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Il filo nascosto: Paul Thomas Anderson incontra Hitchcock – Recensione

Anderson torna sul grande schermo rappresentando il rapporto tra artista e musa in vesti raffinate, dal tessuto ingannevole, dove l’evoluzione dei personaggi richiamerà il cinema di Hitchcock. Il filo nascosto è l’ottavo lungometraggio del regista statunitense, candidato più volte all’oscar e mai vincitore di una statuetta. Già in sintonia con Daniel Day-Lewis, Anderson si allontana dal minatore texano per far interpretare all’immenso attore, un ruolo arcigno distante dal matrimonio devoto alle sue creazioni, in cui l’amore sarà indossato, diventando un abito bellissimo e perverso. Distribuito da Universal Pictures dal 22 febbraio in Italia, il film è candidato a sei premi oscar.

Anni 50, nell’ambiente londinese risiede Reynolds Woodcock, uno degli stilisti più rinomati del momento; creatore di vesti per la famiglia reale e signore dell’alta società, gli abiti ideati dalla personalità molto esigente, possono essere armature per superare gli ostacoli e farsi forza per importanti eventi. Durante un pasto in un hotel sulla costa, Woodcock nota una giovane cameriera di nome Alma; ella diventerà ben presto la sua musa ed entrerà a far parte della maison del celebre artista. La relazione tra creatore e ispirazione non sarà facile, in cui la convivenza verrà a patti con l’ossessione di essere sempre l’uno accanto all’altro.

Chic è un vocabolo dalla lunga storia, esso denomina un’eleganza raffinata ma la sua origine deriva dal tedesco schick, cioè abito; in quest’ultimo sono riposti alcuni segreti, piccoli dettagli che l’artista inserisce nel tessuto. A gestire gli aspetti finanziari e organizzativi ci pensa la sorella di Reynolds, anch’ella dotata di una forza d’animo non indifferente, rivale e complice di Alma, la quale vorrebbe trascorrere ogni istante del suo tempo con un uomo, dalla condizione febbricitante. Il montaggio, taglio e cucito per eccellenza nel cinema, riflette la visione dell’autore americano in cui l’amore duraturo diventa perverso e capace di essere contraddittorio nel sentimento che esprime.

Alma diventa una variabile che aggiunge alla vita dello stilista, salvezza e dannazione quando è opportuno, una donna che affligge e risolleva Woodcock, creando una routine imbastita perfettamente. Ricordando il maestro britannico, Anderson cuce tutti gli elementi per una love story piretica ed efficace.

Il Filo Nascosto

Il Filo Nascosto
8.6

Regia

9.0 /10

Fotografia

8.5 /10

Montaggio

8.7 /10

Interpretazioni

8.5 /10

Sceneggiatura

8.5 /10

Pro

  • Una riflessione sulla convivenza molto interesante
  • Ispirazione hitchcockiana
  • Interpretazioni curatissime

Contro

  • Commento musicale invadente

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