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Bio Inc. Redemption – Quando “giochiamo al dottore” prende strane pieghe – Recensione

Bio Inc. Redemption, titolo sviluppato e distribuito da DryGin Studios, è un Medical Game dalle forti connotazioni strategiche. Nei panni di un dottore, sceglieremo se applicare le nostre conoscenze per salvare o stroncare le vite dei nostri pazienti, intraprendendo dunque una delle due vie che il gioco mette a nostra a disposizione: Vita e Morte. Perché Blu e Rossi oggi avevano calcetto…

Le modalità a disposizione del gioco, momentaneamente, sono 3: una campagna single player (divisa in Vita e Morte), una modalità sandbox e una multiplayer. Dopo il breve ma esplicativo tutorial, la campagna e la modalità sandbox (partite personalizzate single player) sono quelle che provvedono concretamente alla nostra formazione, qualunque “ispirazione” finiremo per scegliere. Il gameplay, infatti, è molto semplice e facilmente riconducibile a concetti di gioco propri dei boardgames (penso, lontanamente, a PANDEMIA, per la meccanica dei punti vittoria), ma esperienza e apprendimento sono una grande discriminante per il raggiungimento della vittoria. Senza indugio, parliamo del gameplay vero e proprio!

Con il nostro paziente al centro dello schermo, avremo a disposizione sul lato sinistro la lista dei suoi apparati/sistemi, che ne indicano la percentuale di salute, e fungono da spawnpoint per i “Punti Bio” da raccogliere: questi sono rappresentati da piastrine, tossine e quant’altro, e possono essere considerati i Punti Azione che il gioco ci mette a disposizione. Accedendo alla Biomappa, avremo la possibilità di investire/spendere i nostri punti, e la domanda sorge spontanea: in che modo? Questo varia, in maniera asimmetrica, in base al nostro ruolo:

  • I medici “buoni” possono effettuare esami sui vari apparati, cercando di collegare i vari sintomi riportati dal paziente ad eventuali malattie, e una volta scovate, scegliere uno dei trattamenti (che variano in costo e lunghezza); si possono scegliere anche dei miglioramenti al suo stile di vita (che vanno a “buffare” determinati apparati/sistemi) o richiedere interventi di cura intensiva (in caso di situazioni estremamente critiche).
  • I medici “cattivi”, invece, possono infliggere e far degenerare malattie (dalla semplice salmonella al morbo di parkinson… Jesus…), prendendo di mira i vari apparati/sistemi del paziente, o peggiorarne lo stile di vita, con soluzioni che possono portarlo, ad esempio, all’obesità o all’invecchiamento precoce. Come contraltare alla cura intensiva, il cattivo ha accesso a delle operazioni di “sabotaggio”, con cui rallentare i progressi fatti da coloro che tenteranno di curare il malcapitato da noi preso di mira.

Guarda Bio Inc. Redemption – Coop? No, VS di SerialGamerItalia su www.twitch.tv

Questi due gameplay si fondono in maniera omogenea, col paziente che, oltre al livello di salute per ogni apparato/sistema, ne ha uno generale e uno di guarigione: intuitivamente, il medico “cattivo” vince se il livello di salute generale raggiunge lo zero; meno intuitivamente, il “buono” vince se il livello di guarigione raggiunge il 100% (con questo che aumenta lentamente nel tempo e con la cura delle malattie). Dico meno intuitivamente perché l’obbiettivo, per chi sceglie Vita, non è quello di curare ogni singola malattia del nostro paziente, bensì quello di stabilizzarlo e/o portarlo fuori pericolo.

Cogliendo l’occasione per parlare del multiplayer, c’è da specificare che diversi gameplay comportano diverse difficoltà nella strada verso il successo. Il medico buono deve giocare d’intuito, e limitare lo spreco di risorse nella ricerca delle malattie (e relativa cura), avendo sempre i punti giusti per giocarsi la carta cura intensiva in caso di necessità. Il cattivo, invece, ha un gameplay più strategico, da giocatore di poker: attaccare a testa bassa un singolo apparato sin da subito renderebbe intuitive le contromosse per il suo avversario, così come infliggere tante malattie di livello basso potrebbe risultare una tattica dispersiva e regalare punti facili alla propria controparte sul lungo periodo. Se dovessi dunque azzardare un giudizio, direi che il gameplay più difficile/rischioso è quello associato alla fazione Morte, con i buoni che in effetti possono sempre contare su una discreta incisività del fattore C quando il gioco si fa duro.

Tra malattie di cui solo il nome fa rabbrividire e pazienti che “esplodono” sangue da ogni dove, Bio Inc. Redemption offre un gameplay solido e che strizza fortemente l’occhio agli appassionati delle meccaniche alla boardgame. Un menù intuitivo e un sistema di gioco semplice ma profondo (soprattutto spostandoci sul multiplayer), rafforzano la percezione che si ha nei confronti del titolo, fatta eccezione per due cose: una generale lentezza nel multiplayer (non eccessiva) e quella sensazione che, il suo habitat naturale, sia il campo mobile. Queste due cose, comunque, non vanno ad inficiare la qualità di un titolo che, nella sua giusta combinazione di elementi semplici e complessi, si ritaglia uno spazio tra i vari strategici “leggeri” presenti sul mercato, facendo della sua caratterizzazione uno dei suoi punti più forti. Sempre che avere a che fare con malattie vere e mostruosamente brutali non vi faccia inorridire, ovviamente…

*Codici digitali forniti dagli sviluppatori

Bio Inc. Redemption

Bio Inc. Redemption
7.7

Gameplay

7.0 /10

Grafica

7.7 /10

Sonoro

8.0 /10

Ambientazione

8.2 /10

Longevità/Multiplayer

7.7 /10

Pro

  • Caratterizzazione marcata
  • Comparto tecnico coerente e immersivo

Contro

  • Alla lunga le strategie potrebbero ripetersi
  • Incisività delle fazioni leggermente da bilanciare

Leonardo Scarfò

Appassionato di videogiochi da una vita, li considera la massima forma d'arte e di intrattenimento. Come un bambino che smonta i suoi giocattoli, cerca sempre di capire cosa c'è dietro la magia che avviene a schermo.

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