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Pangeon: sempre occhio dietro l’angolo – Recensione

In lockdown da più di un mese ci è impossibile uscire a rivedere la luce. ci troviamo bloccati tra quattro mura e dobbiamo sopravvivere all’inerzia e all’inedia, e nel caso della camera da dove scrivo ci sono anche gli scheletri.

Da più di un mese stiamo tutti vivendo in un dungeon crawler, ed è solo giocando a Pangeon che me ne sono accorto.

Sviluppato da Skrypious ed edito da Ultimate games SA, Pangeon offre al pubblico appunto un gameplay classico di dungeon crawler con tutto quello che ne deriva: senza troppi preamboli dovremo sobbarcarci il peso di una classica missione suicida infestata di mostri all’interno di una segreta, dove per fronteggiare i nostri nemici dovremo cercare equipaggiamenti ed armi sempre migliori, divise tra diverse classi.

Le ambientazioni, con il loro stile retro in pixel art faranno il resto per creare l’atmosfera più adeguata alle nostre esplorazioni. Le mappe sono disegnate in modo tale da essere realmente labirintiche e i nemici, all’interno di queste si celano dietro ogni angolo morto: la proceduralità di ogni partita potrà inoltre metterci di fronte a variegate tipologie di nemici, che piccoli o grandi che siano, non saranno da sottovalutare: anche se questi non potranno ucciderci dovremo infatti amministrare in maniera sapiente le nostre risorse e le nostre pozioni curative visto che non sappiamo di fatto quale sarà la natura del prossimo avversario nè quando questi si presenterà.

Una partita a pangeon, con la definizione della classe e la mappatura dei punti abilità, si sa come inizia, ma non si sa come si svolgerà. Si sa però anche come finisce.

Dal punto di vista tecnico, il titolo si rifà ad un comparto solido e compatto, frutto comunque di scelte artistiche che ne facilitano la fluidità: la pixel art con i suoi poligoni i volutamente semplici non da motivo all’apparato di essere sovraccaricato anche quando lo schermo si popola di nemici sciamanti e tutta l’esperienza non viene appesantita, rimanendo di ottima qualità.

Le scelte artistiche di per contro, proprio nella loro accezione di design, sono del tutto apprezzabili, andando a definire un colpo d’occhio vintage grazie appunto alla pixel art applicata alle ambientazioni 3D e rendendo un’atmosfera misteriosa e non rassicurante anche supportata dalla colonna sonora che svolge un lavoro accettabile e senza particolari picchi nell’accompagnare la pericolosa esplorazione.

In conclusione Pangeon si pone come un titolo del tutto canonico e senza pretese, fortemente legato al genere dungeon crawler e incapace di innovare in alcuna maniera la proposta. L’esperienza che offre in ogni caso è buona e coerente, e i fan del genere troveranno divertente avventurarsi per l’ennesima volta nelle segrete, dove anche il fatto di sapere che ogni angolo potrebbe celare una trappola è a modo suo rassicurante.

Pangeon

6.4

Trama/Ambientazione

6.0/10

Gameplay

7.0/10

Grafica

7.0/10

Sonoro

6.0/10

Longevità

6.0/10

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Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni