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Secret of Mana Remake – L’importanza di chiamarsi Remake – Recensione

Altro giro, altro remake. In linea con il trend che sta interessando in questi ultimi mesi il mondo della videoludica infatti ci troviamo oggi ad analizzare un nuovo titolo che sebbene fresco di uscita, affonda le sue radici addirittura nel secolo scorso.

Questo, come ogni altro remake porta con se concettualmente un gran numero di pregi e poche possibilità di fallire; oggi però non ci lasceremo trasportare dalla nostalgia dei tempi andati, e tratteremo dell’opera in questione nella maniera più consona e corretta per una recensione tecnica, lasciando però un importante spazio anche al fattore spirituale e soggettivo, fondamentale in ogni videogame che si rispetti.

Sviluppato da Square Enix e reso disponibile in esclusiva su Playstation 4, Playstation Vita e PC, Secret of Mana è il remake in 3D dell’omonimo titolo uscito nel lontano 1993 per SNES ad opera dell’allora vigente Square. A 15 anni di distanza dalla sua originale release infatti il progetto tenta di partire dalla sua nomea di leggenda RPG vintage per riproporsi sul mercato contemporaneo, scoprendolo ancora più che disposto ad apprezzare un buon vecchio gioco di ruolo canonico.

La nuova veste di cui si ricopre il prodotto non cambia però la sostanza della narrazione: questa ci metterà sin da subito nei panni di un ragazzino di nome Randi che passa la sua vita spensierato nel villaggio di Potos: è troppo giovane per conoscere la storia del mondo in cui vive, dove l’energia che fluisce in ogni cosa, il Mana, fu ere addietro vincolato all’interno della Mana Fortress, una fortezza volante che gli uomini usarono per portare la guerra tra le loro nazioni. Fu per questo che gli dei, al fine di punire tale tracotanza, inondarono il mondo di mostri che vivono ancora oggi all’epoca di Randi, e che pare stiano diventando sempre più aggressivi. Quando il giovane trova però una lama arrugginita mentre gioca con i suoi amici scopre troppo tardi di essere diventato il portatore della leggendaria Mana Sword, la spada che ha il potere di riportare l’equilibrio nel flusso dell’energia del mondo, e di avere perciò vincolato il suo destino alla salvezza della terra. Dovrà iniziare a questo punto un viaggio che lo vedrà inizialmente solo, ma ben presto affiancato da tanti amici, per riuscire a impedire la resurrezione della Mana Fortress ad opera del malvagio impero e difendere gli innocenti da un conflitto tra gli dei e gli uomini empi sopito sin dall’alba del cosmo.

Il Gameplay proposto da Secret of Mana è rimasto quello di un videogioco di ruolo vecchio stile che segue tutti i sacri crismi del genere, se la gestione del personaggio si riduce infatti alla scelta dell’equipaggiamento e delle armi, le fasi di battaglia seguiranno anche delle meccaniche non troppo complicate, ma sono tutt’altro che semplici: saremo in queste chiamati a gestire un party di tre personaggi e guidarli in campo contro molti nemici. Da una parte questo porta ad una grande varietà di scelte strategiche sia per quanto riguarda il focus al nemico, sia il positioning nelle mappe, sia ovviamente la molteplicità delle soluzioni di attacco legate ai differenti punti di forza dei protagonisti. Dall’altra parte risulterà però molto impegnativo coordinare al meglio e tenere al sicuro in battaglia tutti i nostri personaggi, e senza un grandissimo impegno ed una velocità di pensiero tanto incalzante quanto divertente, ci troveremo presto ad utilizzare un combattente solo in mezzo a due spettri, poco prima della caduta anche dell’ultimo.

Per quanto riguarda le bossfight, queste saranno decisamente meno impegnative di tutte le peripezie che ci porteranno ad affrontarle, semplicemente perché per quanto giganteschi e aggressivi saranno i nemici maggiori, risulteranno molto più gestibili perché soli.

Le nostre avventure per salvare il mondo ci porteranno attraverso un vasto mondo di gioco che presenta ambientazioni tradizionali fantasy (castelli, foreste, caverne etc.etc.) rese in maniera adeguata grazie ad un comparto artistico che trascina il 2D in 3D soddisfacentemente, non snaturando la produzione originale ma facendo poco più che il classico “compitino”. Il level design invece, appannaggio della versione del ‘93 del titolo si propone in maniera accattivante e labirintica al punto giusto, creando curiosità e voglia di esplorare all’interno del giocatore. Da manuale della vecchia scuola.

Così come sono canoniche le mappe, lo sono anche i personaggi: com’era solito per il periodo di uscita originale, i protagonisti non presentano un grande approfondimento psicologico, trattandosi di una narrazione che fa vertice molto più sugli avvenimenti avventurosi e fantastici che sulla maturazione o i travagli interiori degli eroi; questo ovviamente non è da considerarsi un lato negativo, poiché stiamo parlando di un caposaldo e di un ancestore del genere dal quale possiamo aspettarci solo coerenza con lo scenario fantasy dei primi anni ‘90 che con quelli di fine anni ’10. è giusto comunque notificare questo elemento perché buttare fuori un remake da un lato può essere facile per uno sviluppatore che decide di fare leva sulla nostalgia e sul senso di “good ol’ times” dei giocatori, ma nel proporre un titolo del secolo scorso oggi nel 2018 bisognerà anche tenere conto di essere effettivamente (guarda un po’) nel 2018.

Dal punto di vista tecnico il titolo offre un esperienza per lo più stabile: il frame rate è più che buono, ma il prodotto soffre troppo spesso di improvvisi crash che portano l’applicazione a chiudersi nei momenti più inaspettati, provocando qualche seccatura. L’altra faccia della medaglia però, quella buona, è che grazie a questi provvidenziali (?) crash si può toccare con mano l’efficacia del sistema di salvataggio, che affianca al salvataggio manuale canonico, operabile in determinati checkpoint durante la partita, un comparto di salvataggi automatici a dir poco lungimiranti, che mette al sicuro i nostri progressi ad ogni cambio di “stanza” in qualunque location della mappa, e custodisce i dati in uno slot preposto. Scacco matto signor “errore nell’applicazione”!

A questo punto è giunto il momento di fare i conti con l’annosa questione, che sebbene possa sembrare retorica spiccia, non lo è affatto: era NECESSARIO questo remake?

La domanda è interessante e non puramente polemica perché dietro di essa si nascondono altri due quesiti, molto più importanti della “necessità”: Quali erano i suoi obiettivi? Li ha raggiunti?

Il remake di Secret of Mana infatti poteva avere come obiettivo quello di far rivivere l’esperienza di uno dei GDR più amati ai veterani di questo, e avvicinare le nuove generazioni a quello che è un pezzo di storia dei videogiochi, e sebbene magari graficamente la resa in 3D faccia perdere un po’ della magia originale di SNES e il comparto artistico oggi “vintage” sembra ancora più fascinoso di quello proposto nel remake, una cosa è certa: gli obiettivi di questa seconda apparizione di Secret of Mana erano chiari, e sono stati raggiunti in pieno.

Tornando alla necessità, ricordiamoci che nella vita di necessario c’è solo mangiare, dormire, respirare e fare la cacca, ma chi fa solo queste cose può dire la sua vita soddisfacente? Secret of Mana è tornato per regalare dei momenti in queste vite che sono diversi per ognuno, a seconda delle proprie esperienze nell’ambito video ludico, e il dono di un momento diverso attraverso una qualsiasi opera non è mai uno spreco e sempre necessario.

*Versione testata PlayStation 4 grazie alla copia promo fornita dal distributore italiano, Koch Media

Secret of Mana

Secret of Mana
7.8

Trama/Ambientazione

7.8 /10

Gameplay

8.0 /10

Grafica

7.2 /10

Sonoro

7.5 /10

Longevità

8.5 /10

Pro

  • Riproposto bene un caposaldo del GDR
  • Veterani e non potranno ora apprezzare un pezzo di storia dei videogiochi

Contro

  • trasposizione in 3D buona, ma manca qualcosa...
  • Troppi crash dell'applicazione su PS4

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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