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Unravel: la poetica di Miyazaki in un pupazzetto di lana – la nostra recensione

Unravel

Unravel, opera prima degli svedesi Coldwood Interactive è un platform dalle meccaniche molto semplici, ma che riesce brillantemente in una cosa tutt’altro che facile, che molte volte viene sottovalutata o data per scontata, ovvero nel raccontare una bellissima storia, senza praticamente l’ausilio delle parole.

L’avventura di Yarny è semplicemente una storia famigliare, un racconto d’amore, visto attraverso le gesta di un pupazzetto creato da un gomitolo di filo rosso, che deve ripercorrere 12 livelli per ricomporre un vecchio album di fotografie.

Il gioco si apre con un filmato, che mostra un’anziana signora che raccoglie la cesta con i suoi gomitoli e si appresta a salire le scale, da qui cade il gomitolo di lana rossa, ed appare il nostro simpatico protagonista Yarny, e con un piccolo balzo ci troveremo nel centro nevralgico di questa avventura, ovvero il tavolo.

Sul tavolo infatti è posizionato l’album di fotografie che riempiremo man mano che riusciremo a portare a termine i livelli, attaccandoci sopra le nove coccarde che troveremo alla fine di quasi ogni scenario.

Per selezionare il livello dovremo muoverci per le tre stanze esplorabili della casa, e selezionare la fotografia corrispondente; le fotografie si sbloccano nell’ordine scelto dagli sviluppatori, ed ovviamente i livelli potranno essere rigiocati in seguito per trovare tutte le coccarde segrete nascoste al loro interno.

Ogni scenario, infatti, contiene cinque segreti da scovare, che sono appunto delle coccarde del tutto simili a quelle finali, nascoste in punti poco accessibili delle mappe, ma tutto sommato abbordabili e non troppo impegnative da trovare, anche se alcune richiederanno diversi tentativi, e qualche minuto extra del vostro tempo.

A livello di gameplay, Unravel è piuttosto semplice e si basa sulle abilità del piccolo protagonista, che deve allungare il filo da cui è composto recuperando le “rocchette” disseminate lungo il percorso, utili anche come checkpoint.

Yarny attraverso i suoi occhi da pupazzetto rivive i ricordi della famiglia dell’anziana signora vista nel video introduttivo, che si fondono poi tutti assieme in una sorta di rivelazione finale, e anche i momenti più innocui sembrano avere significati molto più profondi, vissuti dal nostro tenero protagonista, e la produzione non si limita a toccare “spezzoni” di vita famigliare, ma anche temi più importanti come l’ambientalismo, l’ecologismo e l’amore per la natura.

Unravel oltre a stupire con una narrazione straordinaria, ha un romanticismo poetico di sottofondo paragonabile, per chi li conosce, ai film di animazione di Hayao Miyazaki e lo Studio Ghibli, e che riesce ad arrivare veramente in fondo al cuore del giocatore senza utilizzare altre parole che quelle che compariranno nel vecchio album fotografico man mano che termineremo i livelli.

Le meccaniche di gioco non cambiano nel corso dell’avventura, che durerà all’incirca sei o sette ore complessive, più altre tre o quattro per i perfezionisti che vorranno terminarlo al 100% scoprendo tutti i segreti e raccogliendo tutti i collezionabili e gli obiettivi/trofei. Sia i puzzle ambientali che le parti classiche da platform richiederanno la giusta dose di ingegno, ma senza raggiungere mai una difficoltà davvero ostica, e vi basterà perlopiù ripetere tre, quattro volte le sezioni più impegnative per riusicire a venirne a capo.

Per la maggior parte del tempo occorrerà semplicemente dondolarsi con il filo, creare dei ponti elastici, saltare, spostare oggetti o interagire con l’ambiente e coordinare le abilità, per riuscire a terminare i livelli, ma ci sono alcune eccezioni piuttosto spettacolari a queste dinamiche.

Tra queste per esempio troviamo: il volo con l’aquilone, il viaggio sulle rocce di una frana, la navigazione sopra ad un tronco attaccando il filo ad un pesce, e tante altre piccole trovate geniali che rendono ancora più divertente Unravel, nella sua semplicità.

Ma il vero punto forte della produzione sono sicuramente le ambientazioni, e nei dodici livelli dovremo districarci tra tutte e quattro le stagioni con diversi agenti atmosferici come pioggia, tempeste di neve, ghiaccio… attraverso foreste, spiagge, paludi, campagne ed altre suggestive location, ricreate con flora e fauna molto precise, all’interno di scenari in cui anche lo sfondo è ottimamente animato e particolareggiato.

La modellazione di Yarny raggiunge davvero dei livelli maniacali e, se come dicevo gli ambienti sono ricreati con tanto di fauna che cercherà più volte di aggredire il nostro piccolo personaggio in maniera piuttosto realistica, il pupazzetto reagirà alla pioggia, alle onde e a tutte le situazioni che lo coinvolgeranno in una maniera davvero credibile.

Per intenderci e per farvi capire cosa intendo, un esempio è che una volta bagnato, a Yarny si abbasseranno le “orecchie” per il peso dell’acqua fino a quando non si asciugherà scrollandosela di dosso come un piccolo animaletto, ma sono sicuro che noterete questa cura per i particolari in altre decine e decine di occasioni.

A livello grafico non posso che confermare quanto detto in fase di anteprima. Unravel si dimostra un gioco che graficamente, soprattutto per il genere platform, non credo abbia al momento dei rivali all’altezza: artisticamente siamo di fronte ad una delle produzioni più ispirate a cui abbia mai messo mano, così come la modellazione e le animazioni di tutto ciò che si vede a schermo sono davvero notevoli.

Gli effetti sonori e ambientali sono di livello altissimo e le musiche di accompagnamento, per la maggior parte orchestrali, sono magnifiche e si abbinano perfettamente alla spiccata poetica di questa avventura.

In conclusione, dal mio punto di vista Unravel sopperisce alla semplicità e alla ripetitività classica del genere con una narrazione fuori dal comune ed un personaggio davvero studiato nei minimi particolari, che riesce ad entrare, così come la storia che racconta, realmente nei cuori dei videogiocatori che vorranno dare una possibilità al piccolo Yarny.

Giudicare questo titolo senza contare che si tratta dell’opera prima di uno studio giovane ed innovativo, sarebbe un delitto, e quindi non mi spaventa definire Unravel un piccolo grande capolavoro. Sicuramente seguirò con attenzione i prossimi lavori di Coldwood Interactive, certo che, se riusciranno a metterci la stessa passione vista in questo platform, sentiremo ancora parlare di loro.

Consigliato assolutamente a tutti gli amanti del genere e dei giochi che riescono a lasciare qualcosa di profondo una volta terminati, Unravel ha anche un rapporto qualità/prezzo onestissimo, visto che produzioni più blasonate arrivano a durare ugualmente 8-10 ore senza avere dalla loro parte i €19,99  necessari ad aggiudicarvi questo titolo.

*Originariamente pubblicata su Videogamer Italia

Unravel

8

Gameplay

8.0/10

Grafica

8.0/10

Sonoro

9.0/10

Trama

9.0/10

Longevità

6.0/10

Pro

  • Modellazioni del personaggio e delle ambientazioni davvero spettacolare
  • Yarny è troppo tenero!

Paolo Lorenzini

Editor in chief di Serial Gamer, dopo anni di gavetta su diversi portali videoludici ne crea uno nuovo perché crede in un'informazione libera ed obiettiva.

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