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The Sojourn – Sbrogliare un’esistenza – Recensione

The Sojourn è una sfida su diversi piani, e iniziare una partita è senza dubbio un atto di coraggio.
Produzione che può essere ingannevole ad un primo sguardo, l’opera costringe gli utenti a mettersi in gioco in prima persona, non solo per espletare le mere funzioni di gameplay, ma anche per andare a indagare il comparto narrativo che delicatamente (forse troppo) propone.
The Sojourn non è una passeggiata, ma un vero e proprio viaggio in alta montagna: tutti possono con un po’ di impegno arrivare alla vetta, ma quanti riusciranno ad apprezzare l’essenza del percorso?

Presentato qualche mese fa da Iceberg Interactive, Il titolo sviluppato da Shifting Tides Si è subito imposto all’attenzione dei videogiocatori grazie soprattutto al suo comparto grafico di primissimo livello e oggi, a poco tempo dal suo lancio su PlayStation, PC e Xbox, è ora di esaminare nel dettaglio quello che propone questa interessante produzione.
Dal punto di ista del gameplay la situazione è più che lineare: The Sojourn è un puro puzzle game in prima persona, senza alcuna pretesa di commistione con altri generi e senza compromessi. Il giocatore è chiamato a proseguire tra uno stage e l’altro e prendere familiarità con le molteplici meccaniche che vengono via via presentate in modo da fronteggiare livelli sempre più complicati, dove le suddette meccaniche si uniscono tra loro nel creare un garbuglio logico da smatassare per aver ragione della sfida.
La difficoltà di questi enigmi subisce un forte climax proseguendo con il viaggio, e al nutrito numero di stage obbligatori per il completamento del gioco affianca anche 46 puzzle bonus, per tutti coloro che non vogliono cedere nemmeno un centimetro alla sfida lanciata da Shifting Tides.
Si tratta in ultima analisi di un comparto coerente, solido e riuscito, che nella sua semplicità accompagna il giocatore in una curva di difficoltà sempre proporzionata e ha il pregio di non diventare mai frustrante più del dovuto.

Ad accompagnare il gameplay proprio del puzzle Game è poi la componente narrativa: sin dalle prime fasi dell’”avventura” ci viene infatti presentata in maniera criptica e senza l’ausilio di un narratore la storia di un bambino, che attraverso quello che vedremo essere il suo percorso di crescita, andrà ad essere manifesto sbiadito di una presa di coscienza tale da permettere ai giocatori di riflettere sui concetti di educazione, società, libertà e vita.

La narrazione fa uso smodato di un profondo simbolismo, dove la decrittazione di determinati oggetti all’interno di un sistema di riferimento è fondamentale per andare a rendere esplicita la successione dei fatti, illustrati solo col supplemento di eventi in game che vengono triggerati in determinati punti del nostro percorso.
Il comparto risulta, come già accennato, comunque labile, e in realtà i giocatori saranno più impegnati a far girare le rotelle per risolvere i puzzle piuttosto che provare a intelleggere la lore.

Ad un analisi a mente fredda però si riesce a capire che è proprio la presenza di questo comparto che va ad arricchire un titolo che sarebbe se no solamente un buon puzzle game: gli spunti di riflessione di The Sojourn sono infatti quelli che rimangono in testa al giocatore anche una volta che il gioco è finito, fondamentali coronamenti dell’esperienza nel suo complesso che vanno a dare senso anche alla pura soddisfazione di aver superato la sfida.


Un altro punto di forza per il quale The Sojourn verrà ricordato è il comparto visivo: la produzione di Shifting Tides è infatti pensata per stupire visivamente dall’inizio alla fine, con un comparto grafico curato e brillante che accompagna il giocatore nel passaggio tra un puzzle e l’altro, “coprendo” in maniera impeccabile la monocromia del gameplay.
Le forme e i poligoni sono volutamente grossolani ma lo studio delle luci e degli effetti particellari rivelano un grande lavoro dello studio artistico, che con un solo sguardo a questa opera è stato capace di irretire moltissimi utenti.

In conclusione The Sojourn è un progetto semplice da descrivere solo a parole: come fosse un lago con una sottile superficie ghiacciata, il titolo si nasconde solo dietro l’arida definizione di puzzle game, che comunque riesce a inquadrare alla perfezione il suo comparto di gameplay, ma cela un’essenza molto più profonda, grazie al comparto di narrativa dagli spunti interessanti che presenta.

Siamo davanti ad un’opera il cui peso specifico è dato solo dalla mera valutazione del gameplay e del comparto artistico di primo livello, ma il cui valore, certamente superiore, è dato in maniera soggettiva da ogni giocatore, in base all’attenzione e all’apertura con cui gioca a The Sojourn, al suo modo di riflettere sulle tematiche portate e alle sue esperienze personali passate, che magicamente plasmano ogni run per ognuno di noi.

*versione testata: PS4, grazie al codice fornito dagli sviluppatori

The Sojourn

7.2

Trama/Ambientazione

7.7/10

Gameplay

6.5/10

Grafica

7.5/10

Sonoro

7.0/10

Longevità

7.5/10

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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