli avversari.

Un altro lato importante per la caratterizzazione del nostro eroe è senza dubbio l’equipaggiamento che gli affideremo per scendere sul campo di battaglia; questi saranno droppati in maniera casuale insieme alle risorse di guerra e all’esperienza alla fine delle nostre partite, oppure comprandolo nel negozio dedicato tramite la valuta del gioco, l’acciaio; la loro potenza sarà proporzionata al nostro livello di notorietà.

Ogni pezzo andrà a influire su tre diverse caratteristiche e ogni giocatore sarà chiamato a “buildare” il personaggio secondo il suo gusto e trovare l’equilibrio tra le caratteristiche che andrà a privilegiare e quelle che penalizzerà, sempre in base al suo stile di gioco.

Alcuni giocatori però si sono lamentati e temono tuttora per un elemento che secondo loro rischia di rovinare l’esperienza di gioco nel suo complesso: la valuta di gioco è acquistabile tramite microtransazioni e questo determina il rischio di sottomettere il titolo all’egemonia di coloro che, investendo grandi o piccole somme di denaro, potrebbero essere in grado di ottenere dell’equipaggiamento superiore alla media dei giocatori, e quindi rendere sbilanciata e frustrante l’esperienza di gioco a tutti gli utenti.

Il problema però, secondo noi, potrebbe essere ingigantito e non così “ devastante” come viene definito da alcuni, che lo reputano addirittura una “sentenza di morte” per il titolo Ubisoft.

Con l’Acciaio non si potrà ottenere altro che pacchetti contenenti pezzi di equipaggiamento casuali e comunque, come specificato sopra, di livello equilibrato col nostro, quindi non rischieremo di incontrare nelle nostre partite compagni o avversari così spudoratamente squilibrati rispetto al livello del matchmaking (almeno non per questo motivo).

Gli altri elementi acquistabili con la moneta di gioco saranno elementi puramente estetici e boost al guadagno di punti esperienza, che non influiranno comunque sulla qualità del tempo che trascorreremo giocando al titolo.

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SERVER O NON SERVER?

L’idea di base del prodotto For Honor sembra dunque complessivamente ispirata e azzeccata.

Passando a trattare dei lati tecnici dell’opera però, cominciano a venire alla luce alcuni problemi: il principale di questi è la scelta di Ubisoft di affidare un titolo basato principalmente sul comparto online ad un sistema Peer to Peer.

La tecnologia Peer to Peer permette di creare una rete in cui, ogni dispositivo collegato, è sia client che server, quindi tutti i giocatori si trovano ad agire volenti o nolenti come server, indipendentemente dalla qualità della connessione di cui dispongono.

Ed è proprio dovuto probabilmente a questa motivazione il gran numero di disconnessioni, lag e malfunzionamenti vari delle partite online della campagna (anche il comparto single player è online e quindi può essere soggetto a disconnessioni).

 La responsabilità dei frequenti crash, inoltre, sembrerebbe essere legata alle disconnessioni dei giocatori che decidono di abbandonare una partita in corso; se fosse vero che, poiché agiscono da server, questi utenti vanno effettivamente ad attentare ad una già precaria stabilità dell’online uscendo dal match; questi difetti erano già “visibili” nelle varie fase di alpha e beta e per il momento non sembrano avere una rapida soluzione da parte degli sviluppatori.

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, diceva qualcuno, e se la questione venisse confermata potremmo solo sperare in un intervento da parte di Ubisoft, o in un profondo percorso di maturazione da parte di questi “quitters”. Ai posteri stabilire quale delle due possibilità sia la più probabile.

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SCONTRI DI QUALITA’

Per quanto riguarda il comparto grafico, For Honor fa un’ottima figura con le sue mappe ben sviluppate, ricche di strade, alternative e possibilità, luoghi sopraelevati e precipizi dove scaraventare il nemico.

Un frame rate solido di 30 frame per secondo (quasi sempre) e i suoi 1080p lo rendono sicuramente una magistrale esperienza visiva, soprattutto in caso di esecuzioni spettacolari o azioni di gioco particolarmente concitate: le animazioni sono di ottima caratura e anche la modellazione dei personaggi, anche se non mancano bug e alcune strane compenetrazioni poligonali in alcuni angoli delle mappe.

Il comparto sonoro mostra alcune idee interessanti, soprattutto quella di diversificare le lingue del doppiaggio degli schieramenti, donando delle voci giapponesi ai Samurai, islandesi ai Vichinghi e latine ai Cavalieri.

Purtroppo la colonna sonora non sembra essere completamente all’altezza dell’epos di cui il titolo prova a rivestirsi, e le esclamazioni che i nostri guerrieri urleranno minacciosi una volta completate le loro combo (meccanica tipica del genere “picchiaduro”) sono veramente un numero esiguo, così che dopo poco tempo le sapremo noiosamente a memoria.

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In conclusione, For Honor è di sicuro uno dei titoli multiplayer più interessanti degli ultimi anni, può vantare di un sistema di combattimento complesso e originale,scontri avvincenti che premiano la tecnica e la strategia. Visivamente ispirato in ogni dettaglio, riesce a fare notare la sua bellezza anche nel mezzo della battaglia.

Ben caratterizzato ogni singolo personaggio utilizzabile, con le proprie combo specifiche, differenze  e caratteristiche; qualche bilanciamento è già all’orizzonte ma benché il totale equilibrio sia un’utopia col passare del tempo la situazione potrà solo migliorare.

Discutibile la scelta del sistema peer to peer che potrebbe essere una svista assai dannosa per gli appassionati e il gioco per funzionare dovrà arricchirsi presto di nuovi contenuti, per fidelizzare i giocatori e non ripetere gli errori già commessi in precedenza con The Division.

La campagna single-player non può certo essere considerata un elemento portante della produzione e forse è stata sviluppata in maniera superficiale e più come “contentino”, il menù  è poco intuitivo e il sistema di inviti non è ottimale, ma siamo fiduciosi che verranno entrambi migliorati con il tempo.

Ringrazio Pietro Ferri per l’aiuto nella redazione di questa recensione.

For Honor

7.7

Gameplay

9.0/10

Grafica

8.0/10

Sonoro

6.5/10

Trama

7.0/10

Longevità/Multyplayer

8.0/10

Pro

  • Combat System convincente
  • Caratterizzazione eroi
  • Coinvolgente

Contro

  • Campagna superficiale
  • Stato di rete instabile
  • Menù poco intuitivi

Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.

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