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Mindhunter: Dentro la mente di un serial killer – Recensione

Mindhunter

Mindhunter è una serie televisiva, targata Netflix, che ha suscitato l’interesse di molti per via della partecipazione di David Fincher, uno dei registi più promettenti del panorama americano. In realtà però il cineasta di Fight Club non ha un ruolo di primaria importanza, difatti è il regista di tre puntate su dieci, ricoprendo tuttavia anche il ruolo di produttore esecutivo. Nel cast troviamo Jonathan Groff, qualcuno si ricorderà il personaggio di Jesse in Glee; Holt McCallany, un caratterista che ha lavorato sia in televisione sia al cinema e Anna Torv, ossia la protagonista di Fringe.

La serialità televisiva ha già esplorato e sviscerato molti generi cinematografici, il poliziesco – noir è già stato affrontato in modo brillante nella prima stagione di True Detective, la quale inseriva anche sfumature thriller molto ben congegnate. Mindhunter cerca di approcciarsi al poliziesco in modo più classico, proseguendo con le indagini in pieno stile Buddy – movie; tutto ciò è inframmezzato da una scrittura molto più intima nei confronti dei personaggi, avvicinandosi perciò alla creatura di Nic Pizzolatto. Mindhunter ha un racconto lineare, attraverso il quale imbastisce un discorso sul pensiero criminale e sull’arretratezza degli anni settanta.

In una FBI ancora incapace di esaminare il profilo di un assassino seriale, l’agente speciale Holden Ford e l’agente speciale Bill Tench incominciano a intervistare criminali violenti, classificandone i comportamenti e creando, di conseguenza, profili criminali. Proseguendo nella narrazione, un tema ricorre nella serie: l’evoluzione dell’uomo e il suo “improvviso cambiamento”; tutto ciò che vediamo, tocchiamo, incontriamo può essere fondamentale per la nostra psiche, il nostro futuro. Nell’opera scorsesiana ad esempio non possiamo identificare un personaggio totalmente positivo, affabile ma ognuno dei personaggi in Mindhunter, come nelle opere del cineasta italo – americano può compiere gesti inaspettati.

La psicologia dei personaggi è molto interessante, soprattutto nei confronti dell’agente speciale Holden Ford, il quale sembrerà evolversi durante la stagione per poi cadere in un baratro. Pur non essendo la serie di David Fincher, Mindhunter è un ottimo prodotto televisivo, ben scritto e interpretato; inoltre la messa in scena è assolutamente di buon livello, pur non avendo particolari soluzioni registiche o fotografiche.

7.6

Regia

8/10

Fotografia

8/10

Montaggio

8/10

Interpretazioni

8/10

Sceneggiatura

8/10

Pro

  • Ottima scrittura dei personaggi
  • Buona messa in scena
  • Buone Interpretazioni

Contro

  • Minutaggio delle puntate
  • Qualche effetto visivo molto discutibile

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