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Lust From Beyond: sesso, droga e depravazione – Recensione

24 Mag 2021 | Recensioni, PC, Recensioni Videogiochi

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Dieci giorni fa si è tenuta la Indie Celebration Competition della Digital Dragons, una competizione polacca internazionale che ha visto in gara 250 giochi provenienti da 50 paesi diversi. Un evento andato live su Twitch e Steam, seguito da quasi 100mila persone.

Tra i vari vincitori troviamo anche Lust From Beyond, titolo dello sviluppatore indipendente polacco Movie Games S. A., rilasciato l’11 marzo di quest’anno su Steam.

Si tratta del secondo capitolo dell’universo narrativo di Lust ed è un horror erotico fortemente influenzato dalle opere letterarie di Howard Phillips Lovecraft e da quelle artistiche di Zdzisław Beksiński – nome che avrete già sentito per aver influenzato il piano spirituale del precedentemente recensito The Medium (titolo horror creato da Bloober Team, altro studio polacco).

Ma andiamo a scoprire in dettaglio il titolo Movie Games che si è aggiudicato il suddetto premio.

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Un altro tassello in un puzzle.

Anzitutto Lust From Beyond è il secondo macro capitolo del Lustuniverse, come dicevamo. Della stessa saga fanno parte Lust For Darkness e le due avventure free-to-play Lust From Beyond: Prologue e Lust From Beyond: Scarlet.

Il gioco segue le vicende di Victor Holloway, antiquario comune con una dipendenza dal sesso. Durante un rapporto sessuale con la sua compagna, comincia ad avere una serie di visioni di un mondo parallelo che in seguito scoprirà essere Lusst’ghaa. L’evento lo destabilizza a tal punto da far scadere il momento di piacere in un episodio di violenza. La ragazza, Lily, spaventata dal suo comportamento, gli consiglia così un bravo psicanalista: Charles Austerlitz.

Il Dottor Austerlitz si trova a Bleakmoor, una modesta cittadina deserta al momento dell’arrivo del protagonista. L’atmosfera è cupa e i nostri cattivi presentimenti si realizzano immediatamente. L’intera cittadina è una copertura della Scarlet Lodge, una setta violenta, composta da membri psicolabili, atta alla ricerca e all’esplorazione del mondo di Lusst’ghaa. La setta informa il nostro protagonista – dopo averlo braccato e catturato – della sua vera natura: lui è un “Seeing One”, uno dei prescelti in grado di raggiungere le terre dell’estasi di Lusst’ghaa, appunto.

Fortunatamente Victor viene salvato da due bizzarri individui, protagonisti del primo capitolo del Lustuniverse: Jonathan e Amanda Moon, due appartenenti al Culto dell’Estasi, che aspirano ad ascendere a uno stato di estasi e felicità eterna tramite Lusst’ghaa.

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Non è tutto oro quel che luccica.

Ovviamente si tratta di un horror, quindi comunque la tendenza è quella di finire dalla padella alla brace, specialmente in una storia che, all’interno dell’universo di Lust, porta il peso di decenni se non secoli di studi, ricerche, violenze, uccisioni, torture e tradimenti, tutto per arrivare a un unico fine: la Terra dell’Estasi Eterna. Insieme a tutto ciò che essa comporta.

In questo viaggio pieno di enigmi e saturo di intrecci importanti tra le varie pedine in campo, Victor Holloway è un protagonista insulso e quanto mai banale. Non prende mai posizione e si fida totalmente degli altri anche quando degli altri è lampante che non ci si può fidare. Non ha polso e nessuna delle decisioni che prende è davvero di sua spontanea volontà.

Nonostante la possibilità di avere diverse opzioni e poter effettivamente compiere delle scelte che dovrebbero avere una qualche sorta di ripercussione nella storia, il giocatore non riesce mai ad entrare realmente all’interno delle dinamiche del gioco, rendendo pressoché impossibile empatizzare con uno qualsiasi dei personaggi. La sensazione è quella di assistere inermi alla stupidità del protagonista, accerchiato da una compagine di fenomeni da baraccone con qualche rotella fuori posto.

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Il gameplay.

Lust From Beyond è stato sviluppato con Unity 3D e sembra l’evoluzione di un punta e clicca (cosa che personalmente trovo positiva). I comandi sono piuttosto basilari e semplici da imparare. Dopotutto verrà richiesto più che altro di risolvere enigmi, spostare cose, far combaciare altre cose, sistemare e ricostruire, alternandovi tra il mondo terreno e quello alternativo di Lusst’ghaa. Tutto molto divertente, se non fosse che è così per tutte le 9/10 ore che sono richieste per completare il gioco. Tempo sufficiente per far sentire una dinamica ridondante e ripetitiva, anche nelle scene di sesso.

I combattimenti sono quasi assenti per tutto il gioco, a parte in due occasioni: un boss e il boss finale, i quali non possono che essere affrontati con le maniere forti e con la vostra fida e banalissima revolver che tutto può. Sarebbe stato meglio togliere qualsivoglia forma di combattimento, a questo punto, evitando di far crollare anche l’aura di invincibilità e orrore che emanano determinati personaggi.

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I comparti grafico e sonoro.

Graficamente, Lust From Beyond è spettacolare.

Gli ambienti sono ricchi e dettagliati, così come la caratterizzazione dei personaggi. Passando sopra alla plasticità di movimenti e alla poca espressività dei personaggi, comunque si tratta di un piacere per gli occhi, reso ancor più notevole dalla sua natura indie. La grafica riesce a sfiorare per poco la sensazione che dà un gioco AAA.

Lusst’ghaa è pieno di particolari e, come già detto, traggono spunto dall’artista polacco Zdzisław Beksiński, già ispiratore del mondo spirituale di The Medium, gioco sviluppato dall’indipendente casa di sviluppo polacca Bloober Team.

Le musiche sono dimenticabili e più di contorno, mentre invece i rumori e il doppiaggio sono notevoli, davvero ineccepibili. Sono un’ottima base su cui poggiare tutta l’atmosfera cupa, pesante, ma anche e soprattutto erotica di Lust From Beyond.

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Conclusioni.

Quindi se state giocando a Lust From Beyond per la storia, probabilmente ne rimarrete delusi, soprattutto considerando l’ottima base da cui il gioco dovrebbe partire.

Se invece lo state giocando per il sesso, beh, anche per quello rimarrete delusi, perché comunque le scene sono molte meno di quelle che vi aspettereste di trovare.

Lust From Beyond è un gioco indubbiamente audace, dall’incredibile lavoro grafico e sonoro e con un’atmosfera convincente e ben costruita, che però scade nella banalità e nella piattezza dei suoi personaggi, con un finale da far accapponare la pelle – decisamente non in senso buono. Sicuramente un’esperienza di gioco interessante e sopra le righe, le cui premesse però promettevano molto di più.

Una riflessione veloce. Contiene spoilers.

Quello che conferma la delusione personale in questo gioco è il finale.

Stiamo parlando di un contesto depravato e di violenza da cui possiamo aspettarci di tutto, ma come al solito i prodotti vanno contestualizzati e Lust From Beyond non fa eccezione.

Quindi ecco il maxi spoiler.

Alla fine del gioco, saremo posti di fronte a una scelta molto importante: accettare di portare le Terre dell’Estasi Eterna sulla Terra e instaurare il regno della violenza e dello stupro di Lauv’abrarc (divinità corrotta rinchiusa all’interno di Xu’thrar, una località nel mondo di Lusst’ghaa) oppure declinare l’offerta e salvare l’umanità dalla dannazione eterna. A proporcelo è una donna con cui avremo a che fare lungo il corso del gioco e che, a causa della sua smania di potere, si tramuta in un mostro deforme con un enorme bocca dentata sul ventre. Declinando l’offerta avremo modo di assistere a una scena brutale. Victor accoltellerà ripetutamente la donna andando a mirare proprio alla sua vagina.

Avete capito bene.

Potremmo dire una miriade di cose. Potremmo parlare del coltello che rimanda palesemente alla penetrazione sessuale, sottolineando che non si tratta di una penetrazione qualsiasi, ma piuttosto di una violenza sessuale vera e propria. Potremmo parlare dell’infibulazione, così come della misoginia che attanaglia ancora il mondo. Oppure ancora potremmo parlare di come il mostro orribile da abbattere sia una donna e di come fosse un mostro già nel capitolo precedente. Personaggio che, dopo aver ricevuto ogni sorta di abusi, ammette piangente che quel che le è stato fatto le è pure piaciuto ed era proprio quello che desiderava.

Beh, come dire? Quasi “se l’è andata a cercare”.

Il messaggio che passa fa accapponare la pelle. È un messaggio misogino che rimanda le colpe alla figura femminile, generatrice di mostri, in quanto essa stessa mostruosità che va domata. A qualsiasi costo.

La riflessione è puramente personale, ma acquista un certo peso quando si pensa al rapido declino recente della Polonia in ambito sociale.

Attualmente la Polonia è l’unico stato ad essere uscito dalla Convenzione di Istanbul (convenzione internazionale contro la violenza sulle donne e la violenza domestica approvata da tutti i paesi EU). Ne è uscita meno di un anno fa, dichiarando che fosse tutta una macchinazione ispirata dall’ideologia di genere e sostenuta dalla “lobby LGBT”.

Cyberpunk 2077 è uscito cinque mesi dopo dal dietrofront dello stato polacco. È bene ricordarlo a tutti coloro che non hanno trovato “abbastanza” l’impegno sociale dimostrato da CD Projekt RED nei confronti della comunità LGBTQIA+.

Ma per tornare a noi e per chiudere, dieci giorni fa in Polonia non si stava festeggiando solo il premo dato a Movie Games S. A. per Lust From Beyond, ma anche i primi 100 giorni dall’approvazione della legge anti-aborto.
Questo è il contesto che ha permesso a Lust From Beyond di guadagnare il Best Indie Community Vote. Si tratta di un premio meritato o piuttosto di un segnale importante all’interno della comunità videoludica polacca? Non lo sappiamo. Noi oggi riportiamo solo dati e fatti.

*Versione testata: PC tramite il codice Steam fornito dal publisher.

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6.7

Trama

5.0/10

Grafica

8.0/10

Gameplay

7.0/10

Sonoro

7.0/10

Longevità

6.5/10

Pro

  • Ottima atmosfera horror
  • Ambienti graficamente eccezionali, grande attenzione ai dettagli

Contro

  • Le decisioni non hanno reale effetto nella storia
  • Personaggi piatti e banali

Rebecca Sargo

Sin da piccola, si diletta in ogni genere di scrittura e comunicazione. Divoratrice di libri, manga e videogiochi, è la smanettona social media per Facebook ed Instagram.

Rebecca Sargo

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