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We Were Here Too – Meglio in due, e male accompagnati – Recensione

We Were Here Too, è un puzzle game cooperativo sviluppato dai Total Mayhem Games, già disponibile su Steam! Questa sarà una recensione breve, poiché, più che di un gioco, qui ci ritroviamo a parlare di una serie di concetti, alcuni mescolati tra di loro, altri invece interpretabili tramite riflessioni “post-gioco”. Partiamo dal principio: cos’è, esattamente, We Were Here Too? Come già detto in apertura, è un puzzle game, ma quello che probabilmente suscita qualche dubbio è la parola “cooperativo”. Avviando il gioco, infatti, il filmato introduttivo ci mostra, impegnati in una spedizione su un monte innevato, un Signore e un Contadino (così riporta il gioco, almeno), con i due che si imbattono in un imponente castello. Una volta dentro, le vie dei due si separano, ma grazie alle loro radiotrasmittenti, riusciranno a rimanere costantemente in contatto. Ovviamente, come ogni castello che si rispetti, le varie porte che separano la via verso il ricongiungimento dei nostri due eroi saranno chiuse o protette da possenti grate, il tipo di porte e grate che si aprono solo ed esclusivamente tramite la risoluzione di rompicapo e enigmi. Già.

Riprendiamo ora i due concetti, e mescoliamoli assieme: puzzle game, quindi enigmi, e cooperativo, quindi collaborazione. La struttura del gioco si basa, infatti, sulla risoluzione dei vari rompicapo, e nella stragrande maggioranza degli scenari (9 in tutto) ad un giocatore verranno forniti gli elementi per la soluzione, e all’altro sarà affidato il compito di applicarla, con un gameplay asimmetrico in cui solitamente uno dei due giocatori è quello attivo, e l’altro si limita a fornire indizi e istruzioni via radio.

Per quanto riguarda la qualità degli enigmi, e quando si parla di qualità si intende difficoltà, direi che ci manteniamo su buoni livelli. Non essendoci particolari meccaniche come in un Portal o in un The Turing Test, le più grandi difficoltà per la loro risoluzione sono il tempo (quasi tutti ne hanno un limite), l’interpretazione degli indizi (entrambi i giocatori hanno un “set” diverso di indizi da combinare) e la difficoltà di comunicazione tra compagni: descrivere simboli arzigogolati o dare istruzioni basandosi su due punti di vista diversi, non è così facile e scontato come può sembrare. Trust me.

Poco da dire invece per il comparto tecnico, nulla di trascendentale per quello grafico, che risulta “grezzo” nelle cinematiche ma tutto sommato solido e piacevole durante le fasi di gameplay. Dal punto di vista sonoro, la chat di gioco funziona bene, la campionatura sonora è sufficiente, mentre i motivi di fondo sono buoni e sottolineano sempre efficacemente le varie situazioni di gioco, anche se alcune volte risultano troppo assordanti.

Detto questo, il gioco offre una meccanica di “randomizzazione” degli enigmi: gli elementi e gli indizi cambiano, in forma e posizione, ma ad essere onesti, una volta trovata la soluzione, o per meglio dire, la “chiave di lettura” dell’enigma, la risoluzione dello stesso è solo una questione di tempo. In generale, dunque, la parte più interessante è quella cooperativa, ventata d’aria fresca per il genere. La rigiocabilità, invece, non è delle migliori, ma le 2 ore di durata sono “oneste” per il prezzo di vendita e in linea con molte altre opere, e nulla vieta di farsi due risate provando a giocare online con perfetti sconosciuti, o perché no, di darsi allo speedrunning dopo aver completato il gioco la prima volta.

Parlando con gli sviluppatori, invece, ci è stato detto che il successo del gioco comporterà l’arricchimento dello stesso nel prossimo futuro, con nuovi livelli e perché no, nuove modalità. Tenendo bene a mente questo e, in ogni caso, sottolineando l’unicità del titolo in questione, non posso che consigliare il titolo a tutti gli appassionati di puzzle-game armati di microfono.

 

*Codice digitale fornito dagli sviluppatori

We Were Here Too

We Were Here Too
7.2

Gameplay

7.7 /10

Grafica

7.0 /10

Sonoro

7.0 /10

Trama

7.0 /10

Longevità

7.5 /10

Pro

  • Divertente con sconosciuti
  • Idea di fondo ben implementata

Contro

  • Rigiocabilità ridotta
  • Randomizzazione superflua

Leonardo Scarfò

Appassionato di videogiochi da una vita, li considera la massima forma d'arte e di intrattenimento. Come un bambino che smonta i suoi giocattoli, cerca sempre di capire cosa c'è dietro la magia che avviene a schermo.