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Corpo e Anima: Una love story a tratti surrealista – Recensione

Il cinema europeo spesso finisce inosservato, non arrivando in sala e molte volte neanche in home video; tuttavia grazie ai festival alcune pellicole giungono da noi. Ildikó Enyedi, regista ungherese classe 1955, vince l’Orso d’oro alla 67ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, portando la sua ultima opera persino nelle nostre sale. Nei cinema italiani dal 4 gennaio, Corpo e Anima racconta una storia d’amore molto peculiare, nata in un sogno e proseguita nella realtà dove Maria ed Endre impareranno a completarsi a vicenda.

Il primo incontro tra i due protagonisti avviene nella sala mensa del mattatoio in cui lavorano, lui direttore finanziario scorbutico e dolce al tempo stesso, lei invece responsabile del controllo qualità, inespressiva e fredda. A causa di un’indagine interna della polizia, l’azienda assume una psicologa nel costatare chi potrebbe essere l’indiziato principale; durante le sedute Maria ed Endre raccontano lo stesso sogno attraverso due punti di vista diversi, in cui si incontrano per la prima volta sotto le vesti di due cervi.

Nella pellicola la cineasta descrive la complessità del linguaggio del corpo, il quale contribuisce tantissimo a una relazione di qualsiasi tipo. Maria è bravissima a individuare le movenze altrui ma non ha coscienza del suo apparire distante; la protagonista scoprirà la propria immobilità espressiva, cercando di porre rimedio tramite vari approcci. Nell’imparare ad amare e farsi amare è di estrema importanza il contatto fisico, ponendo Maria in uno stato conflittuale non sapendo come comportarsi; Endre invece, non conosce più la sensazione dell’innamoramento, anch’egli incline ad una relazione solo professionale; tuttavia i sogni continueranno e gli incontri si faranno sempre più frequenti.

Le nostre anime gemelle sono il pretesto per la regista, di raccontare le difficoltà della comunicazione inserendo un sotto testo per descrivere l’importanza della musica, come catalizzatore delle nostre emozioni più recondite. Attraverso uno sguardo freddo e spietato cerca di raccontare le crudeltà dello stile di vita europeo, in cui si sfruttiamo tantissimo gli animali, mostrati da un punto macchina che ci rivela il loro terribile destino. Raccontando l’avvicinamento di Maria ed Endre la cineasta pone Corpo e Anima in stretto contatto, dove quest’ultimo è indispensabile per vivere una vita sana e non solo una storia d’amore; nell’esporre ciò Enyedi trova il cuore del film e il suo punto di forza, imbastendo un discorso necessario sulla comunicabilità.

 

8.2

Regia

8.0 /10

Fotografia

8.0 /10

Montaggio

8.5 /10

Interpretazioni

8.5 /10

Sceneggiatura

8.0 /10

Pro

  • Love story ricca di spunti interessanti

Contro

  • Alcune scelte di scrittura non efficaci