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La Truffa dei Logan: la saggezza della parodia – Recensione

Steven Soderbergh latitava da un bel po’ di tempo dal mondo del cinema: dopo svariati riconoscimenti infatti, la mente dietro alla serie Ocean’s si era presa una meritata pausa, almeno fino ad oggi. Il vitello grasso però è ora stato macellato, e con La Truffa dei Logan si può cantare il ritorno dietro alla cinepresa del pluripremiato regista.

La Truffa dei Logan, sembra dover essere, solo a sentirne il nome, uno di quei racconti folkloristici americani del Far West, in cui gli eroi del popolo si scontrano con i cattivi e le avversità della vita, creando in questo modo una certa aspettativa intorno al film, fomentata anche dalla presenza di alcune teste di serie nel cast.

Rimane solo da stabilire a questo punto se la truffa verrà perpetrata contro ciò che è male nel mondo come suggerito, o se gli unici ad essere truffati saranno gli spettatori nei cinema.

La storia narrata all’interno della pellicola distribuita da Lucky Red ci fa fare immediatamente la conoscenza dei fratelli Logan: Jimmy, Clyde e la sorella Mellie.

Partendo dall’ultima, Mellie (Riley Keough) è una parrucchiera di pochissime pretese con solamente la passione per le auto e l’alta velocità, che gli è già costata ben più di qualche spicciolo in fatto di multe; Clyde (Adam Driver) invece, il maggiore dei tre, è un veterano dell’Iraq, dove ha perso il braccio destro, che ora rimpiazza con una scalcagnata protesi di legno; Per ultimo abbiamo poi Jimmy (Channing Tatum), il fratello mediano e vero motore della vicenda tutta: perennemente squattrinato e ora senza lavoro a causa del licenziamento da parte della società di minatori (in realtà ben poco umano). Sarà lui infatti ad ordire il piano che porterà i tre fratelli ed alcuni loro amici a tentare un epocale furto ai danni della Charlotte Motor Speedway proprio in occasione della leggendaria gara di auto Coca-Cola 600 del Memorial Day. Per riuscire nell’impresa però i fratelli avranno bisogno dell’aiuto dell’esperto di esplosivi Joe Bang (Daniel Craig) e dei suoi fratelli, già in possesso di un palmares di un certo livello nell’ambito delle rapine e dei furti nei caveau. Il problema sorgerà quando per assicurarsi il supporto di Bang e dei suoi fratelli, i Logan dovranno anche organizzare un’evasione lampo per Joe, attualmente detenuto in carcere. Come potranno i fratelli provvedere a far uscire di prigione non visto Joe, portare a termine il furto del secolo al circuito della corsa e recapitare il galeotto nella sua cella senza che nessuno si accorga di nulla? Il piano è folle, ma forse i personaggi che lo metteranno in atto lo sono d più.

Ci troviamo dunque davanti ad una commedia particolare e moderna, venata di un umorismo sottile che sfiora il nonsense, il parodistico e la denuncia societaria di alcune problematiche popolari americane, che fanno sembrare molti dei personaggi del film dei simpsoniani “commissari Windchester” che mostrano una superficialità scanzonata e molte caratteristiche che tanti definirebbero “all’italiana”.

I protagonisti, in linea con lo stile della commedia, colpiscono sin da subito per essere, ognuno a modo suo, parodistici e super accentuati in una loro caratteristica, fisica e mentale: Se Clyde sarà un taciturno uomo buono che salta subito all’occhio per la sua protesi al braccio destro, Jimmy sarà, come già detto, il motore della vicenda, caratterizzato dal suo zoppicare sulla gamba sinistra. Dall’altra parte anche Mellie sarà distinta dalla sua aria annoiata e il suo continuo fare bolle con il Chewing Gum, mentre Joe Bang dal suo modo di fare eccentrico e il suo accento particolare, attorno al quale lo stesso Daniel Craig ha dichiarato di aver costruito l’interpretazione del personaggio, per lui abbastanza atipico.

Parlando appunto di interpretazioni, come naturale gli attori si sono trovati durante le riprese a dover dare vita a dei personaggi molto definiti anche a livello di caratterizzazione, e se questo può sembrare ad alcuni una semplificazione, altri dallo sguardo più attento noteranno come invece ci voglia una grande abilità nel dare una personalizzazione a qualcosa che ha già di per se dei limiti così ben predisposti, come sono di fatto riusciti a fare gli attori all’interno di La Truffa dei Logan.

Per quanto riguarda la fotografia dell’intero progetto, le inquadrature pulite e curate, tutte caratterizzate da una luminosità capace di ricordare gli assolati pomeriggi d’estate, riesce a dare la percezione della gentile arsura e del calore proprio dei climi dell’entroterra americano, disegnando di fatto, solo con questo espediente, una cornice come solo pochi professionisti della cinepresa sono in grado di fare.

In conclusione possiamo dunque dire che La Truffa dei Logan una truffa è, ma non certo agli spettatori delle sale cinematografiche: questi si troveranno infatti davanti ad una commedia atipica, con alcune scene davvero divertenti ed una perenne atmosfera di ilarità che tutto fa tranne che prendersi sul serio. A partire dalla storia improbabile per proseguire con i personaggi fortemente caricaturali interpretati in maniera ottima anche da attori come Daniel Craig, che così di rado vediamo in film di questo genere, La Truffa dei Logan propone ai cinefili spunti di analisi davvero interessanti e a chi vuole semplicemente godersi un bel film, pane per i suoi denti.

La Truffa dei Logan

La Truffa dei Logan
7.3

Regia

7.5 /10

Fotografia

7.2 /10

Montaggio

7.0 /10

Interpretazionii

8.0 /10

Sceneggiatura

7.0 /10

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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