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Project Remedium – Hai fegato, ragazzina? Anche troppo! – Recensione

Avete mai sognato di “giocare” ad Esplorando il Corpo Umano, cantando “siamo fatti così” insieme a Cristina d’Avena? Beh, quello rimarrà ancora un sogno, ma Project Remedium, titolo creato dai ragazzi di Atomic Jelly, con la supervisione di Movie Games S.A. e di Playway S.A., potrebbe regalarvi un’esperienza molto molto simile. Forse leggermente più shooter, e dico leggermente perché anche in Esplorando il Corpo Umano se le davano di santa ragione! Ma bando alle ciance, suppostiamoci tutti ed “addentriamoci” nella recensione completa!

Dottore chiami un dottore!

Una bambina sta facendo un giro sul suo skateboard, quando tutto d’un tratto si contorce dal dolore. Portato all’ospedale, nulla sembra fare effetto, e per questo i medici decidono di introdurre nel suo organismo un nanobot medico, ritrovato ipertecnologico con la quale sconfiggere, prima che sia troppo tardi, il misterioso patogeno che tiene sotto scacco l’organismo della giovane skater! Zan-zan!

Innanzitutto, complimenti alla bambina per la sfiga: ce ne vuole davvero tanta per beccarsi un patogeno inca**ato nero durante un innocuo giro sullo skate. Ma a parte l’incipit, la storia rivelata una volta all’interno è molto più interessante, non profondissima, causa missioni piuttosto “alla videogioco” che ne limitano il potenziale, ma ben romanzata grazie a temi scientifici mescolati ad altri più profani, con personaggi tutto sommato carismatici e un contesto generale abile nel creare il giusto interesse per il famoso “percorso dal punto A al punto B”.

In realtà, parlare di linearità d’esperienza è un po’ erroneo, nel caso di Project Remedium, poichè ci troviamo di fronte ad un sandbox, principalmente ambientato nel fegato. L’area di gioco è abbastanza grande per ospitare missioni principali, aree secondarie da visitare alla scoperta di easter egg, e luoghi angusti da perlustrare alla ricerca di loot. Quest’ultimo si suddivide in molecole, componenti, e “munizioni” per le nostre due armi, una basata su Energia (l’ARS), e l’altra sulle Cure (il Remedium): banalmente, la prima servirà a danneggiare i nemici, con la seconda che, oltre a curare/bonificare eventuali zone infette, verrà impiegata per distruggere gli scudi dei nostri temibili avversari.

Per utilizzare gli altri oggetti, ci inoltriamo nel menù di gioco, dove avremo a disposizioni 4 schermate:

  • una dedicata al crafting, dove con le molecole raccolte (di colore diverso) potremo creare vari boost come la nanovisione, o semplici oggetti curativi e di supporto;
  • un’altra dedicata al potenziamento delle armi, che attraverso l’utilizzo dei componenti raccolti, ci permette di sbloccare nuove modalità di fuoco sia per ARS che per Remedium;
  • una terza, dove si potrà migliorare il nostro nanobot, con l’acquisizione di bonus a meccaniche di gioco specifiche;
  • l’ultima, invece, è la schermata DATI, dove sono raccolte le varie informazioni su nemici, risorse di gioco e quant’altro.

Il titolo, definibile dunque come un Sandobx First Person RPG, offre, oltre a ciò precedentemente descritto, due meccaniche particolari. La prima è il rampino, che trasforma gran parte delle sessioni di gioco in incredibili fasi platform: calibrato a dovere, potremo attraversare zone di 500 metri (in proporzione, ovviamente) in pochi secondi, come dei veri e propri Spiderman! Oltre ad essere una meccanica indispensabile in alcuni frangenti, il rampino può essere anche interpretato come un mezzo dedicato agli speedrunner, e che in mano a giocatori “skillati” può accorciare la durata di una run in maniera decisamente marcata. In realtà, anche il giocatore occasionale potrebbe trovarsi ad agire di fretta, di tanto in tanto, poiché la salute del fegato peggiora col passare del tempo (indicato a schermo, sulla destra, da una percentuale): alcuni bonus, completare le missioni, bonificare aree o curare infezioni, ci donerà tempo extra… e si, beh, allungherà anche la vita della povera bambina, ovviamente. #wecare

La seconda meccanica, sicuramente di minore importanza ma comunque simpatica e degna di nota, è quella dei quiz: sparsi per la mappa, ci sono degli apparecchieti, simili a dei proiettori olografici, che ci proporranno domande di carattere medico-scientifico a cui rispondere, in cambio di loot. Le domande sono quasi sempre “a trabocchetto”, se così si può dire, ed è sempre interessante, in caso di errore o di risposta corretta, imparare qualcosa di nuovo sul tema trattato. Non credo si possa parlare di qualcosa puramente “Educational”, ma eih, imparare qualcosa mentre si spara a destra e a manca in un fegato, non è roba di tutti i giorni, no?

 

Benefici e controindicazioni

Dal punto di vista grafico, i primi secondi di Project Remedium vi conquisteranno: ottimo colpo d’occhio, palette cromatica perfetta, texture ben realizzate. Il fulcro di cotanta bellezza, sono i filtri utilizzati, con sfumature inserite nei punti giusti, un depth-of-field adoperato saggiamente e un sistema di ombreggiature degno di nota. Fin qui tutto ok, se non fosse che tutti questi algoritmi siano stati implementati “di peso”, senza ottimizzazione di sorta. Sappiamo come l’Unreal Engine possa essere un mostro, e che la linea che divide le denotazione negativa da quella positiva è però molto molto sottile. Il gioco è tutto sommato giocabile, ma le prestazioni sono troppo variabili (e spesso poco congrue all’hardware sotto scocca), complice anche un set di opzioni limitate da semplici preset qualitativi. Fortunatamente, stanno arrivando con cadenza costante molti aggiornamenti e fix, e si spera dunque che la situazione vada a migliorare in tempi brevi.

Dal punto di vista sonoro, invece, le musiche elettroniche e pesantemente sintetizzate, molto vicine alle opere cinematografiche a sfondo sci-fi, fanno un lavoro egregio. Più di una volta mi sono trovato a gongolare a ritmo di musica, calandomi perfettamente nell’ambientazione grazie ad una soundtrack ben realizzata. Anche il doppiaggio è ben fatto, capace di dare la giusta personalità ad ogni personaggio, mentre la campionatura ambientale e gli effetti sonori in generale sono quello che definirei “degli onesti mestieranti”.

 

Mi dia la diagnosi!

Cosa dire, insomma, su Project Remedium? Che ne ho sentite di cotte e di crude. L’ho visto demolire da persone che lo hanno ritenuto acerbo all’uscita (magari persone che osannano giochi tripla A monchi o buggati da morire al Day One – ndr), e osannare da altre come fosse il gioco più innovativo del secolo. Come al solito, credo che la verità stia nel mezzo: il gioco non offre molto di originale, a livello di gameplay, ma riformula il tutto sapientemente, portandolo in una ambientazione quella si originale, e con una sceneggiatura leggera ma curata.

Alla fine dei conti, l’impegno della software house si nota con i continui fix e aggiornamenti che stanno arrivando. È il caso di dare loro una chance, nonostante una partenza non brillante? Per 14.99€, a voi la scelta.

Project Remedium

7.6

Trama/Ambientazione

7.8/10

Gameplay

7.0/10

Grafica

7.7/10

Sonoro

8.0/10

Longevità

7.7/10

Pro

  • Meccaniche non originali ma ben implementate
  • Ambientato nel fegato...

Contro

  • ... ma ottimizzato col c- emh, non benissimo

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Leonardo Scarfò

Appassionato di videogiochi da una vita, li considera la massima forma d'arte e di intrattenimento. Come un bambino che smonta i suoi giocattoli, cerca sempre di capire cosa c'è dietro la magia che avviene a schermo.

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