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Aquaman: L’eroe atlantideo – Recensione

Negli ultimi anni uno degli scontri cinematografici più interessanti è di sicuro quello tra DC e Marvel, due aziende che continuano a sfornare con regolarità pellicole incentrate su supereroi alternandosi per ottenere lo scettro di migliore casa. Questa volta è il turno della DC che porta nelle sale Aquaman, il film incentrato sul supereroe nato delle intuizioni di Paul Norris e Mort Weisinger nel lontano 1941 conosciuto anche come il Protettore degli Oceani, che si colloca subito dopo le vicende di Justice League con il protagonista che fa ritorno alle sue terre d’origine per diventarne il re dopo varie sollecitazioni. Vediamo dunque se il lavoro di James Wan dietro le quinte del film e di attori di rilievo come Jason Momoa, Amber Heard e Nicole Kidman, solo per citarne alcuni, sarà stato ottimale per confezionare un cinecomics all’altezza delle aspettative.

Aquaman torna a casa

La pellicola perfettamente girata da Wan narra le vicende di Arthur Curry (Jason Momoa), nato da un amore “proibito”, se così si può chiamare, tra un guardiano del faro e la regina di Atlantide, Atlanna, la quale è costretta a tornare in patria dopo diversi anni per salvare il suo amato e il figlio proprio per via di questo amore mal visto tra gli atlantidei.
Dopo una trentina d’anni il piccolo Arthur è diventato Aquaman, uno dei supereroi che popolano il mondo conosciuto per la sua affinità con l’acqua e i suoi super poteri che vengono mostrati anche tramite una delle scene iniziali dove possiamo vedere il giovane protagonista controllare i pesci. Una volta cresciuto incominciano i problemi per Aquaman, infatti quest’ultimo viene sollecitato più volte dalla principessa di Atlantide, Mera (Amber Heard), a reclamare il trono per impedire a suo fratello Orm (Patrick Wilson) di diventare il cosìdetto Ocean Master regnando incontrastato sui regni oceanici e di dichiarare guerra alla superficie.

Ed è così che dopo una prima parte di introduzione al personaggio principale e ai suoi comprimari il film entra nel vivo presentandoci le diverse peripezie di Arthur, tra nemici accaniti, combattimenti quasi all’ultimo sangue e scontri con creature marine, il quale avrà come unico obiettivo la ricerca di un arma antica che gli permetterà di regnare incontrastato sui regni subacquei mettendo fine a qualsiasi tipo di ostilità.
Il film offre una buona trama anche se, sin dall’inizio, è chiaro quali saranno i movimenti di Aquaman in merito alle sollecitazioni di Mera rifiutate in prima battuta e poi accettate qualche minuto dopo; purtroppo la pellicola vede al suo interno diversi personaggi interessanti ma mal caratterizzati e definiti, come per esempio Vulko (Willem Defoe), una sorta di braccio destro del re che ha segretamente allenato Arthur rimanendo sempre fedele alla regina ma del quale non si conosce praticamente nulla, così come Mera o lo stesso Re Orm. Un filo più approfondito invece è il personaggio di Black Manta (Yahya Abdul-Mateen) che, per via di una scena iniziale, diventa uno dei villain principali di Aquaman nel corso del film.

“Atlantide ha bisogno di più di un re, ha bisogno di un eroe”

Aquaman (secondo me) ha come obiettivo quello di essere una sorta di Black Panther della DC, così come abbiamo visto nel cinecomics Marvel il protagonista lotta per riprendere il trono affrontando numerosi problemi diventando poi colui che riesce a salvare la situazione sventando una potenziale guerra e riunendo diverse civiltà ed etnie. Ovviamente mantenendo le giuste distanze tra i due film, Aquaman fa benissimo il suo lavoro con un tono ancor più sollevato, spingendo decisamente sull’aspetto e sul carisma del protagonista, anche grazie ad un ottimo Jason Momoa che interpreta alla perfezione il suo ruolo di Protettore degli Oceani, con tanto di scene decisamente cariche anche grazie alla colonna sonora sempre azzeccata anche grazie al lavoro del compositore Joseph Bishara.
Il lavoro per quanto riguarda gli scenari è ottimo con ambientazioni sottomarine decisamente evocative che si alternano a luoghi ricreati sul set come la Sicilia(forse un po’ troppo stereotipata), uno dei luoghi nei quali si svolge la ricerca del tridente da parte di Arthur e Mera ma anche una delle sequenze di combattimento meglio riuscite del film nella quale si affrontano lo stesso Aquaman e Black Manta. Proprio i combattimenti a terra (o quella sul sottomarino iniziale) sono più apprezzabili di quelli in mare che forse risultano meno ispirati e più banali.

Il film nel corso delle due ore e venti circa di durata compie appieno il suo lavoro, intrattiene dall’inizio alla fine cercando di caratterizzare al meglio il personaggio di Aquaman mettendo insieme elementi come azione e spettacolo con un interpretazione ottima di Jason Momoa che sembra proprio calzare a pennello per questo ruolo grazie anche alla sua presenza scenica. Peccato solo per una caratterizzazione dei personaggi non proprio esemplare con alcuni di questi che sono stati poco approfonditi nel corso del film.

Aquaman

Aquaman
8

Regia

8.0 /10

Fotografia

8.0 /10

Montaggio

8.0 /10

Interpretazioni

8.5 /10

Sceneggiatura

7.5 /10

Pro

  • Ottimo Jason Momoa
  • Sequenze d'azione ben fatte

Contro

  • Trama un po' scontata
  • Alcuni personaggi poco caratterizzati

Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.

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