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Maize: Non credo di aver capito, è così sbagliato? – Recensione

25 Set 2017 | Recensioni Videogiochi, PC, PlayStation 4, Recensioni, Videogiochi, Xbox One

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Ci svegliamo soli e senza memoria in un campo di pannocchie, ma in questo particolare caso ciò non significa che nel suddetto campo le pannocchie vengano solamente coltivate; il campo APPARTIENE alle pannocchie.

Maize è un avventura che definire particolare risulterebbe limitante e la di cui analisi risulta di conseguenza tutt’altro che semplice: scopriremo però in questa sede quelle che sono le effettive peculiarità di questo strano e interessante titolo, evidenziando i punti di forza di cui certamente non è privo e non soprassedendo ai dubbi che in altre sue parti non riesce a fugare al giocatore.

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Pannocchia Ergo Sum

Sviluppato da Finish Lines Games e reso disponibile prima su Steam e successivamente anche su console, Maize propone un tipo di gameplay abbastanza standardizzato, e caratterizzato da forti elementi da Walking Simulator misti ad altri più tipici dei puzzle game, all’interno del quale la componente esplorativa detiene una posizione importante al fine di un’esperienza ben riuscita a livello sia basilare che completistico.

Esplorando infatti le ambientazioni di gioco e cercando di capire il motivo e il fine per cui ci troviamo in queste, per avanzare di zona in zona saremo chiamati a risolvere piccoli enigmi (non sempre intuibilissimi) basati fondamentalmente sul reperimento di determinati oggetti nascosti per la mappa e sul loro utilizzo corretto nella sede a loro predisposta; la mancata raccolta di uno di questi item chiave, causata da un’esplorazione superficiale o anche semplicemente da una svista infatti, condannerà i giocatori (tra cui il misero sottoscritto) a girare per lungo tempo alla ricerca di qualcosa di cui non conoscono la natura, incoscienti se il loro essersi bloccati sia legato all’assenza di un oggetto o all’incapacità di sfruttare quelli di cui siamo già in possesso.

Maize Screen 08 Serial Gamer

Durante i nostri pellegrinaggi per il misterioso campo di pannocchie inoltre potremo trovare ben 75 oggetti opzionali, che andranno ad essere automaticamente archiviati in un port-folio e che saranno di discreto interesse per chiunque volesse approfondire gli eventi della trama che non sono specificatamente esplicitati nel corso della narrazione, oltre che a dare un’ulteriore importanza al fattore esplorativo. Inoltre, la raccolta di tutti e 75 questi collezionabili sbloccherà l’unico trofeo d’oro della versione Playstation 4 del titolo, cosa che sarà molto gradita ai cacciatori di trofei, benché questi resteranno delusi dall’assenza di un platino nella lista degli obiettivi.

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La Pannocchia Vitruviana

Ogni titolo caratterizzato da un gameplay come quello di Maize deve essere supportato, al fine di creare un prodotto di buon livello, da una narrazione solida nelle sue scelte, e quella del gioco in questione non solo è interessante, ma capace addirittura di lasciare sbalorditi: questo stupore, come vedremo di seguito, non ha necessariamente un’accezione positiva o negativa, ma è causato semplicemente da molte delle scelte artistiche e dagli espedienti narrativi operati e presenti all’interno di tutto il walkthrough.

La storia di Maize è un costante teatrino dell’assurdo: due scienziati sovvenzionati dallo stato americano creano infatti un enorme disguido per il quale si trovano a licenziare il loro intero team di ricerca e a rendere senzienti alcune piante di pannocchie nel campo sotto il quale è situato il loro laboratorio. Scopriamo dunque con l’aiuto di Vladdy, un orsacchiotto di pezza madrelingua russo con il vizio del turpiloquio, che queste pannocchie sono sottomesse ad una regina a sua volta pannocchia, la quale ci chiede di agire come suo campione e permettere a lei e tutto il suo popolo di compiere il suo destino. C’è un solo problema che sorge a questo punto: qual è questo destino? E come siamo arrivati noi in questo maledettissimo campo? E chi diamine siamo noi? Le risposte a tutte queste domande forse sono celate lungo il sentiero che la regina ha pensato per noi, tanto vale dunque percorrerlo e cercarle man mano che facciamo chiarezza su cosa diavolo è successo in questo angolo dimenticato di pianeta.

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Come abbiamo visto dunque la narrazione di Maize è pensata dagli sviluppatori per essere letta in chiave assurda e divertente, discostandosi dalla logica e dalla fisica classica per creare un titolo capace di presentare un gameplay canonico ma rafforzato da tinte goliardiche e parodistiche. Vladdy sarà una continua fonte di siparietti in grado di fare sorridere, le pannocchie senzienti sfrutteranno con delicata sapienza l’umorismo non-sense per strapparci una risata e gli enigmi grottescamente incredibili ci faranno scuotere la testa e aggrottare la fronte mentre, accattivati, proseguiremo nella storia per veder quale altra assurdità ci attende dietro l’angolo.

Purtroppo la confusione che volutamente genera il titolo sfocia più di una volta in un’incoerenza che, nonostante ovviamente la natura goliardica del videogioco, non è giustificabile: risulta infatti poco chiaro, in un titolo caratterizzato da questa accezione leggera e divertente, il senso di posizionare verso la fine della storia un breve climax che fa percepire al giocatore un aumento dell’epos, sebbene in una cornice così incredibile, per poi stroncarlo con l’ennesima trovata folle e stravagante che conclude la vicenda. La stessa rivelazione, nel finale, sulla natura del nostro personaggio non sarà foriera di soluzioni alle nostre supposizioni, o anche altre domande, ma semplicemente di uno sguardo interrogativo da parte dei giocatori che si chiederanno strabuzzando gli occhi: “eh, e allora?”.

Per ultimo, anche tutta la parte di narrazione precedente alla vicenda e riguardante i due scienziati responsabili del guaio in cui stiamo camminando, narrata indirettamente tramite gli “scambi epistolari” di questi ultimi su post-it in giro per le aree risulta per lo più riempitiva e inutile, aggiungendo ben poco al risultato finale della storia e rubando di fatto solo il tempo di gioco necessario per leggere tutti i bigliettini.

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“Un piccolo passo per l’uomo, un grande salto per la Pannocchia”

Dal punto di vista tecnico Maize risulta quasi del tutto ineccepibile: sviluppato su Unreal Engine, il titolo si esprime in un ottimo comparto grafico, valorizzato soprattutto da frame per second assolutamente stabili, dei poligoni ben costruiti, colori più vividi che mai e un gioco di luci e ombre che è in grado di incantare e che si mette in mostra per la sua delicatezza all’interno di un titolo che colpisce molto spesso il giocatore ma mai con tale dolcezza. I salvataggi automatici sparsi per il gameplay sono posizionati con grande intelligenza e durante la mia esperienza non mi è mai stato necessario ripetere nemmeno un passo di quelli che avevo già compiuto prima di spegnere la console; inoltre anche i caricamenti per entrare in game e quelli  tra un’area e l’altra sono di una durata del tutto accettabile.

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In conclusione Maize è sicuramente un titolo interessante e che merita, a livello di voto, per quello che mi riguarda, una promozione positiva. Dotato di un gameplay usuale ma non per questo non riuscito, il prodotto di Finish Line Games pone tutta la sua unicità all’interno del comparto della narrazione, per la quale “assurda” e “strabiliante” sono le parole d’ordine, e che riesce a creare un impatto notevole sul giocatore, nonostante qualche mancanza nella trama dovuta probabilmente a piccole superficialità che hanno fatto passare l’idea che anche una parodia non debba basarsi saldamente su delle regole di coerenza e solidità. Nel complesso comunque il gioco è del tutto godibile e assolutamente divertente, vale il suo prezzo sul Playstation Store e sebbene certamente non possa essere definito un must play del suo genere, permetterà agli utenti che si imbarcheranno nelle sue avventure di vivere qualche ora di gioco di sicuro interessante e divertente.

*Versione testata: PlayStation 4, codice digitale fornito dagli sviluppatori

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Maize

7

Trama

7.0/10

Gameplay

7.5/10

Grafica

7.0/10

Sonoro

6.0/10

Longevità/Multiplayer

7.5/10

Pro

  • Assurdo e divertente
  • parodistico e scanzonato
  • durata perfetta per non stancare e conservare l'interesse

Contro

  • qualche incoerenza a livello di trama
  • alcuni elementi risultano riempitivi

Pietro "Pido" Ferri

Deputy Editor di Serial Gamer, viaggia per i Videogames, si guarda in giro, fa foto, respira l'aria. È un po' come un turista, ma nel senso buono. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

Pietro "Pido" Ferri

Deputy Editor di Serial Gamer, viaggia per i Videogames, si guarda in giro, fa foto, respira l'aria. È un po' come un turista, ma nel senso buono. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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