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Bloodroots: Non c’è tempo per gli stalli messicani – Recensione

Bloodroots è come un duello nel west fuori da un saloon. Non sai come diavolo sei finito li, ma devi essere veloce a tirare fuori quel ferro. Non c’è tempo per spiegare. Si deve solo lasciare da parte ogni domanda ed essere veloci con le dita.

Sviluppato ed edito da PaperCult, questo particolare titolo arriva su playstation 4, Xbox One, PC e Nintendo Switch come il rombo di un cannone, e riesce ad essere un elemento di inaspettato impatto in un momento in cui il panorama ancora langue in attesa delle prossime uscite.

L’intro dell’opera ci catapulta subito in un’atmosfera profondamente Western, presentando il protagonista e il gruppo dei suoi rivali. Dopo il loro primo scontro, che vede il nostro freddato da una pallottola del malvagio Mr. Black Wolf, in qualche oscuro modo ci ritroviamo vivi e assetati di vendetta. Il sangue che disegna il titolo dell’opera alla fine del prologo sarà solo l’aperitivo di un banchetto che saremo chiamati a fare con tutto quello versato dai corpi dei nostri avversari, per riuscire infine a raggiungere la nostra nemesi e i suoi scagnozzi e fargliela pagare.

Il Gameplay è l’elemento fondamentale sul quale si basa l’opera: sebbene infatti il background storico e narrativo sia apprezzabile, quello su cui verterà tutta l’esperienza sarà proprio nello specifico il giocare.

Su una struttura a livelli e stage, lo scopo del gioco sarà dunque quello di pulire le aree da tutti i nemici per proseguire a quella successiva, fino alla fine del livello, che presenterà il relativo boss.

Per riuscire nell’impresa sarà fondamentale dunque studiare la conformazione dei vari stage, sfruttare al massimo ogni oggetto qui presente rendendolo un’arma e valutare la strategia migliore per avere ragione delle orde nemiche, caratterizzate da un gran numero di tipologie di avversari diversi.

Che siano questi dei tiratori o dei combattenti melee, dovremo inoltre tenere a mente che basterà un solo colpo da parte di chiunque di essi per costringerci a ricominciare lo stage da capo.

Alla conclusione di tutti gli stage che formano il livello infine sarà mostrato il punteggio che abbiamo ottenuto, classificato in una leaderboard globale: questo sarà influenzato dal numero di morti che abbiamo collezionato, il tempo impiegato e la versatilità del nostro approccio al nemico: quanto siamo stati mobili? Quanti tipi di armi abbiamo usato? Con che tempistiche abbiamo fatto piazza pulita dei nostri nemici? Sono tutti elementi che il sistema di classifica terrà in conto per stilare una lista degli assassini più pericolosi e fantasiosi del west.

Quest’ultima feature di fatto è quella che regala al titolo grande charme di tipo arcade e una longevità notevole: chiunque vorrà raccogliere la sfida e dimostrare di essere il più performante nell’uccidere poveretti potrà provare e riprovare ogni stage per essere insignito del titolo di peggiore personaggio da farsi nemico nel West.

Dal punto di vista artistico, Bloodroots propone una grafica cartoonesca in grado di ricordare classici della nostra infanzia come Samurai Jack, arricchiti da un impianto di animazioni vario e in grado di far godere al giocatore dell’utilizzo di tutte le “armi” utilizzabili tra i livelli.

Qualche singhiozzo invece è riscontrabile sul piano tecnico del titolo, che presenta caricamenti davvero troppo lunghi e momenti in cui un inaspettato scattare dell’immagine a schermo costringerà i giocatori a riavviare l’applicazione su PS4, a meno che non vogliano aumentare il grado di difficolta della proposta ludica potendo vedere di fatto solo un frame ogni tanto, e dovendo indovinare gli altri all’interno dell’inferno della battaglia.

Un ottimo apporto è infine dato dalla colonna sonora, concitata nella corretta maniera e in grado di accompagnarci in ogni rissa. Le arie western si sposano perfettamente con il comparto ludico, esaltando davvero il divertimento provocato dal giocare e facendo comunque notare una cura sul piano artistico del tutto lodevole su tutta l’opera.

In conclusione, Bloodroots è un prodotto di sicuro interesse per tutti i giocatori: forte di un comparto artistico di ottimo livello, il gioco si concentra sul proporre davvero un’esperienza di azione coinvolgente e sfrenata, su ritmi sempre altissimi. La presenza della classifica competitiva poi è il coronamento di tutta la proposta, motivando tutti i coraggiosi a scalare le posizioni della leaderboard a colpi di doppietta, sciabola, carote e chi più ne ha più ne metta.

Non ci sono tempi per gli stalli alla messicana nel far west di Bloodroots: buttate la vostra pistola, prendete il primo oggetto che trovate alla vostra sinistra e non ci sarà uomo di legge che possa fermarvi.

versione testata: PS4, grazie al codice fornito dal publisher

Bloodroots

7.2

Trama/Ambientazione

6.9/10

Gameplay

7.8/10

Grafica

7.5/10

Sonoro

7.0/10

Longevità

7.0/10

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Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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