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Pixel Ripped 1995 – Un salto nel passato – Recensione

ARVORE Immersive Experiences ci fa fare un salto, di nuovo, nei mitici anni ‘90, che per molti di noi sono non solo un bel ricordo, ma magari, avendo qualche console dell’epoca ancora funzionante nelle nostre cantine, anche un periodo a cui guardiamo con nostalgia. Eccovi la nostra recensione di Pixel Ripped 1995.

Un gioco tutto brasiliano

Creato sotto la direzione di Ana Ribeiro, stessa mente creativa di Pixel Ripped 1989, questo nuovo episodio della saga è un gioco che nonostante sia in Realtà Virtuale, non la sfrutta al 100%, ma riesce comunque a creare un’immersività assai profonda.

 Pixel Ripped 1995 è disponibile su PC (via Steam per Oculus Rift) dal 23 aprile 2020 e su PS4 VR dalla scorsa settimana (anche se per il momento non sarà disponibile nel nostro paese e per la recensione abbiamo usato un codice americano).

Non è vintage, ma sono tanti bei feel di un salto nei ricordi d’infanzia

Ci ritroviamo immersi fin da subito in una realtà virtuale che non ci si potrebbe aspettare, immaginate di essere effettivamente immersi in un gioco del 1995, qualsiasi oggetto è in 2D ma in uno spazio 3D e voi vi ci ritroverete nel mezzo!

Ma questo solo in una delle due trame che andrete a vivere, perché la storia non è di un solo personaggio ma ben di due.

Da un lato vestiremo i panni di Dot, un personaggio tutto femminile con una bella mano destra che si trasforma in un cannone laser (qualcuno ha detto Metroid?). La gestiremo quasi sempre in terza persona, con una visuale peculiare, perché il giocatore si ritroverà effettivamente ad essere David, un ragazzino con 19 miliardi e spicci di ore di giochi vari e ad avere in mano per quasi tutto il gioco il nostro joypad e una pistola giocattolo, o delle banane.

Due trame due modi diversi di giocare

Il gameplay ha appunto questa interessante duplicità, il mondo dei videogiochi subisce un trauma molto caotico per cui spesso ci ritroveremo ad interagire in duplice maniera, da un lato gestendo Dot con il joystick, quello del gioco, dall’altro useremo la nostra pistola giocattolo, quella di David, per supportare gli scontri di Dot stessa, l’unione fa veramente la forza!

David si ritroverà quindi a gestire davanti ad un nuovo tubo catodico il personaggio del suo videogioco preferito, una TV nella TV.

Durante la storia, che viene comunque portata avanti mutevolmente tra i due protagonisti, ci ritroveremo una grandissima quantità di citazioni di giochi dei primi anni ‘90, Dot infatti salterà di gioco in gioco partendo da una cartuccia in stile Sega Megadrive in un classico gioco in 2D, passando a picchiaduro a scorrimento in un fantastico cabinato,  Street Puncher nel gioco, arrivando verso la fine dell’esperienza interattiva a dover gestire la nostra Dot in una rivisitazione di se stessa che potete ammirare qui sotto.

Non solo, fanno la loro comparsa anche personaggi ispirati a ricci che corrono a velocità soniche o castelli di vampiri molto oscuri e famosi.

La trama per Dot è la classica dei giochi anni ‘90, devi recuperare le chiavi di casa, ti ritrovi a fine gioco a dover salvare il mondo…

David invece vive qualcosa di assai più profondo, comprendendo cosa sia l’amicizia di chi crede in ciò che fai tramite il suo corrispettivo videoludico e tutti i personaggi che incontrerà giocando e il supporto di una persona inaspettata a fine gioco; lo sconvolgimento del mondo reale con quello virtuale inoltre creerà nuovi legami che non ci si aspetterebbero.

Una grafica infantile ma non troppo

Il budget di Pixel Ripped 1995 pare non sia stato molto elevato, ma il target per questo gioco è rivolto anche ai giocatori più piccini, parliamo di un PEGI 7, quindi ritrovarsi in un mondo dalla grafica disneyana non stona affatto con quello che ci si dovrebbe e potrebbe aspettare.

La trasposizione dei vari videogiochi a cui David giocherà inoltre è così perfetta nel suo essere vintage ai nostri occhi, che non può che essere più che apprezzabile.

La direzione musicale ha fatto un ottimo lavoro per cui la colonna sonora ci propone una musica elettronica che ci farà rivivere alla grande non solo l’esperienza delle prime console, per non parlare dei dialoghi blaterati, ma ritroveremo anche sonorità adatte ad ogni tipo di videogame in cui Dot salterà.

Impersoniamo un ragazzino di 9 anni che si ritrova a dover sottostare a varie situazioni, persino la madre che spegne forzatamente il televisore o direttamente la console, obbligandoci a ripartire sempre dall’ultimo checkpoint, se siete bravi potrete vincere un trofeo riuscendo a non far fare mai questa blasfema azione a vostra madre; vi ricordate la pistola giocattolo? Sappiate usarla al momento giusto!

Conclusioni

Un gioco della durata di 2 ore abbondanti, in cui rivivremo in tutto e per tutto la miticità degli anni ’90 del mondo videoludico, passando anche per quello che ora è l’obsoleto mondo dei cabinati, dandoci emozioni su tanti fronti, storia, ambientazione e temi toccati.

Se cerchiamo un gioco di azione spinta, non è questo il caso, abbiamo in mano un gioco leggero, in cui non subiremo neanche motion sickness, dato che non avremo mai modo o bisogno di muovere direttamente il personaggio con cui “vediamo”,  ma saremo immersi lo stesso nel videogioco.

*Versione testata: PS4 (PS VR), grazie ad un codice digitale fornito dal publisher

Pixel Riped 1995

7.3

Trama/Ambientazione

8.0/10

Gameplay

8.0/10

Grafica

7.0/10

Sonoro

7.5/10

Longevità

6.0/10

Pro

  • Un salto nel passato
  • Niente VR Sickness
  • Citazioni a gogo!

Contro

  • Esperienza intensa, ma breve

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