Pubblicata nel marzo 2025, La Rimpatriata è un’avventura investigativa per Sine Requie ideata da Silvio “Caleb” Bufalo, con copertina e parte della realizzazione grafica curate da Valdemartist, mentre grafica e impaginazione sono state realizzate dallo stesso Caleb insieme a Valdemartist. Il progetto nasce con una fase di playtest dedicata e presenta una struttura pensata per un massimo di sei giocatori, chiamati a interpretare una squadra Kripo completa. Già dalla sua impostazione è evidente quale sia l’obiettivo dell’avventura, portare Sine Requie su un terreno prevalentemente investigativo, nel quale la violenza e l’orrore rimangono fondamentali, ma diventano soprattutto la conseguenza di qualcosa che i personaggi devono prima comprendere. Trovate questa e le altre avventure di Caleb a questo indirizzo!

⚠️ SPOILER ALERT, da questo punto in avanti la recensione analizza liberamente trama, personaggi, omicidi e conclusione dell’avventura.
La premessa de La Rimpatriata è estremamente efficace nella sua semplicità. La squadra viene convocata nella notte tra il 15 e il 16 luglio per indagare sull’omicidio di Wilhelm Burger, cuoco trovato massacrato nella cucina del proprio ristorante. La scena del crimine è costruita per comunicare immediatamente al tavolo che non ci si trova davanti a un assassino comune, con il corpo sottoposto a una violenza sproporzionata e alcuni particolari che suggeriscono un’esecuzione metodica. Il vero gancio investigativo, però, è rappresentato da un invito a una rimpatriata organizzata pochi giorni prima e da quattro indirizzi rintracciabili grazie a un taccuino. Da quel momento l’indagine prende una direzione precisa, quella di scoprire cosa leghi Burger alle persone indicate e, soprattutto, perché qualcuno le stia cercando una dopo l’altra.
Il cuore della storia è Friedrich Abend, e proprio il modo in cui viene costruito questo personaggio rappresenta il principale punto di forza dell’avventura. Durante gli anni della Grundschule Friedrich è stato vittima di un bullismo continuo e particolarmente crudele, mentre gli altri compagni hanno preferito ignorare ciò che accadeva per paura di diventare a loro volta bersagli. L’episodio più grave, una caduta dalle scale provocata durante una delle tante aggressioni, gli ha lasciato una menomazione permanente. Anni dopo, durante la rimpatriata organizzata da Benedict Letzel, Joseph Keller torna a deriderlo proprio per quella vecchia ferita. Poco dopo Friedrich muore per un infarto e si risveglia come Diabolicus, decidendo di utilizzare la propria nuova condizione per vendicarsi dei suoi persecutori.

La scelta è particolarmente adatta a Sine Requie, perché permette di utilizzare la natura dei Morti non soltanto come elemento sovrannaturale, ma come estensione della tragedia personale del protagonista. Friedrich non è un mostro che casualmente prende di mira alcune persone, è una vittima che, dopo la morte, decide di trasformare il proprio trauma in una punizione. La sua vendetta segue inoltre una logica precisa, ogni omicidio riproduce in forma distorta una delle umiliazioni subite durante l’infanzia. Lennart Kroemer viene lasciato morire sotto il peso di un’automobile, Joseph Keller viene spinto dalla tromba delle scale, Adam Albrecht viene rinchiuso sottoterra fino a morire soffocato, mentre Helen Engel rappresenta l’ultimo bersaglio. La violenza è quindi sempre legata al passato, e questo dà agli omicidi una funzione narrativa molto più importante del semplice shock.
Ed è proprio qui che entra in gioco la struttura investigativa, probabilmente l’aspetto meglio riuscito de La Rimpatriata. Gli agenti non ricevono semplicemente una serie di indizi da raccogliere in ordine prestabilito, ma devono spostarsi tra diversi luoghi e mettere insieme informazioni che acquistano significato soprattutto quando vengono confrontate. L’autofficina Kroemer, lo studio di Joseph Keller, i Floragarten, lo studio legale Peters, Engel e Kortig e le abitazioni dei vecchi compagni costituiscono altrettanti tasselli dello stesso mosaico. Il Cartomante dispone così di una rete di informazioni abbastanza ricca da permettere ai giocatori di arrivare alla soluzione attraverso il ragionamento, invece di limitarsi a seguire una pista unica.

Un elemento particolarmente interessante è il modo in cui i testimoni contribuiscono all’indagine. Quasi tutti gli ex compagni tendono inizialmente a minimizzare quello che accadde a Friedrich, descrivendo le violenze come semplici scherzi oppure ricordandole come episodi lontani e privi di importanza. Questa scelta non è soltanto funzionale alla caratterizzazione dei PNG, ma diventa parte integrante del mistero, perché costringe i giocatori a distinguere tra ciò che i personaggi raccontano e ciò che realmente è successo. Joseph Keller, per esempio, continua a mostrare un atteggiamento sprezzante nei confronti di Friedrich e cerca di ridimensionare persino la lite avvenuta durante la rimpatriata.
La classe del 1931 è probabilmente la parte più interessante dal punto di vista umano. Benedict Letzel, il secchione che ha organizzato la rimpatriata, ammette di essersi voltato dall’altra parte per paura di essere preso di mira, mentre Martha Winkler ricorda uno degli episodi più umilianti subiti da Friedrich. Ida Voss, invece, introduce una componente quasi grottesca attraverso la propria paranoia, arrivando a sospettare che Benedict abbia organizzato l’intera rimpatriata come parte di una cospirazione. Sono personaggi che non servono esclusivamente a fornire indizi, ma contribuiscono a ricostruire progressivamente l’ambiente nel quale Friedrich è cresciuto.

Molto importante è anche la presenza di Norbert Lehmann, l’unico vero amico di Friedrich durante gli anni della scuola. La sua sorte introduce una delle sfumature migliori dell’avventura, perché Friedrich, nonostante sia diventato un assassino, non riesce a distruggere l’amico dopo averlo ucciso e averlo visto risvegliarsi come Simplex. Lo nasconde nella propria cantina, legandolo a una trave, e questa scelta dimostra che sotto la rabbia e il desiderio di vendetta esiste ancora una parte dell’uomo che era. È un dettaglio piccolo, ma fondamentale per impedire che Friedrich venga ridotto alla figura del classico antagonista da eliminare.
Anche la gestione del tempo merita una valutazione positiva. Friedrich colpisce a giorni alterni e ogni ritardo degli agenti può significare la perdita di un testimone o la morte di una nuova vittima. Questo introduce una pressione che funziona molto bene in un’avventura investigativa, perché impedisce ai giocatori di considerare l’indagine come un’attività priva di conseguenze. Non è sufficiente sapere chi sia il colpevole, bisogna riuscire a fermarlo prima che completi il proprio piano. Il Cartomante deve quindi gestire attentamente il calendario degli eventi, facendo percepire ai giocatori che ogni giornata trascorsa senza risultati avvicina il prossimo omicidio.
La presenza di Friedrich rende inoltre interessante la fase conclusiva. Quando gli agenti arrivano a casa sua, possono trovare guanti con il sangue di Burger e soprattutto il corpo risvegliato di Norbert nella cantina. Friedrich, però, non si comporta come un assassino improvvisato, mantiene la calma, cerca di allontanare i sospetti e può perfino indirizzare gli investigatori verso Benedict Letzel. Questa parte richiede al Cartomante una certa attenzione interpretativa, perché il valore della scena dipende molto dalla capacità di rendere Friedrich credibile come uomo apparentemente ordinario. La sua abitazione modesta e il suo lavoro da segretario contribuiscono proprio a creare questo contrasto.

Sul piano della preparazione, l’avventura è quindi piuttosto comoda. Le location sono descritte in maniera funzionale, i PNG possiedono informazioni precise e vengono indicati diversi modi attraverso cui gli agenti possono arrivare alle informazioni, compresi interrogatori, perquisizioni e consultazione degli archivi. Gli allegati finali rappresentano inoltre un valore aggiunto concreto, perché l’invito alla rimpatriata e il foglio con gli indirizzi possono essere utilizzati direttamente al tavolo come materiale da mostrare ai giocatori, aumentando la componente immersiva dell’indagine.
Dove La Rimpatriata convince meno è nella sua relativa rigidità narrativa. La struttura degli omicidi è molto definita e il comportamento di Friedrich segue una sequenza precisa, quindi un gruppo particolarmente imprevedibile potrebbe costringere il Cartomante a intervenire per mantenere il ritmo previsto. Allo stesso tempo, però, questa rigidità è anche ciò che permette all’avventura di funzionare come scenario breve, perché offre una progressione facilmente gestibile e un obiettivo sempre chiaro. Non siamo davanti a un sandbox investigativo, ma a una storia costruita intorno a un conto alla rovescia, e valutarla significa accettare questa impostazione.
La conclusione è probabilmente la parte che eleva maggiormente l’avventura rispetto a un semplice scenario horror. Se gli agenti non intervengono, Friedrich porta a termine la propria vendetta e può arrivare a costituirsi spontaneamente, chiedendo soltanto di essere ucciso. Se invece gli investigatori decidono di riunire tutti gli ex compagni per proteggerli, Friedrich può trasformare la situazione in una strage, sfruttando i Morti generati dalle sue vittime. In entrambi i casi, però, rimane una domanda che non ha una risposta prestabilita, Friedrich è soltanto un mostro oppure è anche il prodotto di anni di sofferenza che nessuno ha mai voluto vedere?

È questa, alla fine, la vera anima de La Rimpatriata. L’avventura parla di omicidi, Morti, Diabolici e di una caccia contro il tempo, ma il suo argomento centrale è la responsabilità. Friedrich deve essere fermato, non ci sono dubbi, ma il gioco mette deliberatamente i giocatori nella posizione di conoscere anche ciò che lo ha portato fino a quel punto. Il fatto che la maggior parte dei suoi ex compagni continui a considerare le proprie azioni come semplici scherzi rende la situazione ancora più amara, perché dimostra quanto facilmente chi infligge una sofferenza possa dimenticarla mentre chi la subisce può portarsela dietro per tutta la vita.
Dal punto di vista editoriale, La Rimpatriata è un prodotto compatto, senza l’ambizione di essere una campagna o un’avventura estremamente articolata, ma sufficientemente ricco da sostenere 3-4 sessioni investigative complete. Le illustrazioni, le fotografie dei PNG e i materiali allegati aiutano a dare identità al prodotto, mentre la struttura interna consente al Cartomante di trovare rapidamente le informazioni necessarie durante la partita. Anche la scelta di dichiarare apertamente la volontà di rappresentare un periodo storico oscuro senza aderire alle ideologie rappresentate nell’avventura contribuisce a chiarire il tono con cui il materiale vuole affrontare il contesto del IV Reich.
La Rimpatriata è quindi un’avventura che consiglio soprattutto ai gruppi di Sine Requie interessati alla componente investigativa e alla costruzione di una storia nella quale gli indizi contano almeno quanto gli scontri. Non è un’avventura che punta sulla varietà delle situazioni o sulla libertà assoluta, ma sulla progressiva ricostruzione di una tragedia, e sotto questo aspetto raggiunge il proprio obiettivo. Il suo punto di forza non è tanto scoprire chi sia l’assassino, quanto comprendere perché lo stia facendo e cosa abbia trasformato una vittima in carnefice. Alla fine rimane soprattutto una riflessione amara, nessuno può cambiare quello che è successo a Friedrich, ma forse qualcuno avrebbe potuto impedirgli di diventare ciò che è diventato. Ed è probabilmente proprio questa domanda, più ancora degli omicidi e dell’orrore, a rendere La Rimpatriata un’avventura che vale la pena portare al tavolo.
Trovate l’avventura La Rimpatriata e tante altre sessioni GDR sul canale YouTube Caleb’s Chronicles!
Sine Requie è un gioco di ruolo edito da Serpentarium, trovate tutto il materiale nel loro shop.
*Copia digitale dell’avventura fornita da Caleb per le live e la recensione.
La nostra versione live de La Rimpatriata è disponibile nella playlist omonima sul canale YouTube di Serial Gamer Italia:







