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Through The Darkest of Times – Il Peso della Resistenza – Recensione

Nel momento della storia in cui c’era maggiormente bisogno di supereroi questi erano terribilmente assenti, e il loro posto fu preso da cittadini comunissimi, che hanno combattuto strenuamente senza martelli che evocano tempeste o scudi che avrebbero retto la caduta di una stella. Per alcuni questi sono stati eroi che hanno attraversato le epoche più oscure, per altri semplicemente uomini che hanno mantenuto la loro coscienza.

Through The Darkest of Times ci mette nei panni di queste persone: semplici, fallibili, impaurite, ma dovranno bastare per vincere una battaglia che la storia ha già decretato essere una tragedia, ma che si presenta in questo titolo come combattuta su campi che forse non tutti conoscono.

Sviluppato da Paintbucket Games ed edito da HandyGames, il prodotto che trattiamo si basa su un concept storico tradizionalmente molto sviscerato, anche in diverse forme, all’interno dell’ambito videoludico, andando però a presentarlo in una forma un po’ diversa in un’opera che vuole essere sia un’esperienza toccante che una sfida ludica divertente in senso stretto.

Il gameplay propone una formula in realtà abbastanza canonica di gestionale, ma a rendere tutta la produzione notevole è sempre l’atmosfera che il titolo permette di respirare. Tutti gli elementi del genere sono qui riportati in maniera classica, mettendoci di fronte a delle mappe che dovremo gestire come resistenza al regime nazista per proteggere i più deboli e assicurarci un minimo di libertà dall’oppressione. Per rafforzare la nostra influenza sulle varie porzioni della mappa dovremo, all’interno di una struttura a turni, intraprendere diversi tipi di missioni, che ci ricompenseranno con altrettanti tipi di risorse. La meccanica gestionale viene ulteriormente approfondita poiché sarà necessario, per ogni tipo di incarico, assegnare l’agente migliore: un commercialista parte della resistenza non sarà brillante nello svolgere missioni di spionaggio, e un panettiere non riuscirà a far passare sottobanco dei documenti segreti in maniera efficace: come dicevamo all’inizio, non ci sono supereroi qui, ma solo uomini giusti per l’incarico giusto, e noi, a capo della resistenza, dovremo fare le scelte corrette per salvaguardare la loro vita e la libertà dei nostri quartieri.

Un gestionale classico quindi, ma allora cosa rende Trough The Darkest of Times se non unico, molto particolare? La risposta è “tutto ciò che non è gameplay”. Il comparto artistico è costruito su scelte precise e coraggiose, ispirate nel dare un colpo d’occhio basato su colori freddi e grigi che vengono squarciati dall’utilizzo del rosso. I personaggi, disegnati come delle marionette infantili, creano un interessante contrasto tra le morbide forme arrotondate e le espressioni granitiche e serie, rese più potenti dalla dimensione degli occhi sui volti dei protagonisti, resi qui appunto per scelta artistica quasi similmente ad uno shojo.

L’interfaccia completa richiama in complessiva un’atmosfera vintage coerente con il periodo storico trattato, e tutta l’aria che si respira è magistralmente accompagnata da una colonna sonora di ottima qualità, in grado di aumentare l’immersione nell’esperienza e creare uno sfondo acustico toccante e riflessivo. In produzioni come queste la parte audio è fondamentale per mantenere viva la percezione dell’universo di gioco, e il titolo di Paintbucket Games colpisce nel segno anche in questo caso.

In conclusione Through The Darkest of Times si rivela essere un lavoro semplice sulla carta ma di resa molto complicata: il gameplay del tutto classico lascia a presagire una produzione canonica e senza impegno, ma tutto il resto del comparto, artistico e sonoro, rivelano una cura di primo livello per un titolo che non è più solamente un gioco ma anche un esperienza toccante e un invito a riflettere.

*Versione testata: PC, grazie al codice fornito dagli sviluppatori

Trough The Darkest of Times

7.3

Trama/Ambientazione

7.8/10

Gameplay

6.9/10

Grafica

7.2/10

Sonoro

7.5/10

Longevità

7.0/10

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Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni