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L’insulto: Da una lite per strada ad un affare nazionale – Recensione

La politica nel cinema è davvero rischiosa. Solo schierarsi per una fazione può allertare l’opinione pubblica, a causa della popolarità della settima arte; nei confronti della massa il dramma socio – politico può scatenare forti contrasti, per le idee personali del cineasta. L’insulto è un’opera che non ha paura di esporre temi delicati come la guerra di religione in Medio Oriente, in cui un piccolo gesto può trasformarsi in un affare di scala nazionale. Raccontando un dramma processuale, Ziad Doueiri affronta una guerra di pensiero ancora molto forte, non schierandosi, ma descrivendo due popoli molto vicini tra loro, nell’aver sofferto gravi tragedie.

La vicenda ha luogo in Beirut, ai giorni nostri. Yasser, capocantiere e profugo palestinese finisce per insultare Toni, meccanico e cristiano libanese; tra i due si accenderà un duello che vedrà entrambi scontrarsi sia dentro il tribunale, sia fuori, provocando una serie di conseguenze molto più grandi di loro. Dalla stradina si arriva alla nazione, trasformando il microcosmo di una via composta di abitazioni e tubi rotti, ad un macrocosmo in cui due popoli, due identità religiose si danno battaglia per stabilire chi ha il monopolio della sofferenza; esso tuttavia come tende a sottolineare l’ottima sceneggiatura, non appartiene a nessuno. Le ferite sono insite in ognuno di noi, spesso però alcune sono state dimenticate.

Ziad Doueiri utilizza il passato come stratagemma drammatico, per esprimere uno scontro attualissimo rappresentato anche all’ultima mostra del Cinema di Venezia, dove Kamel El Basha ha vinto la coppa Volpi come miglior interpretazione maschile. Pur essendo finita nel 1990, il conflitto governa ancora le menti delle persone in Libano, le quali non riescono a riconciliarsi in un unico grande popolo; nell’insulto Toni riversa il suo odio verso chi gli ha procurato sofferenza, vedendo nei palestinesi un ricordo atroce del suo passato da estirpare.

I due protagonisti compiono un lavoro magistrale, facendosi carico di un pensiero religioso colmo di potere nel Medio Oriente, fotografato da Tommaso Fiorilli in una cornice asciutta e immobile. I duellanti non demordono, la loro integrità, la loro appartenenza gli costringe ad essere testardi; una sola visione non basta ad assimilare l’opera libanese che ci ricorda quanto sia terribile e pieno di pregiudizi l’essere umano. La parola sarà messa in discussione e comparata all’aggressione fisica, poiché essa può essere distruttiva e creatrice di uno stato d’animo violento e pericoloso; il peso simbolico delle nostre azioni, forse anche un insulto, può essere portatore di una grave reazione.

Nel mostrarci i personaggi, la macchina da presa osserva e pedina i suoi protagonisti, trasportandoci in una dimensione ricolma di rabbia e dolore, dove la riconciliazione è necessaria per una prosperità futura.  L’insulto è un film magnifico e furbo nel non prendere un orientamento preciso, dove scrittura e recitazione sono ad altissimi livelli.

L'Insulto

L'Insulto
8.2

Regia

8.0/10

Fotografia

7.5/10

Montaggio

8.0/10

Interpretazioni

8.8/10

Sceneggiatura

8.8/10

Pro

  • Ottima sceneggiatura
  • Interpretazioni magistrali
  • Buon ritmo

Contro

  • Potrebbe non coinvolgere proprio tutti