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The Caligula Effect: Overdose – Batofobia – Recensione

La Batofobia è la paura incontrollata della profondità, e ne parleremo più del dovuto nella recensione di oggi.

The Caligula Effect è un progetto interessante e di base più fortunato di altri: uscito inizialmente nel 2017 su Playstation Vita, il titolo ha ricevuto nell’arco del 2018 un adattamento in una serie anime di 12 episodi, e pochi giorni fa, anche una versione rimasterizzata per Playstation 4, sulla quale abbiamo potuto mettere le mani per farci davvero un’idea di cosa il prodotto offra al pubblico, e quello che abbiamo trovato è, nel bene e nel male, di interesse notevole.

Sviluppato da Aquria e pubblicato da Nis America nel corso di marzo 2019 per Playstation 4, Nintendo Switch e PC Windows, The Caligula Effect: Overdose è una versione rimasterizzata con contenuti aggiuntivi rispetto all’originale The Caligula Effect del 2017 pubblicato su Playstation Vita da Atlus.

In profondità dentro Mobius: Batofobia e trama

La storia ci metterà nei panni di un protagonista con il nostro nome, che prendendo parte a quella che sembra una normalissima cerimonia di apertura di anno scolastico in una high school. Molto presto però il nostro avatar si accorge di effetti glitch intorno alle facce di alcuni studenti tanto inquietanti quanto strani, e si rende conto di una verità sconvolgente: il luogo in cui si trova non è la realtà, ma uno spazio virtuale chiamato Mobius, all’interno del quale μ, un intelligenza artificiale animata dalle migliori intenzioni, ha intrappolato una grande fetta della popolazione del Giappone. M è davvero in buona fede, e ha creato Mobius perché sia un luogo di puro piacere, lontano dalle difficoltà della vita reale: tutte le persone qui inconsce prigioniere infatti sono state colpite da qualche trauma nella realtà, e qui hanno la possibilità di vivere una falsa vita ricca solo di positività.

Alcuni di questi prigionieri però riescono a vedere oltre la patina ovattata di divertimento e serenità perenne che caratterizza lo spazio digitale, e decidono di voler tornare alla loro vita, per quanto difficile. Fondano quindi il Go Home Club, un gruppo studentesco segreto che ha l’obiettivo di tornare al mondo reale e, con l’aiuto di Aria, un altra intelligenza artificiale che aveva inizialmente supportato μ nella creazione di Mobius. Per fare questo i ragazzi decidono di cercare proprio μ e di tentare di farla tornare sui suoi passi liberando quelli che sono di fatto dei prigionieri.

Sul loro cammino però dovranno fronteggiare il gruppo degli Ostinato Musician, degli Idol J-Pop difensori del sistema di Mobius che attraverso le loro canzoni possono eseguire il lavaggio del cervello sugli abitanti dello spazio virtuale, rendendoli un vero e proprio esercito di burattini asserviti ai loro scopi. Se il Go Home Club riuscirà a sconfiggere i musicisti, trovare… E fuggire da Mobius dipenderà solo dal nostro avatar, che tra una battaglia e l’altra dovrà fare luce sulla misteriosa figura che sembra avere il controllo sia degli Ostinato Musician che di μ, e decidere per tutti gli abitanti di Mobius se la vita reale la fuori, così terribilmente vera, valga il sacrificio di questo idillio, tanto dorato quanto falso.

Superare le paure: Batofobia e gameplay

Il gameplay proposto dal titolo si propone al primo sguardo come la componente forse più canonica dell’intero progetto. Si tratta di un JRPG che offre al giocatore tutte le croci e le delizie del genere: scesi nei panni del nostro personaggio e calati nella trama definita da una narrazione diretta e chiara, avremo il compito di esplorare le varie ambientazione alla ricerca di
μ per tentare di farla tornare sui suoi passi e liberare le anime all’interno di mobius. Le nostre peregrinazioni ci porteranno a combattere con l’esercito degli ostinato musicians in veri e propri encounter che sono il primo indizio che porta a scoprire un gameplay molto più caratterizzato di quello che il genere di appartenenza può suggerire e pressoché unico

Il combat System di The Caligula Effect è tanto semplice da capire quanto impegnativo da masterare: questo è basato su un comparto di abilità proprie di ogni personaggio, che a sua volta presenta una serie di statistiche che lo rendono perfetto per un ruolo di dps piuttosto che supporto o healer. A questo si aggiunge però un concept assolutamente Action che permette al giocatore di calcolare le tempistiche con le quali concatenare gli attacchi del party per creare sinergie devastanti tra le abilità e una pletora di strategie sul campo dalla quale attingere per trovare il modo migliore per avere ragione di qualsiasi avversario.

La formazione stessa del  party di 4 personaggi sarà scelta in base a quelle che sono non solo statistiche e ruoli di ogni pg, ma anche al ventaglio di abilità che questo possiede, dopo aver calcolato in che modo queste sinergizzano con quelle degli altri protagonisti

Trattandosi di un JRPG inoltre le meccaniche con le quali potremo sviluppare i nostri personaggi sarà fondamentale, e ci spingerà a cercare di capirne a fondo la capillarità.

Oltre a salire di livello guadagnando punti esperienza infatti, potremo dotare il nostro pg di tre tipi di equipaggiamento legato al potenziamento delle statistiche, di cui uno operante sulle stat offensive, uno sulle difensive e uno più variabile su vari aspetti della nostra build. A questo si aggiunge poi il sistema delle abilità passive, che permetterà ulteriormente di incrementare la nostra resa sul campo di battaglia.

Le abilità passive vengono sbloccate tramite il complesso sistema dell Casuality Link, che ci metterà in contatto con la miriade di più di 500 npc all’interno delle ambientazioni di the caligula effect

Interagendo con questi infatti, tutti ragazzini frequentanti una fin troppo canonica high School, potremo stringere con questi amicizie che ci porteranno a conoscere i più profondi traumi che segnano le loro vite (e che li hanno di fatto intrappolati all’interno di Mobius). Una volta che avremo un rapporto abbastanza profondo con un NPC, costui ci affiderà una breve quest, risolta la quale ci ricompenserá con la sua agognata abilità passiva.

Nel complesso dunque, vista la profondità di Battle System, gestione delle statistiche e progressione del personaggio quello che si va a delineare è un comparto di gameplay del tutto soddisfacente, in grado di dare gusto sia ai giocatori più portati per battaglie hardcore in tempo reale, sia ai più fissati giocatori di rpg, intenti sempre a limare al meglio il proprio personaggio, sia ai completisti cronici, che potranno immergersi nell’enorme quantità di attività da portare a termine per raggiungere il massimo delle possibilità disponibili per la gestione del pg.

Evitare le sfide: Batofobia e comparto tecnico

Per quanto riguarda il comparto tecnico, The Caligula Effect porta già nel suo codice genetico una naturale predisposizione per tutte le problematiche legate alle produzioni pensate per un pubblico prettamente orientale. In un panorama che ha abituato i giocatori a prodotti tecnicamente grezzi e più incentrati sul fattore del gameplay, il titolo di Furyuu non è da meno. Dopo aver ingolosito gli utenti (me compreso, che ci casco tutte le volte) con delle splash art davvero meravigliose per stile artistico e cura, The Caligula Effect offre di fatto un apparato grafico assolutamente nella media del genere, con poligoni grossolani, animazioni legnose e poco armonizzate con il contesto delle battaglie, ambientazioni spoglie (per quanto più varie di quel che ci si potrebbe aspettare), e delle espressioni dei volti dei tanti protagonisti affidate solamente alle splash art fisse nelle sequenze dialogiche scritte, più che al resto. Anche le rade cutscene animate sembrano invecchiate abbastanza male, e il passaggio da PS Vita a PS4 non pare sia riuscito a dare loro in qualche maniera giustizia.

Cedere al terrore: Batofobia nelle tematiche

Analizzando le tematiche presenti all’interno di The Caligula Effect: Overdose, si nota fin da subito che il titolo potenzialmente è un opera in grado di parlare di tutto, ma che si risolve in un enorme, bruciante e terribile occasione mancata.

Ogni protagonista del titolo, così come (in misura minore) ogni NPC, porta con sé il focus su una tematica personale attuale e interessantissima: dalla bulimia, a hikikomori, al terrore dell’età adulta, ogni situazione e ogni arco narrativo pone il giocatore davanti ad una problematica sociale e giovanile molto profonda, che viene affrontata in genere in due modi complementari da un membro del Go Home Club e degli Ostinato Musician che in qualche maniera ne sono interessati; non si tratta semplicisticamente di un approccio positivo e uno negativo, ma semplicemente di due visioni diverse del problema, che può essere così avvicinato dal giocatore in una maniera molto edulcorata.

Il problema di questo apparato tematico in ultima analisi è proprio questo: un opera come TCEO, con queste potenzialità narrative, finisce troppo presto per buttare in caciara ognuna di queste fortissime carte, che vengono di fatto usate semplicemente per caratterizzare un determinato personaggio rispetto ad un altro, mentre la storia si concentra nell’esaltare quella che ben presto diventa una battaglia in stile shonen tra uno studente del college contro un’Idol del K-Pop.

Si tratta di uno spreco immane, un rifiuto secco da parte dell’opera di calarsi in queste tematiche potenti dato da una paura di approfondire che, allargata dal senso puramente semantico, dá il titolo a tutta questa recensione.

Carina questa, ma cosa vuol dire? Batofobia sul pentagramma

Per ultimo soffermiamoci anche sulla chiave K POP, poc’anzi citata: la colonna sonora è composta da brani cantati proprio da ognuno di questi Idol, e la loro analisi va fatta in una maniera duplice: da una parte infatti, le canzoni non sono per nulla in grado di suggerire in alcuna maniera quelle che sono le tematiche, i traumi e i punti focali che caratterizzano anche il loro Ostinato Musician di riferimento, mentre dall’altra si dimostrano di  fatto dei pezzi molto orecchiabili, perfetti per accompagnare nell’avventura i giocatori e gradevoli all’ascolto anche al di fuori del contesto del videogioco.

Conclusioni

Concludendo con un linguaggio scolastico che tanto sembra stare a cuore al titolo, The Caligula Effect: Overdose può ma non si applica.

La paura delle profondità che dà il nome a questa analisi, e di conseguenza il senso lato di avere paura di approfondire i determinati aspetti del titolo, sono l’elemento che alla fine lo caratterizza di più.

The Caligula Effect partiva da buoni presupposti e buone idee già nel 2017, ma ancora oggi con la sua Remaster, la versione Overdose mostra gli stessi pregi e gli stessi difetti già visti due anni fa: a fronte di un gameplay piacevolmente complesso e strutturato, nonchè stavolta davvero profondo, tutto il resto del prodotto cede ad una superficialità somma, con tematiche interessantissime solo leggermente scrostate al loro primo strato per lasciare spazio al fanservice delle idol e del drama scolastico. Il comparto tecnico infine, come già visto molte volte all’interno del genere JRPG, a fronte di una qualità di illustrazioni ottima, si limita a fare il suo compitino per quanto riguarda poligoni e animazioni.

Mobius doveva essere solo un mondo fittizio dove la paura non esistesse, ma se il suo ritratto è così limitato chi vorrà davvero ballare sotto al palco dei musicisti di μ?

*Versione testata: PS4, grazie al codice fornito dai publisher

The Caligula Effect: Overdose

7.5

Ambientazione/Trama

7.8/10

Gameplay

8.0/10

Grafica

7.0/10

Sonoro

7.4/10

Longevità

7.3/10

Pro

  • Gameplay profondo e complesso
  • Illustrazione e stile artistico

Contro

  • Comparto tecnico semplicistico
  • Tematiche non affrontate in profondità

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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