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Tom Clancy’s The Division: la nostra recensione

the division

Come la maggior parte di voi sapranno già, The Division è ambientato in una New York sprofondata nel caos dopo che un’epidemia scoppiata durante il Black Friday ha decimato l’umanità.

Un’altra parte della popolazione è morta nei giorni successivi a seguito della mancanza di acqua, cibo e cure mediche adeguate, e il Presidente degli Stati Uniti ha emanato la Direttiva 51 per cercare di salvare il maggior numero di vite possibili. L’unica speranza di salvare New York è la Divisione, di cui prendiamo il controllo di un Agente della seconda ondata, con gravosi compiti: scoprire cosa è successo alla prima ondata di Agenti, riportare l’ordine a Manhattan e trovare maggiori informazioni sul virus e su come debellarlo.

Il titolo inizia con un prologo, utile a farci impratichire con i comandi del gioco e farci caratterizzare esteticamente il nostro personaggio, e anche se al momento attuale non ci sono moltissime varianti sui volti, le capigliature ed i segni particolari, comunque presenti in numero sufficiente, Massive Entertainment ha già annunciato che verranno aggiunte ulteriori scelte prossimamente. Il prologo è l’unica parte della produzione, almeno per il momento, ambientata a Brooklyn, in cui potremo osservare scorci memorabili del famosissimo ponte ed effettuare le prime tre missioni che ci porteranno a Manhattan, fulcro centrale di The Division.

Dopo una serie di filmati e di eventi che non vi narrerò per evitare spoiler, l’approdo a Manhattan e la prima parte saranno già conosciute da tutti i giocatori che hanno avuto modo di mettere le mani sull’alpha e le due beta che tra dicembre e febbraio sono state rese disponibili su PC, PS4 e Xbox One.

Per chi non avesse avuto modo di giocare ad alpha e beta, Manhattan permette di scoprire il campo base sul fiume Hudson, in cui troveremo due venditori utili per il prosieguo del gioco e un tabellone per le missioni secondarie. Da Hudson Yards dovremo effettuare la prima vera missione del gioco, e andare a riprendere possesso della Base Operativa assediata dai criminali, che sarà poi il vero e proprio centro di comando di tutte le operazioni che svolgeremo a Manhattan, oltre che uno dei pochi luoghi sicuri dell’isola, assieme ad i numerosi Rifugi e alle Stanze Sicure presenti nella Zona Nera, che ci permettono anche di usare la funzione di spostamento rapido.

La trama principale del gioco si dirama nei tre dipartimenti che dovremo potenziare all’interno della Base Operativa: Medico, Tecnologico e Sicurezza. Per sbloccare ognuno di questi dipartimenti dovremo concludere la prima missione a tema e “salvare” quelli che poi diventeranno i responsabili dei rispettivi settori: la dottoressa Kandell per quello Medico, Paul Rhodes per quello Tecnologico e il capitano Roy Benitez per quello di Sicurezza.

I dipartimenti hanno un’importanza estrema su The Divison perché in pratica tutto dipende da loro: dalle abilità, i talenti e i vantaggi che il nostro personaggio può usare, ad appunto le missioni principali del gioco senza considerare gli Incontri, altre side-quest che permettono di accumulare risorse per potenziare i tre diversi rami della Base Operativa.

La storia è suddivisa in 14 missioni, ma al lancio sono presenti anche una trentina di quest secondarie oltre a decine e decine di Incontri e 293 collezionabili da trovare che contribuiscono allo sviluppo della trama. Senza entrare troppo nel dettaglio, per evitare di rovinare il piacere a chi ancora deve iniziare o completare la storyline principale, narrativamente The Division è una produzione molto buona che, se come era ampiamente prevedibile lascia molti spiragli aperti per i prossimi DLC e gli eventuali seguiti, si fa apprezzare e raggiunge il culmine con le due entusiasmanti missioni finali.

Di certo però non è per la trama e la narrazione che The Division lascia il segno, come è giusto che sia per un titolo fortemente improntato sulla co-op in PvE e con un PvP davvero atipico, anche per un MMO. Infatti The Division segue l’esempio di Destiny, e prova a sdoganare gran parte delle dinamiche tipiche degli MMORPG e di trasporle in uno shooter, in questo caso in terza persona. La scelta della visuale in terza persona chiaramente va valutata anche in modo soggettivo, e il gameplay pesca dai TPS più quotati, da Gears of War a Mass Effect, sfruttando una mira parzialmente assistita ed un ottimo sistema di coperture.

Il titolo come detto pesca a piene mani anche dagli MMORPG e anche da Destiny, perché è innegabile che molte delle particolarità che Massive Entertainment ha messo in questa produzione sono “dovute” ai feedback degli utenti dello shooter MMO di Bungie.

Per questo si potranno equipaggiare tre armi: principale, secondaria e da fianco, e oltre ad esserci un numero davvero considerevole di armi diverse a disposizione, le stesse sono modificabili con alcuni slot per le Mod. Le armi che possiedono più slot, fucili d’assalto e fucili di precisione, hanno 5 slot diversi: l’immancabile skin, l’ottica per mirini e puntatori, il caricatore, il sottocanna e la volata: per ognuno di questi spazi esistono davvero moltissimi accessori diversi, dalle impugnature ai silenziatori, dai caricatori estesi ai mirini telescopici, e insieme all’arma stessa comporranno uno dei valori fondamentali del gioco, ovvero i danni per secondo, visionabili per ognuna delle tre armi all’interno del menu.

Oltre alle tre armi, il nostro equipaggiamento è composto da altri sei elementi, a protezione del nostro personaggio: il torace, la maschera, le ginocchiere, lo zaino, i guanti e la fondina, che andranno a comporre i nostri valori complessivi di Abilità e di Vigore e forniranno bonus o nel caso dello zaino spazio per accumulare oggetti.

Nel corso del gioco sarà possibile, come in Destiny e negli altri MMO, droppare diversi tipi di armi ed equipaggiamenti, colorati in base alla rarità: da quelli neutri di colore bianco per passare poi successivamente a quelli standard di colore verde, gli specializzati di colore blu, gli elite di colore viola e gli arancioni di alta gamma.

Armi, mod ed equipaggiamenti hanno anche un livello (da 1 a 30 come i livelli disponibili al momento nel gioco) e varie statistiche; ovviamente sarà più difficile ottenere come ricompense oggetti blu, viola e arancioni. A completare la dotazione del nostro personaggio ci sono le Abilità, i Talenti e i Vantaggi sbloccati con i vari upgrade (dieci per ognuno) dei tre dipartimenti.

Potremo scegliere due abilità tra le nove totali disponibili, ognuna con 5 varianti speciali ed un’abilità speciale sbloccata però con l’ultimo potenziamento del dipartimento. I Vantaggi verranno utilizzati automaticamente appena sbloccati, mentre i Talenti saranno disponibili in maniera graduale con la progressione dei livelli: potremo sceglierne uno fino al 10 livello, due fino al quindicesimo, tre fino a che non avremo sbloccato l’ultimo potenziamento medico che ci darà diritto al quarto Talento, su un totale di 24.

Una delle particolarità di The Division è proprio quella di non avere classi predefinite, e di poter combinare le abilità come meglio crediamo in qualsiasi momento in base alla missione che dobbiamo affrontare e al gruppo di cui facciamo parte. Le abilità mediche sono incentrate sulla cura e la rianimazione, quelle tecnologiche sull’attacco, con lanciagranate, torrette e mine a ricerca, e quelle di sicurezza sulla difesa, con scudi, ripari intelligenti e ripari mobili.

Come detto ogni abilità ha 5 varianti, sbloccabili con il potenziamento corrispondente del dipartimento a cui fanno riferimento, altro motivo per cui potenziare completamente tutti e tre i settori della nostra Base Operativa è fondamentale. L’intera trama e tutte le missioni in PvE possono essere giocate in gruppi di 4 giocatori, e per tutte le missioni è possibile cercare tramite matchmaking, piuttosto rapido ed efficace, altri giocatori sconosciuti con cui giocare.

Personalmente ho raggiunto il level cap del PvE a livello 30 in circa 35 ore, completando la maggior parte delle secondarie ma lasciando indietro più della metà dei collezionabili e degli Incontri, dedicando una quindicina d’ore all’endgame e alla Zona Nera. La Zona Nera è sostanzialmente il PvP del gioco, ma non è un multiplayer competitivo come gli altri, è molto particolare: infatti è possibile anche qui entrare in gruppi fino a quattro giocatori e sono presenti nemici gestiti dall’IA di alto grado e valore in termini di esperienza.

L’area della Zona Nera è in quarantena, poiché infetta, e tutti i drop ottenuti al suo interno vanno estratti tramite elicottero, che può essere chiamato da una delle sei zone d’estrazione, e arriverà dopo 90 secondi dal lancio del razzo segnalatore. E proprio quei 90 secondi sono una delle particolarità di questo gioco, perché nella Zona Nera è possibile sparare ad un altro Agente per rubargli le ricompense da lui conquistate, ottenendo lo status temporaneo di Traditore della Divisione e diventando di fatto un ghiotto obiettivo per tutti gli altri Agenti normali.

Massive Entertainment ha pensato anche ad evitare problemi di livello, impedendo l’accesso agli stessi server della Zona Nera ad Agenti troppo differenti tra loro, dividendoli ogni 5 livelli, e fornendo un’altra progressione anche all’interno della zona PvP. Oltre al livello principale del PvE, infatti, entrando nella Zona Nera compare un’altra barra in alto a destra, di colore viola, che indica il nostro grado nella parte PvP del gioco, con un level cap di 50.

A differenza del resto di Manhattan la Zona Nera è davvero pericolosa, e se è vero che si otterranno sicuramente le ricompense migliori, soprattutto arrivati a livello 30 del PvE, è vero anche che l’esperienza specifica, le ricompense e le Chiavi potranno essere perse ad ogni morte, e si potrà anche scendere di livello in caso di molti decessi in sequenza che sottraggono numerosi XP al nostro personaggio.

Oltre ai nemici gestiti dall’IA (anch’essi divisi in colori in base alla loro forza, all’interno di tutto il gioco) e ai giocatori Traditori, nella Zona Nera sono disponibili anche diverse casse, alcune apribili solo raggiunto il grado 30 specifico del PvP, ed altre essendo in possesso di una Chiave della Zona Nera: quest’ultime casse sono presenti sempre all’uccisione di un boss di alto livello, riconoscibile per la presenza del nome sopra la barra della vita e lo scudo, che saranno sempre di colore giallo.

Torneremo probabilmente a parlare della Zona Nera nello specifico nelle prossime settimane, vi basti sapere però che arrivati a livello 30 (principale, non grado della ZN) tutti i nemici all’interno dell’area saranno automaticamente a livello 30 e aumenteranno quelli di alto grado, viola o giallo, e che nelle zone 5 e 6 saranno disponibili addirittura nemici di livello 31 e 32.

L’endgame è probabilmente l’aspetto che lascia con più dubbi di Tom Clancy’s The Division, in quanto alla fine delle missioni principali e raggiunto il level cap, occorrerà raggiungere livello 150 di qualità d’equipaggiamento per poter giocare la prima incursione che arriverà il prossimo mese. Il livello di qualità dell’equipaggiamento funziona in pratica come i livelli Luce di Destiny: trovando ed equipaggiando armi e pezzi di armatura arancioni migliori salirà questo valore.

Gli equipaggiamenti d’alta gamma saranno acquistabili con le due valute standard del gioco, i crediti e i crediti della Zona Nera, e con una terza valuta, accumulabile solo dopo aver raggiunto livello 30: i Crediti Phoenix. Questi particolari crediti saranno accumulabili: sconfiggendo i boss di più alto livello del gioco sia in PvE che in PvP ( quelli gialli con il nome già menzionati prima) ed effettuando le tre Missioni Giornaliere, due giocabili a livello difficile e una a livello molto difficile, selezionate random dal sistema tra quelle principali ogni giorno.

A livello grafico, pur avendo effettivamente subito un downgrade dall’annuncio del 2013, il titolo è comunque una delle migliori produzioni current-gen, con un frame-rate granitico se non si utilizzano le impostazioni video migliori (modificabili anche su console) e comunque stabilissimo anche con le impostazioni migliori possibili.

Gli effetti particellari e i modelli poligonali davvero validi, le ambientazioni con una Manhattan ricreata alla perfezione e gli NPC attivi e  reattivi sono accompagnati da un IA di ottima fattura, che a livello difficile riesce a creare non pochi problemi a tutti i giocatori. Anche la neve ed il cambio notte/giorno è molto suggestivo, con alba e tramonto visualizzabili in game, sebbene abbia avvertito qualche calo improvviso di luminosità, giusto in un paio di occasioni ed in situazioni davvero concitate.

Sotto il profilo di netcode e di infrastrutture online, a parte il primo giorno in cui i server erano comprensibilmente sotto stress, non ho mai riscontrato alcun tipo di problema, solo un paio di episodi di lag dovuti probabilmente alla mia connessione più che al gioco in sé, e sulle oltre 50 ore di gioco accumulate una buona quarantina le ho effettuate in gruppo con amici.

In conclusione, in attesa di vedere come Ubisoft e Massive Entertainment terranno vivo l’interesse con nuovi contenuti (molti dei quali già annunciati come le incursioni gratuite di aprile e maggio) e DLC, potenzialmente Tom Clancy’s The Division è un gioco che difficilmente abbandonerete presto, soprattutto se amate i TPS, i GDR e gli MMO.

Gli sviluppatori hanno saputo prendere molti lati positivi dai classici MMORPG, da Destiny e perfino da Gears of War per creare un ibrido shooter-MMO che può seriamente impensierire il predominio finora avuto nel genere (anche per scarsa concorrenza a parte il free-to-play Warframe, che non ha avuto probabilmente il successo meritato) dallo sparatutto di Bungie.

La quantità di contenuti al lancio è davvero notevole e The Division non merita il voto massimo solamente perché ha un endgame poco ricco per il momento, almeno dal lato PvE, forzando gli utenti ad accontentarsi di ripetere le stesse missioni a difficoltà maggiore. Affidarsi alla sola Zona Nera, che per quanto molto valida sia a livello di idee che di contenuti, rischia di far diventare il gioco semplicemente una caccia al drop migliore, qualora non dovesse arrivare il supporto di nuovi contenuti PvP e PvE e di aggiornamenti costanti.

Assolutamente consigliato a tutti gli amanti degli MMO e dei TPS, Tom Clancy’s The Division è una delle nuove IP più interessanti di questo 2016 e offre oltre 100 ore di contenuti fin dal lancio.

*Recensione originariamente pubblicata su Videogamer Italia.

I primi due DLC di The Division, Underground e Survival, hanno ampliato notevolmente l’endgame dello shooter di Ubisoft, ma per il momento non sono riuscite a coinvolgere pienamente i giocatori.

Ne parleremo nei prossimi giorni su queste pagine con un approfondimento sulla situazione attuale del gioco e sulle prospettive future con l’imminente lancio di “Fino alla Fine (The Last Stand)”, l’ultima espansione prevista dal season pass.

Tom Clancy's The Division

8

Gameplay

8.0/10

Grafica

8.5/10

Sonoro

8.0/10

Trama

7.5/10

Longevità/Multyplayer

8.0/10

Paolo Lorenzini

Editor in chief di Serial Gamer, dopo anni di gavetta su diversi portali videoludici ne crea uno nuovo perché crede in un'informazione libera ed obiettiva.

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