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Omensight: L’Araldo del “senno di poi” – Recensione

Omensight

Il paradigma narrativo nel quale l’interazione del giocatore nei confronti del contenuto risulta centrale è una strada impervia e che implica uno sforzo di design notevole, ma al contempo è ciò che valorizza e rende unico il medium videogioco rispetto agli altri. Negli ultimi anni vi è un leggero abuso di pratiche di marketing le quali vedono un titolo descritto come “in grado di essere plasmato dalle volontà del giocatore”, attraverso un sistema di scelte che permette un diramarsi degli eventi completamente diverso rispetto alle stesse.

La problematica sta nel fatto che spesso e volentieri l’azione che permette di effettuare la scelta da parte del giocatore si riduce ad un “premere quadrato piuttosto che triangolo”, questo mantiene intatta la barriera virtuale presente tra giocatore e contenuto, trasformando l’interazione in visione, il giocatore in spettatore e il videogioco in “pseudo-film”. Ciò che rompe la suddetta barriera virtuale e permette di creare un flusso di interazione reciproca fra giocatore e contenuto è la strutturazione di meccaniche di gioco che se utilizzate in uno specifico modo dal giocatore forgiano dinamiche attraverso le quali la narrativa viene influenzata e/o modificata; in questo modo il giocatore ha la percezione di vivere gli eventi non come spettatore passivo, ma come parte integrante del contesto narrativo.

Omensight riesce a fare tutto ciò in maniera tutto sommato virtuosa anche se con qualche criticità, ma andiamo con ordine analizzando tutte le componenti di un titolo che può sicuramente destare più di una curiosità.

Repetita iuvant

La struttura narrativa che vede come veicolo principale il ripetersi quasi infinito di un periodo di tempo limitato, molto spesso inteso come la giornata, possiede un numero enorme di iterazioni storiche nel cinema, stessa cosa non si può dire per il videogioco ove tale espediente narrativo latita notevolmente. Omensight si fa carico dell’onere di provare ad utilizzare il suddetto tipo di narrazione componendo un puzzle che, seppur semplice e pieno di clichè, riesce ad intrigare sin dalle prime battute e spinge il giocatore ad approfondirne le vicende.

Il continente fantastico di Urralia vive ormai da tempo una dicotomia sia territoriale che ideologica la quale vede frapporsi il popolo dei Pygariani e quello dei Roditariani. Conflitti di sorta a parte, a ristabilire ogni volta l’ordine vi è una sacerdotessa, la quale però all’inizio della nostra storia viene assassinata in misteriose circostanze, il suo destino sarebbe quello di ritornare in vita, ma ciò non avviene e questo fatto lascia libero sfogo alle forze del male capitanate dal Serpente del Vuoto di nome Voden. Noi impersoniamo l’Araldo, figura mistica che viene invocata nel momento dell’apocalisse, e abbiamo il compito di risolvere il mistero dell’assassinio della sacerdotessa avendo la possibilità di rivivere ciclicamente il giorno precedente alla comparsa del Serpente del Vuoto dal punto di vista di diversi personaggi coinvolti nelle vicende.

Non andiamo oltre per non rovinarvi la sorpresa, ma possiamo dire che il plot narrativo risulta ben scritto nella sua semplicità; non raggiunge mai punti di eccellenza, ma si fonde molto bene con la struttura generale e la deriva investigativa riuscendo a mantenere un discreto ritmo sino alle battute finali.

La fluidità prima di tutto

Il team di sviluppo propone una struttura ad hub centrale in cui è possibile scegliere il punto di vista in cui rivivere gli eventi della giornata, indipendentemente dal personaggio che saremo chiamati a supportare sarà inevitabile la necessità di scontrarsi con nemici di diversi generi e fazioni. Il sistema di combattimento confezionato dai ragazzi di Spearhead Games, seppur molto classico nel genere action hack and slash, incarna piuttosto bene la loro filosofia di gioco che ha dichiaratamente come focus la fluidità, senza però rinunciare a qualche tecnicismo e ad un po’ di spettacolarità che non fa mai male.

Nello specifico il sistema di combattimento si compone di una sequela quanto mai nota di attacchi leggeri e pesanti con annesse combinazioni, anche se in quantità forse troppo bassa ad onor del vero, possibilità di schivare gli attacchi in arrivo, segnalati con un punto esclamativo, e poteri sbloccabili via via che il contatore dei nostri punti esperienza si incrementa e ci permette di usufruire di abilità extra, siano esse passive e/o attive, molto utili e coreografiche durante gli scontri le quali vanno a confezionare un senso di progressione palpabile anche se non eccessivamente complesso e approfondito.

Il set di movenze a disposizione dei nostri avversari non risulta variegato al punto da offrire una sfida considerabile tale se non ai livelli più elevati, ma solo dal punto di vista dei danni subiti; tale considerazione va modificata quando si parla delle bossfight invece, le quali risultano più in grado di rappresentare un ostacolo anche a difficoltà intermedie grazie ad un design vario ed in generale di buona fattura, fatta eccezione per alcuni piccoli frangenti.

Il titolo non prevede la presenza di enigmi da risolvere poiché l’intero gioco è di fatto un enigma; il nostro obiettivo, in quanto Araldo, è quello di scoprire chi e perché ha assassinato la Sacerdotessa e per fare ciò abbiamo a disposizione un pannello degli indizi il quale verrà aggiornato mano a mano che l’indagine avanza. La peculiarità di Omensight sta proprio nella necessità di ricollegare i pezzi del puzzle grazie alla visione dei vari punti di vista; in qualità di entità neutrale possiamo influenzare lo scorrere degli eventi rivelando importanti informazioni ad alcuni specifici personaggi attraverso la conoscenza che solo noi possediamo in quanto ci è stato possibile rivivere ciclicamente lo stesso giorno da altri punti di vista.

Sono selezionabili sin dall’inizio vari livelli di difficoltà che se dal punto di vista degli enigmi fanno un buon lavoro eliminando il pannello in cui sono raccolti gli indizi per rendere l’analisi dei fatti più complessa, dal lato degli scontri vi è purtroppo soltanto un mero aumento dei danni degli avversari senza modifiche ai loro pattern offensivi.

In definitiva dal punto di vista del gameplay Omensight rispetta le volontà degli sviluppatori di offrire un certo livello di fluidità e spettacolarità al netto di qualche claudicanza su certi aspetti e una certa carenza in termini di originalità.

Un eden in cell-shading

Dal punto di vista grafico lo stile scelto dagli sviluppatori è quello del cell-shading il quale riesce a offrire ambientazioni davvero ben realizzate con una mole di dettagli sicuramente non esaltante, ma un insieme estetico che regala scorci di pregevole fattura in molteplici situazioni. Il design delle creature, anch’esso lodevole sotto certi aspetti, non manca di varietà con ispirazioni di natura fantasy classica e mitologica decisamente apprezzabili.

Un’estetica che funziona ha bisogno di una colonna sonora all’altezza e Omensight non ne fa di certo sentire la mancanza con tracce ben contestualizzate alle situazioni e in generale ben accolte dai nostri padiglioni auricolari.

A spezzare una più che discreta spirale di bellezze estetiche vi sono, purtroppo, cali vistosi di frame rate (almeno nella versione da noi testata), in particolare nelle situazioni più concitate, che non compromettono la giocabilità generale del titolo, ma sicuramente provocano profondo fastidio durante gli scontri considerando la natura spiccatamente action del combat system e vanno un po’ a rompere la fluidità, invece ottima, fornita dalle animazioni e dalla responsività dei comandi.

Conclusioni

In definitiva i ragazzi di Spearhead confezionano un buon prodotto, Omensight si rivela un hack and slash – story driven ben congegnato il quale dimostra di saper sfruttare tutto sommato bene la sua principale, ed unica purtroppo, caratteristica ossia un buon sistema decisionale che influenza la narrativa. Un comparto estetico ed un sistema di combattimento ben realizzati, ma che denotano un filo di pigrizia nella ricerca di un’identità interattiva del titolo, gli permettono di “accendersi” senza brillare particolarmente. Omensight è un viaggio breve ma intenso ed è consigliato agli amanti del genere e a chi vuole provare qualcosa di nuovo e staccare dalla pesantezza che alcuni titoloni di grande spessore possono provocare, senza però spegnere completamente il cervello.

 *Versione testata: PS4 con codice fornito dagli sviluppatori.

Omensight

Omensight
7

Trama/Ambientazione

8.0 /10

Gameplay

6.0 /10

Grafica

8.0 /10

Sonoro

7.0 /10

Longevità

6.0 /10

Pro

  • Buona struttura narrativa
  • Ottimo stile cell-shading
  • Buona la fluidità dell'azione

Contro

  • Longevità non esaltante
  • Combat system molto classico e non troppo vario
  • Vistosi cali di frame rate

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