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Ghostwire Tokyo: un’avventura spirituale in quel di Tokyo – Recensione

4 Apr 2022 | PC, PlayStation 4, PlayStation 4 Pro, PlayStation 5, Recensioni, Recensioni Videogiochi, Videogiochi

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È una giornata come un altra in quel di Shibuya quando all’improvviso un evento sovrannaturale colpisce Tokyo privando la città di tutti suoi abitanti. È questo l’incipit narrativo di Ghostwire Tokyo, il nuovo titolo firmato Bethesda e Tango Gameworks, gli autori della serie The Evil Within, che portano nella location giapponese i loro dettami horror dando vita ad un action adventure in prima persona decisamente particolare per le modalità d’azione che risultano quasi da sparatutto. Vediamo dunque se questo nuovo esperimento del team giapponese ha dato i frutti sperati.

Una città deserta

In Ghostwire Tokyo vestiamo i panni di Akito, uno dei pochi che è riuscito a sopravvivere all’attacco terroristico in un modo decisamente peculiare: il ragazzo infatti proprio in occasione dell’avvenimento sta andando a trovare la sorella in cura in un ospedale della zona e, mentre sta attraversando un incrocio, viene messo sotto da una macchina; è proprio mentre il protagonista sta per esalare l’ultimo respiro che uno spirito si impossessa del suo corpo riuscendo a far sopravvivere entrambi. Poco dopo si scopre che lo spirito si fa chiamare KK ed è un investigatore specializzato nel paranormale, e ha bisogno d’aiuto per salvare la città dal pericoloso Hannya, colui che ha rilasciato la nebbia in tutta la città.
È da qui che partono tutta una serie di missioni nelle quali dobbiamo cercare di mettere i bastoni tra le ruote ad Hannya intento ad architettare il suo piano per mettere sotto torchio la città affrontando mostri sempre più impegnativi e sezioni molto lineari ma interessanti nella loro sostanza che riescono a rendere al meglio a differenza del contorno del gioco. Quest’ultimo infatti è costellato da un’anima open world che non convince appieno soprattutto per attività come i portali Torii che risultano una meccanica decisamente all’antica e tediosa con la loro presenza che è senza dubbio superflua e molto ripetitiva.
Nella ventina di ore per portare a termine l’avventura è proprio la trama principale e l’atmosfera generale del gioco che spiccano riuscendo ad essere interessante la prima e molto godibile la seconda.

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Poteri magici

Dopo che KK prende il possesso di Akito il gioco mostra subito la sua natura rivelando un gameplay action che risulta quasi uno sparatutto visto che il protagonista può contare sui potere dell’Etere, una serie di magie spirituali legate a tre elementi: Vento, Fuoco e Acqua. Il tutto si svolge grazie al movimento delle mani con le tre varianti che sono ben diverse tra loro e vanno usate a seconda delle situazioni: i colpi di vento sono molto veloci e hanno una buona portata, questi di sicuro sono quelli che si usano di più anche per via del numero elevato di utilizzi; la via intermedia è quella del fuoco con la possibilità di attaccare dalla media distanza ma l’utilizzo principale lo troviamo nell’attacco caricato, che consente di scagliare una potente sfera di fuoco a mo dì Sasuke di Naruto; infine troviamo i colpi d’acqua che sono molto utili negli scontri ravvicinati con l’attacco caricato che ricorda il Rasengan di Naruto.
Questo trittico di poteri non risulta molto complesso ma va gestito nella maniera corretta con i poteri che vanno usati con parsimonia visto che, se ci si butta a capofitto in scontri con molti nemici, probabilmente si rischia di uscirne con le ossa rotte finendo in men che non si dica le munizioni a disposizione. Il gioco infatti ci porta ad usare spesso un approccio più stealth cogliendo di sorpresa i nemici per assorbire il loro nucleo e aver la meglio su quest’ultimi con la possibilità di utilizzare anche degli appositi talismani per occultarsi e agire senza essere visti.
Per il resto i vari nemici che troviamo nel mondo di Ghostwire Tokyo sono molto variegati andando a cambiare il nostro approccio al gioco: sono presenti Yokai che prediligono attacchi ravvicinati oppure da lontano, al tempo stesso troviamo fantasmi che colpiscono dall’alto o bestie che ci caricano senza un domani. In tutto questo dovremo sfruttare le varie abilità a disposizione capendo quale tecnica sia più efficace con la possibilità di utilizzare anche una barriera magica per parare i colpi (prendendo in ogni caso qualche danno) con la possibilità, se usata al momento giusto, di defletterne alcuni e non subire danni.

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Atmosfera unica

La tokyo messa in piedi da Tango Gameworks è una città pericolosa e devastata, nella sua popolazione, dall’attacco terroristico di Hannya con il team di sviluppo che ha dato vita ad una vera e propria ambientazione fantasma caratterizzata da una atmosfera unica. Ad accompagnare la Tokyo del gioco troviamo un sonoro e delle musiche ad hoc che riescono a conferire un alone d’inquietudine che avvolge ogni cosa. Ad ampliare le sensazioni positive sull’atmosfera ci pensa anche il DualSense che contribuisce con le vibrazioni a ridare un buon feedback all’utente.
Infine da notare qualche sbavatura nel comparto tecnico soprattutto con il ray tracing attivo che va ad influire sulla fluidità del gioco.

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Una sorpresa di qualità

Gli sviluppatori di Tango Gameworks hanno confezionato un buonissimo prodotto con un ottima struttura soprattutto per quanto riguarda l’atmosfera e la trama che riescono a intrattenere benissimo per tutte le ore di gioco. Non tutto però è andato per il verso giusto dato che il modello open world è abbastanza rivedibile data la ripetitività di alcune azioni che dopo le prime ore risultano decisamente superflue. Ghostwire Tokyo è un titolo di valore che riesce ad esprimere anche una critica e una visione del lavoro giapponese sopra le righe consigliato per tutti quei giocatori che amano il folklore giapponese condito da un atmosfera horror perfetta.

*Versione Testata: PS5, grazie al codice fornitoci dal publisher

Trama: 80
Gameplay: 80
Grafica: 80
Sonoro: 85
Longevità: 75

VOTO: 8

PRO: Atmosfera ottima; Trama e missioni principali
CONTRO: L’open world non era necessario; Qualche problema tecnico con il ray tracing; Alcune attività fin troppo ripetitive

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Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.

Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.

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