Per anni, il terzo capitolo della saga di Ryu Ga Gotoku è stato considerato la “pecora nera” o, più benevolmente, il “figlio difficile” del franchise. Nonostante l’indubbio fascino dell’ambientazione solare di Okinawa, il titolo originale del 2009 soffriva di un sistema di combattimento legnoso e di un ritmo narrativo spesso claudicante, elementi che lo rendevano il candidato ideale per un restauro totale. Oggi, SEGA rompe gli indugi e lancia sul mercato Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties, disponibile su PC, PS5 ed Xbox Series X|S dallo scorso 12 febbraio, un’operazione ambiziosa che non si limita a svecchiare il comparto tecnico, ma riscrive parte dell’esperienza originale aggiungendo un tassello fondamentale: una campagna inedita dedicata a uno dei villain più amati e complessi della serie.
Un ritorno atteso tra le onde di Okinawa
La storia principale ci riporta nel 2009, in un momento cruciale e profondamente umano per la vita di Kiryu Kazuma. Dopo i fasti e le tragedie di Kamurocho, il Dragone di Dojima ha cercato di voltare pagina, trasferendosi ad Okinawa per gestire l’orfanotrofio Morning Glory insieme alla piccola Haruka. Questa premessa, che all’epoca divise i fan abituati al cemento di Tokyo, rappresenta il cuore pulsante del gioco. La serenità della spiaggia di Asagao viene però scossa da un complesso intreccio politico-mafioso che lega il destino di quel pezzo di terra a complotti nazionali, basi militari americane e alle instabili gerarchie del Clan Tojo.
In questa nuova versione Kiwami, il Team Ryu Ga Gotoku ha operato una potatura netta sulla sceneggiatura. L’incipit, storicamente criticato per la sua eccessiva lentezza e per le troppe commissioni domestiche richieste dai bambini, è stato snellito eliminando diverse fasi riempitive. Se da un lato questo rende la narrazione più esplosiva e moderna, permettendo alla trama di “ingranare” molto prima, dall’altro sacrifica un pizzico di quell’atmosfera intima e quotidiana che rendeva il terzo capitolo un’esperienza unica nel suo genere. Tuttavia, per il pubblico moderno, la scelta di rendere il prologo più dinamico si rivela vincente, evitando che i neofiti abbandonino il titolo prima ancora di aver visto il primo complotto yakuza.

Dark Ties: L’ascesa brutale di Yoshitaka Mine
La vera punta di diamante del pacchetto, nonché il motivo principale per cui i veterani vorranno tornare in questo mondo, è senza dubbio Dark Ties, l’espansione dedicata interamente a Yoshitaka Mine. Ambientata cronologicamente prima degli eventi principali, questa sezione permette di vivere in prima persona l’ascesa meteorica di Mine all’interno della famiglia Nishikiyama. Mine non è mai stato un criminale comune; è un uomo d’affari geniale, un orfano che ha scalato le vette del capitalismo giapponese solo per scoprire che il denaro non può colmare il vuoto della solitudine.
In termini di gameplay, l’esperienza cambia radicalmente quando prendiamo il controllo dell’antagonista. Dimenticate la potenza bruta e il peso dei colpi di Kiryu: Mine combatte con lo stile Shoot-Boxing. Si tratta di un mix letale di calci acrobatici, ginocchiate derivate dalla Muay Thai e proiezioni rapidissime che rendono le circa otto ore di gioco di questa espansione estremamente dinamiche. La fluidità del Dragon Engine permette a Mine di muoversi sul campo di battaglia come una scheggia impazzita, offrendo un feeling quasi da “character action game”. Questa sezione non si limita però all’azione: approfondisce il vuoto esistenziale di Mine, mostrando il suo primo, fatidico incontro con Daigo Dojima e il suo desiderio viscerale di trovare un legame fraterno che vada oltre il puro interesse economico. È un’aggiunta che eleva il personaggio, trasformandolo da ostacolo finale a figura tragica di immenso spessore narrativo.

L’evoluzione del combattimento e lo Stile Ryukyu
Tornando nei panni di Kiryu, il sistema di combattimento è stato completamente rivoluzionato, lasciando nel passato la frustrante tendenza dei nemici a difendersi eccessivamente, un difetto che aveva reso la versione originale (e la successiva Remastered) un’esperienza spesso tediante. Grazie all’integrazione del sistema di collisioni e animazioni degli ultimi capitoli, gli scontri sono ora viscerali e spettacolari. Ma la vera novità è l’introduzione dello Stile Ryukyu.
Insegnato dal nuovo maestro Miyazato, un esperto di arti marziali locali che gestisce un bar ad Okinawa, questo stile permette a Kiryu di brandire armi tradizionali come nunchaku, bastoni bo e persino piccoli scudi cerimoniali. Lo Stile Ryukyu si rivela fondamentale per gestire i grandi gruppi di nemici, offrendo una varietà tattica che nel capitolo originale mancava totalmente. Kiryu può ora passare fluidamente dalla forza bruta dello stile Drago alla precisione tecnica delle armi di Okinawa, rendendo ogni scontro un piccolo sandbox di distruzione.

Tra gang di motocicliste e anacronismi moderni
A movimentare la permanenza ad Okinawa troviamo inoltre la modalità Ragazzaccio Drago. Qui, Kiryu si ritrova coinvolto nelle vicende di una gang di motocicliste tutta al femminile che cerca di resistere all’invasione dei rivali di Tokyo. Questa modalità si configura come un vero e proprio “gioco nel gioco” con una struttura che ricorda i titoli musou: battaglie su vasta scala in aree aperte dove dobbiamo coordinare i nostri alleati e abbattere centinaia di nemici. La narrazione di questa sottotrama è tipicamente “Yakuza”: bizzarra, esagerata, ma capace di toccare temi di lealtà e sorellanza inaspettatamente profondi.
Non mancano poi tocchi di modernità che, seppur tecnicamente anacronistici per il 2009, servono a rendere l’esplorazione più in linea con gli standard attuali. L’introduzione di un prototipo di Segway per gli spostamenti veloci tra le strade di Ryukyu e Kamurocho è un’aggiunta simpatica, così come l’app di social dating LaLaLa Loveland. Quest’ultima, che riprende meccaniche viste in Infinite Wealth, permette di interagire con i passanti e creare legami sociali immediati, aumentando la sensazione di un mondo vivo e interconnesso, anche se stride leggermente con il contesto tecnologico dell’epoca.

Luci e ombre: i tagli e il revisionismo
Nonostante l’entusiasmo, l’operazione di restauro porta con sé alcune criticità che faranno discutere i puristi. Se il passaggio ai 4K e 60 FPS stabili dona una nuova vita ai colori vibranti di Okinawa e ai neon di Tokyo, alcune scelte di design appaiono controverse. Il numero di missioni secondarie è stato ridotto drasticamente, passando dalle quasi cento originali a poco più di trenta. Molte di queste erano obiettivamente riempitive e di scarsa qualità, ma la loro rimozione totale, unita alla scomparsa delle storiche Revelations (i siparietti in cui Kiryu apprendeva mosse fotografando scene assurde), toglie un pizzico di quella follia tipica che i fan storici amano.
Inoltre, Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties soffre di una certa rigidità strutturale inedita: il gioco tende a bloccare l’avanzamento della trama principale finché non vengono completati determinati obiettivi secondari o minigiochi obbligatori. Questo “muro” artificiale rischia di rovinare il ritmo proprio nei momenti in cui la tensione narrativa dovrebbe essere massima, costringendo il giocatore a reclutare membri per la gang o a superare test di combattimento mentre il mondo di gioco è teoricamente sull’orlo del baratro.
Infine, l’aspetto più audace e potenzialmente divisivo riguarda le modifiche apportate ad alcuni snodi cruciali della trama e al destino di certi comprimari. Sembra che il Team Ryu Ga Gotoku stia utilizzando i progetti Kiwami per creare una sorta di “timeline alternativa” o un canone aggiornato che corregga alcune decisioni narrative prese quasi vent’anni fa. Se da una parte questo rende la storia più coerente con i capitoli più recenti, dall’altra rischia di creare un cortocircuito logico per chi deciderà di proseguire la saga giocando alle versioni Remastered del 4 e del 5, dove tali cambiamenti non sono ovviamente riflessi.

Conclusione: Un Dragone più forte che mai
In conclusione, Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties è molto più di un semplice remake. È un atto di giustizia verso un capitolo che meritava di essere apprezzato senza i limiti tecnici del passato. L’inclusione della campagna di Mine è un valore aggiunto inestimabile che da solo vale il prezzo del biglietto, offrendo una prospettiva matura e cupa che bilancia perfettamente la solarità di Okinawa.
Nonostante alcuni tagli ai contenuti secondari e un revisionismo narrativo che potrebbe spiazzare i veterani, ci troviamo di fronte a un action-RPG vibrante, moderno e tecnicamente solidissimo. La localizzazione in italiano, finalmente presente, è l’ultimo tassello di un mosaico che apre le porte di questa meravigliosa storia a una platea ancora più vasta. Il Dragone di Dojima non è mai stato così splendente, e questo ritorno ad Okinawa ci ricorda che, anche tra le onde del mare e la pace di un orfanotrofio, il cuore di uno yakuza non smette mai di battere per ciò che è giusto.
*Versione testata: Xbox Series X grazie ad un codice fornito dal publisher.







