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Bloodstained: Ritual of the Night, Eredità spirituale – Recensione

Bloodstained: Ritual of the Night

Bloodstained: Ritual of the Night è stato reso disponibile il 18 giugno 2019 per PC (via GoG.com), PlayStation 4 e Xbox One ed una settimana dopo nella sua versione Switch; si tratta di un titolo metroidvania di stampo incantevolmente classico sviluppato da ArtPlay e distribuito da 505 Games, la cui direzione artistica è stata affidata a Koji Igarashi. Per molti questo nome potrebbe non significare assolutamente nulla, per quelli più ferrati in materia equivale ad uno dei più grandi elementi di spicco del suddetto genere, in quanto si tratta del lead producer della storica serie Castelvania(che insieme a Metroid, perlappunto,dà il nome allo stesso genere metroidvania) a partire dal 1999 con Castelvania Chronicles, remake dell’originale del 1986 uscito per NES, fino al 2011 con Castelvania: Harmony of Despair.

Insomma, sul titolo in questione mi ero creato, insieme ad un’altra buona fetta del pubblico, molteplici aspettative, in quanto foriero di una pesante eredità sulle spalle; sebbene inizialmente credevo che tale peso avrebbe finito per annichilire brutalmente il gioco, Bloodstained: Ritual of the Night si è fin da subito mostrato come degno di portare con sé quel fardello, rispettandolo ed onorandolo seppur aggiungendovi una buona dose di originalità che mi ha fatto apprezzare ulteriormente l’amalgama finale.

Realtà alternative demoniache

Bloodstained: Ritual of the Night ha inizio in un 1783 alternativo alla nostra realtà, in cui l’allora potentissima Gilda degli Alchimisti, rischiando il collasso per via della rivoluzione industriale in atto, decise di creare esseri che unissero la natura umana a quella demoniaca di alcune potentissime gemme alchemiche, i cosiddetti Shardbinder; questi superumani alchemici che vengono via via consumati dal potere demoniaco avevano però una solo funzione, ovvero essere usate come vittime sacrificali durante un sanguinoso rito mediante il quale gli alchimisti avrebbero momentaneamente aperto le porte dell’Inferno all’interno del vulcano Laki, per poi risolvere loro stessi la crisi riottenendo così il potere e l’autorità che stavano via via andando a perdere a favore della tecnologia.

Con l’eruzione del suddetto vulcano però le cose sfuggono progressivamente di mano agli alchimisti e solo l’intervento della Chiesa potè fermare l’incombente Apocalisse. Da allora gli alchimisti vengono considerati alla stessa stregua dei demoni, tranne uno, l’apprendista Johannes, che contravvenendo agli ordini riesce non solo a contribuire anche alla cacciata delle creature demoniache dalla Terra, ma anche alla salvaguardia di ben due Shardbinder, riuscendo a salvarli dal loro triste destino. Essi sono Gebel e Miriam, due grandi amici legati da un destino comune, il primo misteriosamente sopravvissuto al sacrificio e la seconda, per via dei trattamenti umanizzanti di Johannes, finita in coma profondo poco prima della catastrofe.

Gli Shardbinder sopravvissuti tesseranno però la trama del futuro del genere umano, in quanto, a ben dieci anni dall’eruzione, un castello demoniaco apparirà sulla Terra evocato dall’Inferno proprio da un Gebel terribilmente corrotto e compromesso dagli intenti oscuri e misteriosi, ed insieme a tale apparizione la stessa Miriam si sveglierà misteriosamente. Toccherà a noi introdurci nel castello vestendo i suoi panni, aiutandola a fermare quello che considerava alla stregua di un fratello e che, ora, è il più grande nemico del genere umano.

Bloodstained: Ritual of the Night

Esaustivo da ogni punto di vista

Bloodstained: Ritual of the Night è il perfetto connubio di ogni elemento tipico e topico del genere metroidvania, riuscendo ad apportare qualche interessante novità in grado di diversificare il proprio stile di combattimento, sebbene in minima parte. Nel titolo infatti troviamo una mappa vastissima ricolma di nemici ed ostacoli, dove a guidarci sarà proprio il nostro ingegno applicato ad un ottimo game design che si basa appieno sulle abilità di mobilità di Miriam. Più diventeremo forti, più ci addentreremo nel castello e più ci addentreremo nel castello più boss che ci forniranno nuove abilità incontreremo. Ogni nemico infatti potrà diventare un frammento di cristallo demoniaco che andrà a sbloccare nuovi attacchi, incantesimi, famigli ed abilità(siano esse passive o attive) in grado di condurci verso nuove ed ignote mete.

All’interno di Bloodtained: Ritual of the Night non si potranno fare vere e proprie build basate sulle proprie caratteristiche, in quanto esse livelleranno automaticamente per conto proprio, ma il comparto di armi ed incantesimi fornito ci permette di indirizzare al meglio delle nostre capacità lo stile di combattimento di Miriam come più ci aggrada; a questo si aggiunge anche una buona personalizzazione estetica della protagonista, che potrà essere modificata a piacimento del giocatore una volta trovato il giusto NPC. Non mancheranno certo i modi per diventare più forti potenziando le proprie risorse o acquisendo nuovo equipaggiamento, od anche cucinando nuove pietanze in grado di aumentare definitivamente le caratteristiche stesse di Miriam.

Un gioco ricco, che convoglia in sé un battle system appagante, nemici originali e divertenti(talvolta addirittura esilaranti), un game design centrato su esplorazione e backtracking…tutti elementi canonici che miscelati assieme in questa nuova opera metroidvaniana risulteranno soddisfacenti per ogni tipo di palato.

Bloodstained: Ritual of the Night

Canonicità e modernità

Seppur portando una notevole ventata d’aria fresca per quanto riguarda il livello artistico, Bloodstained: Ritual of the Night manifesta ulteriormente la sua canonicità anche in ambito artistico; ci si trova infatti in un titolo a scorrimento(in 2.5 dimensioni) organizzato su diverse aree ognuna dotata di una propria caratterizzazione grafica e sonora, riuscendo ad immergere il giocatore in ogni situazione proposta.

Spesso l’opera gioca molto sul prendersi poco sul serio, soprattutto per quanto riguarda i nemici spesso e volentieri assurdi e bizzarri al punto da scatenare per forza di cose l’ilarità dei giocatori(…ma non solo quelli, fidatevi!); questo, sebbene per molti potrebbe risultare fastidioso, trovo che sia un’impronta autoriale ben precisa e caratterizzante del titolo, che fornisce una diversa prospettiva su un genere che spesso e volentieri si fossilizza troppo sul tetro e sull’austerità. Un comparto tecnicamente ed artisticamente valido, che riesce però a fare tranquillamente ironia su sé stesso divertendo il giocatore che ci si rapporta.

Bloodstained: Ritual of the Night

Conclusioni

Bloodstained: Ritual of the Night è un gioco che trae appieno la sua ispirazione a piene mani dal passato, riuscendo a riproporre nel 2019 una categoria di videogiochi spesso ingiustamente dimenticata; già l’originalissimo ed artisticamente stupefacente Hollow Knight lo aveva fatto due anni fa, ma con Bloodstained: Ritual of the Night vi è un vero e proprio passaggio di testimone patrocinato da un caposaldo del genere quale Igarashi: è letteralmente Castelvania che evolve e si reitera in qualcosa di nuovo che possa continuare come saga ciò che iniziò nel lontanissimo 1986 appassionando un pubblico giovane con meccanismi vecchi di circa 25 anni…riuscendoci, peraltro, in modo sublime.

Bloodstained: Ritual of the Night

*Versione Testata: PC, tramite il codice reso disponibile da GOG

Bloodstained: Ritual of the Night

7.9

Trama

7.0/10

Gameplay

9.0/10

Grafica

7.0/10

Sonoro

7.5/10

Longevità

9.0/10

Pro

  • Mappa enorme e piacevole da esplorare
  • Personalizzazione estetica del personaggio
  • Armamentario, equipaggiamento, abilità ed incantesimi innumerevoli

Contro

  • Labiale dei personaggi disallineato col doppiaggio
  • Alcuni modelli grafici andrebbero migliorati

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