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Spider-Man: Far From Home – Le responsabilità sulle spalle del Ragno – Recensione

A più di due anni dal suo Ritorno a casa, che lo aveva riaccolto come nuovo protagonista di una serie di lungometraggi targata Sony, il 10 luglio il nostro amichevole Spiderman di quartiere sarà chiamato a proseguire il suo viaggio di maturazione, sia inteso come relativo all’iconico personaggio, che come figura percepita nel cuore dei fan.

Dopo l’uscita di Avengers Endgame, che è stato in grado davvero di voltare pagina nell’universo di Marvel, tutti gli iconici supereroi della casa statunitense sono chiamati a cambiare almeno un po’, per rimanere al passo con un mondo che, davanti e dietro la cinepresa, si muove senza posa.

Il primo a prendere parte a questo balletto sarà proprio l’uomo ragno. Pronti a vedere cosa combinerà?

Diretto come il precedente capitolo dal regista Jon Watts, Spider-Man: Far From Home ha il suo incipit successivamente agli eventi di Homecoming e soprattutto Avengers Endgame. Nel mondo dove l’opera di Thanos è stata nullificata gli esseri umani provano a proseguire le loro vite con tranquillità, anche a fronte del fenomeno del “Blip”, provocato dal fatto che una volta che Tony Stark ha fatto tornare in vita la metà dell’umanità dissolta dal titano pazzo cinque anni prima, questi individui si sono trovati ad avere la stessa età di 5 anni prima, a dispetto di coloro che sono rimasti in vita ed hanno continuato ad invecchiare regolarmente.

Anche il giovane Peter Parker (Tom Holland), dopo aver combattuto duramente al fianco degli avengers, essere stato eliminato dal potere delle gemme dell’infinito ed essere tornato per la battaglia finale è veramente stanco, e prova goffamente a ricostruirsi una vita da studente.

Una vita che gli spetterebbe di diritto in quanto ragazzo della sua età certo, ma che le responsabilità di essere Spiderman, nonché il prediletto di Iron Man, gli hanno portato via.

Il giovane Peter vede la sua possibilità de “riprennersi tutt’chill ca suo” in occasione della sua gita scolastica in Europa, dove spera di poter trascorrere serenamente e lontano da costumi, supercattivi e swing tra i grattacieli. Vista poi l’altezza massima di due metri emmezzo dei palazzi di Venezia, la meta designata, tutto sembra davvero scorrere liscio.

Peter ha un piano: vivrà il suo viaggio in Europa in compagnia della compagna di classe MJ ( Zendaya), per la quale da tempo ha una cotta, le comprerà un bel regalo in quel di Venezia, salirà con lei sulla cima della Tour Eiffel, si dichiarerà e un appassionato bacio sigillerà il loro giovane amore, consegnandoli ad un’eternità di amore e condivisone. Facile facile.

SE NON CHE…

Proprio durante la visita a Venezia di Peter e compagni, la città sarà attaccata da un gigantesco mostro d’acqua, e sarà solo grazie all’intervento del fiero Quentin Beck (Jake Gyllenhaal), un superguerriero da un’altra dimensione rinominato dai ragazzi in gita col nome di Mysterio, se la situazione verrà risolta.

A questo punto il giovane Spiderman, prelevato praticamente con la forza da Nick Fury e dal suo team, viene reso partecipe del fatto che questi mostri si chiamano Elementali, che hanno distrutto la terra nella dimensione parallela di Mysterio e che ora stanno portando il loro attacco alla nostra, secondo uno schema identico a quello attuato nel mondo di Quentin.

Il mondo ha bisogno di Spider-Man, ma Peter Parker ha davvero tanto da proteggere, e ancora di più da perdere: scendere in campo vuol dire gettare al vento il suo piano infallibile e praticamente andato già in porto con MJ, mettere a rischio la vita dei suoi compagni di classe, perdersi la gita. Erodere un altro granello della sua adolescenza, sacrificando quest’ultima ancora una volta sull’altare della salvezza del mondo.

L’amichevole Spider-Man di quartiere si sta rendendo conto con orrore che quel quartiere conta circa 8 miliardi di abitanti e si chiama pianeta terra.

Come agirà a questo punto Peter Parker potrà deciderlo solo lui: sballottato dal greve fardello di essere stato il prediletto di Tony Stark che ha fatto di lui un Avenger, e dai naturali desideri di essere alla fine dei conti un ragazzo liceale, il giovane uomo ragno sarà ancora una volta chiamato a scegliere tra i suoi personali e legittimi interessi e il destino del mondo.

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” suona oggi come una vera e propria maledizione.

Dal punto di vista tecnico e di sceneggiatura, Spider-Man: Far from Home risulta a mio parere uno dei migliori film Marvel degli ultimi anni. Ridisegnando nel 2017 un modello di uomo ragno più moderno e totalmente svecchiato, gli sceneggiatori sono riusciti a creare un’atmosfera lieve (come nel precedente film), potendo concedere così al pubblico un po’ di sano divertimento anche a fronte di epocali battaglie tra eroi e supercattivi, che riescono a non essere gravate da una forzata epicità che troppo spesso nelle produzioni precedenti è sfociata nel pacchiano.

Spider-Man: Far from Home è di fatto un film sui supereroi, ed è un ottimo film. Diretto, immediato, capace di intrattenere e fare ridere: pensato per essere fruito da tutte le età non si presta a nessuna tragedia manifesta, se non quella umana di Peter, Palinuro travagliato tra il vivere la vita e la sua responsabilità.

È infatti la responsabilità il secondo protagonista del film. La tematica è collegata a filo doppio con il personaggio già dalla sua prima scrittura nel 1962, e anche in una sceneggiatura così ariosa e spensierata, quasi da teen comedy, è proprio questa muovere il personaggio in un’altalena di frustrazioni e appagamenti, guidandolo in ogni sua scelta.

A rendere poi la produzione ulteriormente godibile è la prestazione degli attori. Tom Holland, a dispetto della giovane età è un gigante nel rendere magicamente ogni stato d’animo di Peter: l’imbarazzo che prova in presenza di MJ è palpabile, la commozione nei momenti difficili e resa a schermo perfettamente, e il suo essere di fatto un ragazzo in gita non cozza mai con il resto del vasto background che l’attore va a interpretare.

Assolutamente apprezzabili sono anche le interpretazioni di Jake Gyllenhaal come Mysterio e Zendaya come Mary Jane: è grazie a questi attori se la produzione nel suo complesso non risulta in ultima analisi solo una fuffa gradevole da vedere, ma anche un ottimo esempio di capacità attoriale.

In conclusione, Spider-Man: Far From Home è completamente promosso. La mano del regista Jon Watts è riuscita anche questa volta a dare alla luce un prodotto fruibile da tutti e divertente, che si intreccia con il MCU senza esserne troppo schiavo, aprendo comunque le porte a quello che sarà il prossimo percorso cinematografico condiviso dai nostri eroi.

Accompagnare Peter in questo passo sul suo percorso di maturazione è un atto doveroso da parte dei fan dell’universo Marvel, e nel farlo questi non si ritroveranno delusi.

Anche coloro che non si sono sottoposti con la disciplina di un samurai alla visione di tutti e 23 i film dei Marvel Studios però avranno pane per i loro denti: L’Uomo ragno accompagnerà tutti loro attraverso 2 ore e nove minuti di intrattenimento di prima qualità, in attesa di qualcosa di meraviglioso che deve certamente ancora venire.

Spider-Man: Far From Home

7.7

Regia

7.5/10

Fotografia

7.5/10

Montaggio

7.5/10

Interpretazioni

8.0/10

Sceneggiatura

8.0/10

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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