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God Eater 3: Banchetto di Dei – Recensione

Se in uno scontro tra dei e uomini vincono questi ultimi, chi sono le vere divinità?

Sono queste ovviamente domande che ci possiamo fare noi ora, piuttosto che i personaggi dell’universo narrativo di God Eater, alle prese con questioni più legate alla sopravvivenza che alla filosofia, ma che già solo trovando spazio diventano indice della presenza di qualcosa di più interessante sotto la copertina di un classico hunting game.

Nel panorama del genere, appunto l’hunting game, senza dubbio soprattutto ad oggi Monster Hunter è un colosso tanto imponente quanto affermato: riuscirà il terzo capitolo della saga di God Eater ad imporsi come degno competitor?

 Con le Oracle Cell ancora in subbuglio, ecco cosa ne pensiamo.

Sviluppato da Marvelous e Bandai Namco ed edito da quest’ultima, il terzo capitolo della saga di God Eater riprende la sua narrazione in maniera scissa dai due episodi precedenti, ma sempre tenendo conto degli sviluppi maturati in questi: Fenrir è caduta e ora sarebbe la potente Gleipnir a fare la parte del leone nel mondo post apocalittico disegnato dagli sviluppatori. Dico “sarebbe” perché il posto in questione, la vetta della catena alimentare, è sempre occupato dagli Aragami, creature mostruose formate da quelle Cellule Oracle che avevano promesso un avvenire di prosperità al genere umano, prima di uscire dal suo controllo e provocarne quasi l’estinzione.

Nonostante però i God Eater e i Gea si siano affermati come gli unici in grado di fronteggiare gli aragami in battaglia grazie al potere dei loro gargantueschi God Arc, armi semi senzienti in grado di divorare le Oracle Cell di questi mostri, l’umanità tratta ancora questi valorosi guerrieri come schiavi, macchine da guerra e carne da macello, gettandoli in battaglia come oggetti e segregandoli in celle in condizioni subumane in strutture dette Approdi.

È proprio all’interno di una di queste celle che comincia la nostra storia e entriamo in contatto con i primi personaggi: il nostro Avatar si trova infatti ad essere alle dipendenze di un approdo chiamato Pennyworth, dove fin dall’infanzia è trattato come uno schiavo e mandato allo sbaraglio contro gli Aragami: qui lui e i suoi amici, alcuni della sua età come il carismatico Hugo o lo sgargiante Zeke, altri più piccoli, valgono meno delle armi che usano, cosa che gli viene ricordata ogni volta che escono in battaglia.

“Le riparazioni ai God Arc sono costose, piuttosto che rovinarli, morite senza combattere. Qualcuno recupererà le armi più tardi”

È un punto di partenza infimo, ma è proprio da qui che partiremo, sotto la guida di Hugo e insieme a tutti i ragazzi dell’approdo, per farci strada e conquistare la libertà in un mondo dove non sono più solo gli dei a divorare gli uomini, ma dove è proprio l’umanità ad essere il flagello di se stessa. Durante il nostro viaggio ci troveremo a combattere uomini e mostri, e anche una volta affermato il nostro valore, dovremo superare i nostri limiti e compiere una scelta che cambierà radicalmente non solo il nostro futuro, ma quello di tutto il pianeta.

Il comparto narrativo di God Eater 3, ad un primo sguardo lineare, si rivela essere ad un’analisi più approfondita molto più complesso di ciò che sembra: benchè il titolo presenti dei personaggi totalmente stereotipati, poco approfonditi e assolutamente schiavi del loro ruolo all’interno della vicenda, quest’ultima si snoda attraverso un ricercato labirinto di intrighi socio-politici coerenti, credibili e perfettamente contestualizzati nella cornice narrativa. Mantenendo comunque l’impianto storico e il piglio tipico di un action game, il focus delle vicende si sposta come un pendolo, e l’obiettivo si allarga o stringe a seconda che tratti nello specifico le meccaniche sociali nelle Terre Cineree o le relazioni tra i personaggi, che sebbene come già detto risultino tremendamente statici, riescono a regalare un paio di momenti di forte emotività attraverso situazioni sceneggiate con sapienza .

Come già accennato, il gameplay di God Eater 3 è quello tipico di un hunting game orientale, e non si discosta nella sua essenza da quello proposto nei primi due capitoli: il giocatore dovrà prepararsi attentamente prima di affrontare una delle 70 missioni della storia principali (alle quali si vanno a sommare diverse altre nel post-game), che lo andranno a catapultare in una delle mappe del titolo con l’obiettivo di abbattere uno o più Aragami. Le ambientazioni, sebbene leggermente più ispirate che in passato, presentano una semplicità di fondo nelle planimetrie dei luoghi tale da risultare da una parte semplici da imparare e conoscere in modo da sfruttarne la geografia, mentre dall’altra un po’troppo noiose.

Nonostante però la formula di base sia quella già proposta nei capitoli della saga precedenti, usciti prima su PS Vita e successivamente su PS4 tramite una collection, God Eater 3 è il primo titolo della serie a ricevere una release pensata sin dal principio anche per una console fissa, e il risultato di questo cambiamento, pad alla mano, è eccellente.

Il titolo, rispetto a quanto già visto, risulta infatti molto più attivo e concitato nelle sue battaglie contro dei nemici da un design da sempre maestoso e accattivante, presentando in questo modo un’anima action che manca a qualunque competitor attualmente sul mercato.

Le aggiunte in termini di contenuti poi, essenziali per regalare freschezza ad un nuovo capitolo di una serie di fatto già affermata da anni, sono diverse e tutte gradevoli: viene implementata infatti in GE3 una nuova categoria di armi, le Lune Pesanti, che si dimostrano essere perfette per incarnare la quintessenza del titolo. Le lune pesanti sono eleganti, veloci e potenti, in grado di tramutarsi per determinati attacchi in falci e perfettamente capaci di regalare al giocatore ottime performance e all’occhio la sua parte.

Anche dal lato del roster nemico gli Aragami vedono infoltirsi i loro ranghi con nuove tipologie di bestie: gli Aragami cinerei, i più pericolosi nell’universo narrativo di GE, si mostrano qui in 5 nuove specie, con concept sempre ispirati a diverse mitologie e col potere sul campo di eseguire a loro volta la “divorazione”, per ingigantire ulteriormente la loro pericolosità e cambiare il loro pattern d’attacco, ora ancora più letale e spettacolare. Anche gli Aragami medi e piccoli però fanno mostra di alcuni assi nella manica: si tratta di nemici meno pericolosi dei cinerei, ma sempre perfettamente in grado di minacciare la vita nel nostro avatar e dei suoi amici attraverso attacchi di varia natura che andranno necessariamente imparati e poi contrastati a dovere, se abbiamo intenzione di proseguire il nostro viaggio verso la libertà.

All’interno di God Eater 3 sono anche presenti due tipologie di Multiplayer. Entrambi di natura cooperativa, i due si differenziano nel multigiocatore classico e la modalità di missioni Assalto.

Nel primo caso, come ormai consolidato nella serie, i giocatori potranno unirsi in squadre di un massimo di quattro giocatori per affrontare missioni della storia all’interno della partita dell’Host, mentre nelle missioni Assalto, reperibili allo stesso banco delle missioni canoniche, gli utenti verranno inseriti in un matchmaking volto a creare squadre di ben otto god eater, e fronteggiare temibili nemici entro il breve tempo limite di 5 minuti.

Va da sè che questa seconda modalità è la più complessa dal punto di vista del gioco, in quanto l’esiguità del tempo a disposizione e la natura delle bestie che andremo a cacciare ci metteranno davanti ad una sfida che soltanto un gruppo di giocatori, non per forza al top dell’equipaggiamento, ma comunque con cognizione di causa, sarà in grado di portare a termine. Le ricompense per gli assalti sono comunque ghiotte, e tra i materiali ottenibili, i soldi, e le abilità sbloccabili per il nostro pg, disponibili solo in questa modalità, il consiglio nostro è giocare a fondo questa feature, per dare anche un’altra forma al nostro proseguire nella storia principale nonostante più di una volta durante le nostre prove ci siamo imbattuti in disconnessioni anomale dalle stanze, sintomo di una non certo marmorea stabilità.

Dal punto di vista tecnico c’è molto da dire su God Eater 3 e non tutto è rose e fiori. Siamo oggi davanti ad un prodotto che è fortemente influenzato dai canoni orientali, e se questo non fosse stato già evidenziato dal design dei personaggi, ci avrebbe tranquillamente pensato tutto il comparto grafico. I poligoni all’interno di tutto il gioco sono molto semplicistici, sia per personaggi che per ambienti, come questo genere di produzione ci ha ormai abituato. Tutto l’impianto di espressioni facciali dei protagonisti risulta in effetti un po’agghiacciante specie all’inizio dell’avventura, mentre col proseguire della trama, vuoi perché ci si fa il callo, vuoi perché gli animatori avranno lasciato da parte ogni velleità in questo senso, i personaggi tornano a fare loro il sistema di espressioni in cui a muoversi sui volti sono solo bocca e sopracciglia, mentre ogni altro elemento, occhi compresi, se ne sta immobile come in un dipinto.

Scegliete bene l’espressione del vostro pg quando lo create ad inizio gioco, perché resterà quella per tutta l’avventura.

Un altro lato su cui è reperibile una pecca che, personalmente, mi è pesata un po’ è quello della traduzione italiana del titolo. God Eater infatti gode di un doppiaggio completo in inglese che non è nulla di che, ma fa il suo sporco lavoro; i problemi più grandi vengono evidenziati invece sulla localizzazione in Italia. Con molto candore, la traduzione ai dialoghi inglesi con i sottotitoli a schermo nella lingua del bel paese, è superficiale, grossolana e spesso sbagliata.

Non si tratta solamente di tradurre un “You’re mean” (sei cattivo) di una bambina di 6 anni con un davvero eccessivo “Sei un verme”, problema che evidenzia una carenza di sensibilità che sarà di sicuro in alcuni casi trascurabile, ma soprattutto, molte delle linee di dialogo dall’inglese all’italiano vedono delle imprecisioni e degli errori addirittura nella concordanza dei soggetti, quando un personaggio si rivolge ad un altro di sesso femminile e a schermo le frasi appaiono concordate al maschile, o addirittura alla prima persona singolare invece che seconda o terza.

È un problema di natura molto tecnica certo, evidenziato soprattutto dalla presenza del doppiaggio inglese che si sovrappone al testo italiano scritto, ma davvero, per chi facendo attenzione noterà questo elemento, si tratta di una superficialità e un’imprecisione in una fase di creazione di un prodotto davvero difficile da capire.

Eccelle invece il lavoro di Marvelous e Bandai Namco nel comparto legato alle cutscene animate. Disegnate e sviluppate secondo il classico canone di arte anime, queste scene che costellano il proseguo della storia principale presentano un grado qualitativo altissimo, in grado non solo di dare alla narrativa un piglio più attivo, ma anche di farsi apprezzare nel singolo come opere di prim’ordine, tanto che in passato addirittura fu avviato uno show anime legato alla serie di un livello magnifico che riprende i fatti narrati nel primo titolo della saga, ad oggi fermo alla prima stagione e che vi consigliamo vivamente di andare a recuperare.

A concludere il quadro dell’analisi tecnica si pone la colonna sonora, che tocca in God Eater 3 una qualità davvero epocale, con arie in grado di trasmettere un epos incredibile e che rischiano di annoiare solo vista l’esiguità dei brani. La presenza anche di tracce cantate in lingua inglese e legate a determinati tipi di mostri riesce anche a creare un ambiente concitato proprio in funzione di ogni battaglia, dando al giocatore l’impressione di stare combattendo con quella che è davvero una nostra ormai conosciuta e giurata nemesi.

In conclusione, God Eater 3 è un prodotto come mai nella serie soddisfacente, in grado di catturare il giocatore all’interno del suo gameplay di azione e strategia. Le battaglie nelle quali saremo chiamati a combattere sono estremamente divertenti e sia il design curato dei nemici, sia la sensazione di una reale progressione per quanto riguarda il nostro equipaggiamento che le nostre conoscenze sul campo, contribuiscono a creare un’ambiente del tutto fruibile e incapace di annoiare. La campagna principale, della durata di circa una trentina di ore, si fa apprezzare nella sua interessa e spinge il giocatore ad averne esperienza in maniera affamata, grazie all’alto grado di interesse che riesce a destare con costanza. Il comparto multigiocatore, purtroppo funzionante un po’ a singhiozzo, è un’altra feature molto potente, e a fatto di stabilizzarne almeno in parte le prestazioni, sarà l’elemento in grado di determinare in maniera ancora più profonda l’anima del titolo.

Le terre cineree sono certamente un luogo pericoloso, ma col nostro God Arc alla mano e forti dell’esperienza da noi maturata e del legame dei nostri amici, non c’è dio che non divoreremo, affamati di libertà e di avventura.

*Versione testata: PS4 con codice digitale fornito dal publisher

God Eater 3

0.00
7.9

Trama / Ambientazione

8.3/10

Gameplay

8.5/10

Grafica

7.3/10

Sonoro

8.0/10

Longevità

7.5/10

Pro

  • Gameplay divertente e mai statico
  • Trama interessante
  • colonna sonora di qualità

Contro

  • Multiplayer a singhiozzo

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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