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Timothy vs. the Alien: Da Gangster ad Eroe – Recensione

Quanti di voi sono sempre rimasti affascinati o curiosi riguardo i film in bianco e nero? Quanti di voi hanno sempre avuto un debole per le atmosfere messe in scena in pellicole come il padrino? Bene Wild Sphere cerca, nel suo piccolo, di mettere insieme questi due filoni per dar vita ad una produzione per certi versi unica, ossia Timothy vs. the Aliens. Questo è un action platform in terza persona con forti meccaniche da sparatutto nel quale impersoneremo Timothy, un gangster tipico degli anni ’30 con tanto di cappello nero e gilet, che ricorda molto da vicino Gighen di Lupin, che dovrà vedersela con un invasione aliena.

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”

La storia inizia subito con una sequenza che permette di capire i toni e l’atmosfera del gioco, con una cutscene intrisa di suoni Jazz e caratterizzata dal bianco e nero che ci accompagnerà per tutta l’avventura. Timothy si fa avanti in quello che viene chiamato Grandfather Building (con chiari riferimenti al padrino) facendo capire subito chi comanda ai gangster locali, riuscendo a sopraffare gli scagnozzi e il capo che non può far altro che riconoscere la sua superiorità grazie ad un potere speciale con origini inizialmente per noi sconosciute.
Dopo aver esplorato qualche minuto ed essere rientrati in casa la vicenda entrerà nel vivo, scopriamo infatti che Timothy non è un gangster normale, egli è stato scelto da un gruppo di alieni per sventare una misteriosa invasione, con quest’ultimi che gli hanno concesso un potere straordinario, ossia distorcere il tempo rallentandolo, tutto racchiuso in una carta da gioco, l’asso di cuori.
Fino ad ora Tim non si era molto interessato a questo avviso, dato che usufruiva dei suoi poteri per aver la meglio nella sua Little Fish City, città nella quale è ambientata l’intera vicenda, ma a distanza di 22 anni tutto diventa realtà e gli alieni invadono la terra.
Starà al protagonista salvare la propria città attraverso i suoi poteri e le armi da fuoco in un’avventura che non risulta molto avvincente ma che riesce comunque a trasmettere qualche buona sensazione ai giocatori.
Ci ritroveremo ad interagire con i pochissimi NPC presenti a Little Fish City per riuscire a combattere l’invasione aliena cercando oggetti utili per la città, passando anche per le fognature al fine di rientrare nel Grandfather Building, l’edificio che gli alieni hanno preso in “ostaggio”.
Come detto la storia non avrà molti colpi di scena e in poche ore riusciremo a completarla tranquillamente, con la possibilità di recuperare collezionabili sparsi per la città e di sbloccare simpatici alieni che miglioreranno le nostre statistiche di vita e poteri.

A caccia di alieni

Il gameplay di Timothy vs. the Aliens va ad incastrarsi tra un platformer e un action sparatutto con la possibilità di muoverci liberamente all’interno di una mappa di discrette dimensioni, dove però, non ci sarà granché da fare se non seguire la quest principale. Il protagonista sarà sempre in compagnia del suo fidato revolver e della sua carta magica con le meccaniche che si svilupperanno principalmente attorno a questi due elementi, potremo infatti andare in giro e sparare ai colorati alieni che continueranno ad arrivare, con la possibilità di equipaggiare quattro diverse armi, ossia il suddetto revolver con colpi infiniti, un mitra, un fucile a pompa e un altra pistola.
Questi però avranno dei colpi limitati una volta acquistati dal grande signor Luciano, un tipo curioso che ha deciso di rifugiarsi nelle fogne per sfuggire alla vita di città; dovremo quindi rifornirci dallo stesso NPC oppure cercare per la città altre munizioni, anche se, a dire il vero, di rado ci è capitato di finirle. Per aver la meglio sugli alieni potremo anche usufruire del nostro potere che ci consentirà di rallentare il tempo per un breve periodo, così da poter abbattere i nemici in tranquillità e, recuperare le loro sfere verdognole, le quali saranno il carburante di quest’ultimo.
Come detto il titolo non è solo un action tps ma troviamo al suo interno anche delle meccaniche platform ben riuscite, dovremo infatti arrampicarci su edifici attraverso travi, saltare e percorrere tragitti sopraelevati su assi di legno ma anche avventurarci nelle fogne e saltare da una sponda all’altra per evitare di cadere nelle sporche acque che, se toccate, ci toglieranno qualche barra di vita.
Sarà inoltre possibile spostarsi in città con l’uso delle varie macchine che troveremo, anche se, a dir il vero, le meccaniche di guida sono sembrate molto grezze, non c’è la possibilità né di girare la visuale mentre si controlla l’auto né di dar un occhiata alla mappa in tempo reale, ciò porta ad un noioso e ripetitivo aprire e chiudere la mappa di gioco per capire la direzione da intraprendere.

Il contrasto vincente

Passiamo ad uno degli aspetti sicuramente più riusciti e accattivanti della produzione ossia il comparto artistico.
Il titolo si presenta (quasi) completamente in bianco e nero con varie sfumature che risultano davvero azzeccate, facendo vivere al giocatore sensazioni davvero uniche riportandolo indietro di diversi anni dove i film con analoghi effetti la facevano da padrone. Ad alimentare ancor di più la le ottime intuizioni avute da parte degli sviluppatori ci sono gli alieni che danno l’unico tocco di colore alla scena, un colpo di classe che risulta decisamente eccellente, infatti i nemici irrompono nella vita di Tim allo stesso modo di come vengono presentati nel titolo. Così si passa dal bianco e nero della città e dei personaggi ai colori sgargianti degli alieni. Dai nemici base colorati di rosso, a quelli più impegnativi caratterizzati da colorazioni verdi e rosa sgargianti, passando poi ai mini boss in navicella e così via.
Anche se la varietà degli alieni non è moltissima la loro realizzazione è di sicuro ottima, così come la città, gli edifici e i dettagli che troveremo esplorando la mappa.
Altro elemento di sicuro pregio della produzione è la colonna sonora a tinte Jazz che sin dalle prime battute di gioco si fa sentire in tutta la sua bellezza, accompagnando gli utenti nel loro breve viaggio a Little Fish City. Non presente invece il doppiaggio, che comunque poteva essere implementato facilmente dato le poche battute dei personaggi e poteva dar ancora più vita in una città un po’ amorfa in alcune occasioni.
Sotto l’aspetto tecnico invece il titolo presenta, in alcune occasioni, diversi cali di frame anche se questi non vanno a minare l’esperienza di gioco. Da segnalare qualche problema avuto con i salvataggi che ci hanno portato a rifare da capo la seconda run.

Timothy vs. the Alien è un indie di ottima fattura soprattutto sotto l’aspetto artistico con un ottimo e solido gameplay che riesce ad intrattenere per alcune ore il giocatore. Peccato per una storia priva di grandi emozioni e la scarsa presenza di personaggi che potevano di sicuro aggiungere una vitalità maggiore alla città.
Se cercate un titolo per rilassarvi e combattere qualche simpatico alieno, allora vi potrete godere appieno l’ultima fatica di Wild Sphere con tanto di un’atmosfera noir unica con sottofondi jazz.

*codice PS4 fornito dagli sviluppatori

Timothy vs. the Alien

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Timothy vs. the Alien
8

Trama/Ambientazione

6.7 /10

Gameplay

8.0 /10

Grafica

9.5 /10

Sonoro

9.5 /10

Longevità

6.3 /10

Pro

  • Contrasto bianco nero della città e colore degli alieni
  • Sonorità Jazz stupende
  • Gameplay solido

Contro

  • Trama non esaltante
  • Durata abbastanza breve
  • Qualche magagna tecnica

Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.