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Those who Remain: Luci ed ombre di un horror psicologico – Recensione

Disponibile da ieri, 28 maggio su PC, PlayStation 4, Nintendo Switch e Xbox One, Those who Remain è un horror psicologico sviluppato da Camel 101, piccolo studio di sviluppo già noto per aver creato il titolo sci-fi (sempre a tinte horror) del 2016, Syndrome e pubblicato da Wired Productions Limited. Come se la sono cavata gli sviluppatori con questa nuova produzione? Scopritelo insieme a noi nella nostra recensione approfondita.

Resta nella luce

La trama di Those who Remain parte con il protagonista, Edward, che sembra pronto a togliersi la vita in preda al senso di colpa, alla depressione e ad una insana dipendenza dall’alcool; il nostro “eroe” sembra aver perso moglie e figlia per via dei suoi tradimenti e proprio nella cinematica iniziale gli viene fornita l’occasione di redimersi, grazie ad un messaggio della sua amante, Diane, che lo invita a raggiungerla in un motel fuori mano, il Golden Oak Motel. Edward decide così di cercare di tornare sulla retta via, andando ad incontrare la sua concubina, deciso a rompere definitivamente con lei per cercare di riappropriarsi della sua vita. Arrivato al motel però la situazione non sembra per nulla normale: il luogo è deserto e sia la reception che le stanze sembrano vuote, compresa quella di Diane, in cui solo lo scorrere dell’acqua nella doccia indica che la donna è realmente stata là. Una telefonata avvisa il nostro protagonista, con semplici parole, di quello che lo aspetterà nelle 5-6 ore che serviranno per completare questa avventura a tinte horror: “Resta nella luce”, cosa che dovremo fare per forza, tra enigmi ambientali e rocambolesche fughe da strani mostri, cominciando proprio dalla camminata che saremo costretti a fare fino alla vicina cittadina di Dormont, visto che l’auto di Edward verrà rubata proprio non appena agganciato il telefono nella stanza di Diane.

Dormont è una classica cittadina di periferia americana, in cui però l’oscurità sembra aver completamente infestato tutto, dalle strade agli edifici e come se non bastasse il nostro Edward si ritroverà osservato da strane figure umanoidi con gli occhi blu e armate di asce, coltelli e forconi, anche se come vedremo tra poco, nella descrizione del gameplay, basterà una minima fonte di luce per non farsi catturare e salvarci letteralmente la vita.

Those who Remain si basa per la maggior parte sulla risoluzione, come detto, di enigmi ambientali e per riuscirci dovremo essere in grado di sfruttare la realtà alternativa, a cui potremo accedere attraverso dei portali blu luminosi, in cui le regole della fisica e della gravità sono molto meno influenti che nella realtà. Dovremo quindi, per esempio, liberarci il passaggio in zone illuminate ostruite nel mondo reale spostando gli oggetti che ci impediscono il passaggio nella realtà alternativa e così via.

Oltre a questi enigmi, la maggior parte dei quali appunto legati a stanze e location poco illuminate e percorsi da sbloccare aiutandosi nella realtà alternativa, nel gioco dovremo completare alcune sezioni stealth e sopravvivere, come detto sopra, ad alcune fughe da misteriose creature, oltre a trovare indizi come note e diari che ci permetteranno di dipanare il mistero degli accadimenti che hanno coinvolto la cittadina di Dormont. Nel gioco saremo chiamati ad effettuare delle scelte morali che cambieranno il corso dell’avventura, di cui però preferisco non specificarvi nel dettaglio l’entità per non spoilerarvi elementi portanti della trama, che comunque è risultata ben scritta ed originale ed è il punto di forza di questa produzione, proprio perché il gameplay si limita appunto all’elenco di attività sopra descritte e dovremo passare quindi la maggior parte della nostra run ad esplorare per trovare indizi, attivare fonti di luce, risolvere i basilari enigmi e così via. Anche se il gioco non spaventa per davvero, se non in una manciata di occasioni, riesce comunque a trattare tematiche importanti come l’infedeltà e il suicidio in maniera azzeccata ed il protagonista, Edward, è ben caratterizzato.

A Dormont mancano gli arredatori d’interni!


A livello tecnico Those who Remain ha alcune pecche evidenti, a partire dalla ripetitività, già dal secondo interno esplorabile, di tutti gli elementi d’arredo (armadi, divani, sedie, cassetti e così via) e vista la quantità di indizi disseminati per Dormont la cosa risulta ancora più evidente man mano che l’avventura prosegue. La modellazione poligonale degli oggetti non è molto curata ed è piuttosto semplice e basilare, mentre in generale l’ambientazione è comunque apprezzabile e credibile così come l’atmosfera e la realtà alternativa; le texture sono quasi tutte in bassa risoluzione e fin dai primi minuti il feeling con i comandi, pad alla mano, non è di certo al livello di altre produzioni indie provate su questa generazione di console (aumentate la sensibilità appena cominciate il gioco, ve lo consiglio). Anche l’illuminazione non è di certo perfetta e avrebbe forse, vista l’importanza per il gameplay del gioco, richiesto un po’ di attenzione e di cura in più. Il comparto sonoro è azzeccato in tutti i suoi aspetti ed il doppiaggio in inglese è di buona fattura, così come i sottotitoli, presenti in lingua italiana.

In conclusione Those who Remain non è sicuramente una delle produzioni horror migliori a cui abbiamo giocato e viene penalizzata in questo nostro giudizio dai problemi tecnici e dalla ripetitività del gameplay e dell’ambientazione. Il titolo è comunque godibile e offre una trama originale, ben scritta e che riesce a trattare tematiche importanti e gli amanti del genere potrebbero trovarlo interessante, magari in un momento come quello estivo in cui non usciranno molti giochi nuovi visto comunque il prezzo di lancio più che abbordabile (19,99 €).

*Versione testata: PS4, grazie ad un codice digitale fornito dal publisher

Those who Remain

19,99€
5.9

Trama

7.0/10

Gameplay

5.0/10

Grafica

5.0/10

Sonoro

6.0/10

Longevità

6.5/10

Pro

  • Trama originale e ben scritta
  • Tratta tematiche importanti
  • Protagonista ben caratterizzato

Contro

  • Comparto tecnico non all'altezza
  • Gameplay monotono ed abbozzato
  • Interni di Dormont molto ripetitivi

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Paolo Lorenzini

Editor in chief di Serial Gamer, dopo anni di gavetta su diversi portali videoludici ne crea uno nuovo perché crede in un'informazione libera ed obiettiva.

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