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Mortal kombat 11: Aftermath – Il dietro le quinte della Nuova Era – Recensione

A distanza di un anno dall’uscita di Mortal Kombat 11, NetherRealms e Warner Bros. hanno rilasciato l’espansione Aftermath. Con essa arrivano cinque nuovi capitoli della campagna principale che ci regalano altre due ore e mezza di gioco, tre personaggi giocabili, due nuovi stage muniti di Stage Fatalities e le Friendships, il tutto al prezzo di €39,99. Ma ne vale davvero la pena? Ecco cosa ne pensiamo noi.

E così Liu Kang è il nuovo custode del tempo…

Meraviglioso. Guardando il finale di MK11, avrete pensato come tutti “adesso Raiden e Liu Kang rimetteranno tutto a posto”. Credevate fosse così “semplice”, vero? Be’, vi sbagliavate di grosso.

Il nuovo pezzo di storia inizia con l’arrivo inaspettato di Fujin, Nightwolf e Shang Tsung, tornati dal Vuoto in cui Kronika li aveva imprigionati e dal quale sono riusciti ad uscire proprio grazie alla sua sconfitta.

Lo stregone Shang Tsung avverte che l’utilizzo della Clessidra, senza la Corona di Kronika, manderebbe in frantumi la Clessidra stessa, facendo perdere i mondi per sempre.

Valutando una strategia, i cinque uomini arrivano alla conclusione che l’unica soluzione possibile è quella di rimandare indietro l’improbabile trio sulla linea temporale di Liu Kang e Raiden. E così inizia il viaggio “dietro le quinte” della storia che abbiamo giocato nella campagna principale di Mortal Kombat 11, ripercorrendo alcune scene salienti da un diverso punto di vista.

Come spesso accade, i viaggi nel tempo all’interno di una storia sono una variabile incognita molto instabile. Possono rappresentare un gioco di trame in grado di far “esplodere” la mente del fruitore e lasciarlo fortemente soddisfatto, oppure, al contrario, l’ennesimo fallimentare tentativo di dare spessore ad una storia che non sa più che pesci pigliare.

Aftermath è a metà strada.

Da Mortal Kombat non ci siamo mai aspettati moltissimo a livello di trama e, sapendolo, Warner Bros ha costruito negli anni uno dei picchiaduro più cinematografici ed appassionanti di sempre, riuscendo a contestualizzare e rendere eleganti anche le brutalissime Fatalities. Con Aftermath tornano tutte le emozioni che gli ultimi capitoli della saga sono stati in grado di regalarci, offrendo anche un ottimo trampolino di lancio per i prossimi risvolti narrativi. Eppure c’è qualcosa che lascia un po’ di amaro in bocca.

Giocandolo tutto d’un fiato però, certi buchi di trama diventano molto evidenti e confondono il giocatore più pignolo su come certe cose siano possibili, portandolo a porsi un paio di domande sulla coerenza delle azioni dei personaggi, sia quelli della run principale, sia quelli giocati in Aftermath. Meglio quindi lasciare da parte la pignoleria e godersi l’espansione di trama così com’è.

Un punto a favore molto importante è il fatto di poter finalmente giocare anche personaggi della fazione dei “cattivi” e picchiare brutalmente i buoni, andando a stabilire una trama forse più stabile ed organica, rispetto alla prima parte.

Il roster tra vecchie conoscenze ed ospiti d’onore

Sono Fujin e Sheeva a tornare nel roster di Mortal Kombat 11 grazie ad Aftermath, a cui si aggiunge anche un richiestissimo RoboCop (con cui finalmente possiamo darle di santa ragione a Terminator, lo scontro che volevamo vedere tutti). Tre personaggi con tre stili di combattimento molto diversi tra loro, tutti e tre molto divertenti e ben caratterizzati.

Fujin, il dio del vento, porta lustro al suo epiteto, dimostrandosi il personaggio più elegante e completo tra i tre. Non troppo difficile da usare, ma sicuramente più tecnico rispetto agli altri due, con la sua necessità di mosse ben ponderate e di specifiche combo concatenate.

Sheeva è indubbiamente il personaggio più facile, ma anche quella in grado di dare più soddisfazioni immediate. Il dolore che infligge all’avversario è quasi percepibile attraverso lo schermo.

RoboCop, invece, ha creato non poche perplessità. Il suo personaggio infatti è uno zoner da manuale. Come potevamo aspettarci il suo stile di gioco è basato sul suo armamentario, che comprende la sua memorabile pistola, fucili, lanciafiamme ed altro ancora. Scarsissima la fluidità di movimento, un personaggio lento e pesante. Sicuramente la maniera più fedele ed intelligente di portare RoboCop nel roster MK, dopotutto le mosse e le citazioni sono curate nel dettaglio. Al punto che una sua Fatality è la scena in cui Alex Murphy viene ucciso nel primo film di Verhoeven. La voce ed il viso stessi non sono lasciati al caso, dato che è Peter Weller medesimo l’interprete che ha collaborato nella creazione del personaggio giocabile.

Un bundle importante

Sicuramente un pezzo di storia da non poter perdere in alcun modo. Cinque capitoli importanti dunque, come importante è il prezzo che valgono però. Da una parte possiamo anche capire l’esperienza utente e la sua ottima valorizzazione, esaltata come nel gioco principale, dall’altra quando è il momento di mettere tutte le aggiunte sul piatto della bilancia, qualcosa stona e torna l’amaro in bocca.

Se non avete ancora acquistato il gioco originale, vi consigliamo di acquistare la Aftermath Kollection in digitale, che vi consegna il gioco completo insieme a tutti i DLC finora usciti al prezzo di €59,99. Se invece avete già acquistato il gioco originale, che sia in edizione fisica o digitale, probabilmente rimarrete delusi dal prezzo che vi spetta per poter accedere a questi contenuti aggiuntivi, che per quanto belli e divertenti non giustificano in alcun modo il prezzo del bundle.

*Versione testata: PS4, grazie ad un codice fornito dal publisher

Mortal Kombat 11: Aftermath

7.5

Trama

7.0/10

Gameplay

8.0/10

Grafica

8.0/10

Sonoro

8.0/10

Longevità

6.5/10

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Rebecca Sargo

Sin da piccola, si diletta in ogni genere di scrittura e comunicazione. Divoratrice di libri, manga e videogiochi, è la smanettona social media per Facebook ed Instagram.

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