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Original Journey: Ato alla riscossa – Recensione

Nato dalle menti del team indipendente di Bonfire Studios e distribuito da Another Indie, Original Journey, è un platform con elementi shooter completamente disegnato a mano dagli sviluppatori che mette il giocatore nei panni di un Ato, una specie aliena con l’obiettivo di viaggiare nello spazio per trovare un nuovo pianeta da colonizzare e su cui stabilire la propria civiltà.

Alla ricerca di pianeti

In Originak Journey impersoneremo un Ato, una specie aliena simile a una sfera con le gambe, che ha finalmente trovato il pianeta che custodisce l’Origin Stone, un artefatto capace di salvare la propria terra natale.
Dopo un breve tutorial che permetterà di imparare le varie possibilità di gameplay che avremo a disposizione verremo trasportati in una serie di livelli in cui dovremo semplicemente uccidere tutti i nemici per proseguire e arrivare al nostro obiettivo che sarà parlare con un NPC piuttosto che recuperare alcuni materiali fondamentali per il proseguimento della nostra avventura.
Quest’ultima sarà abbastanza noiosa però dato che le uniche cose che dovremo fare saranno parlare con NPC che nella maggior parte dei casi ci spediranno da un altro personaggio che ci intratterrà con dialoghi abbastanza noiosi.

Spara, salta e pianta torrette

Original Journey è principalmente uno shooter e per questo il gameplay si basa soprattutto su una base sparatutto coadiuvata da salti e con la possibilità di piantare delle torrette.
Purtroppo il titolo non offre grande varietà di gioco, dato che si potranno fare solo queste tre azioni, rendendo la produzione molto monotona dopo i primi minuti.
Oltre a questo gli sviluppatori si sono ispirati in parte ai titoli roguelike che basano il proprio stile di gioco sul gran numero di morti del protagonista, anche se, in questo caso tutto diventa più frustante, non tanto per le volte che ci ritroveremo a raccogliere le nostra armi e ripartire dalla prima sezione, si il gioco si basa su sezioni molto ripetitive che andranno superate ogni volta ma che analizzeremo meglio tra qualche riga, quanto per la poca varietà di azioni da compiere, dato che tutto il titolo si potrà riassumere con “parla con un determinato NPC, vai in missione, supera i livelli uccidendo i nemici, torna alla base, potenziati e ritorna in missione”. Questo di sicuro renderà il tutto di una
ripetitività incredibile anche perché sarà seguito a ruota dalle possibilità di azione che avremo, che come detto in precedenza saranno solo tre.
Ma veniamo al punto che abbiamo tralasciato in precedenza, ossia le sequenze o livelli, che saranno semplicemente una ristretta area a schermo in cui dovremo superare le difficoltà abbattendo i vari nemici che ci troveremo di fronte, da api assassine a serpenti di roccia (molto simili agli Steelix del mondo Pokémon) passando per ostili volanti che scoppieranno rilasciando degli esserini più piccoli. Tutto sarà abbastanza lineare nel combattimento, non avremo infatti bisogno di alcuna strategia per proseguire, l’unica cosa da tenere d’occhio sarà la vita e le munizioni, che comunque saranno difficili da esaurire dato che avremo la possibilità di portare due armi alla volta e potremo posizionare una torretta che ci salverà in alcune occasioni. Fin qui tutto bene, ma il vero problema sarà quando arriveremo purtroppo incontro alla morte, in questo caso saremo costretti non solo a ripartire dall’inizio della serie di livelli, ma in più dovremo recuperare tutte le nostre scorte fatte fino a quel punto; questo comporterà rifare tutte le sequenze svolte in precedenza solo per riprendere il bottino, proprio in stile Dark Souls.
Per quanto riguarda le armi, come detto ne potremo portare con noi solo due, con la possibilità di usufruire di diverse combinazioni, dai lancia granate ai fucili a pompa, passando per alcuni singolari oggetti come la pistola shuriken; presenti anche la spada, il cecchino e molte altre che ci aiuteranno nel proseguimento dell’avventura. Oltre a ciò sarà presente anche un sistema di equipaggiamento basato sulle tute che potremo indossare alla base, con diversi tipi che avranno ognuno una caratteristica diversa e che potranno essere sbloccate e potenziate raccogliendo un numero indicato di materiali.

Un Art Direction sopraffina

Lasciando da parte storia e gameplay parliamo del vero punto di forza della produzione, l’art direction, che è di sicuro una delle note più liete del titolo, se non la sola, in quanto ogni singolo dettaglio è disegnato a mano.
Questa è sicuramente una caratteristica difficile da trovare nei giochi di oggi e che rende Original Journey una piccola sorpresa per quanto riguarda il lato visivo, con ambientazioni, personaggi e nemici resi alla perfezione che con qualche accorgimento di gameplay in più potevano di sicuro elevare la produzione ad alti livelli.
Il tutto si presenta ottimo, basandosi su colori mirati, principalmente bianco e nero, con qualche spruzzata di verde, ricordando in parte una grafica vecchi tempi in stile Game Boy, e con qualche accenno di rosso per segnalare i nemici.

Bello da vedere, ripetitivo da giocare

Per quanto si veda la passione dietro lo sviluppo di Original Journey, con una art direction veramente apprezzabile,
il lato del gameplay non è allo stesso livello, dato che dopo qualche minuto di gioco è facile annoiarsi per colpa della
ripetitività eccessiva.
Peccato perché sì l’occhio vuole la sua parte, ma anche il giocatore dovrebbe essere stimolato nella sua avventura ad andare sempre più avanti per scoprire sempre di più sulla trama o sulle possibilità di gameplay che in questo caso si esauriscono subito.

Original Journey

6.1

Trama

5.5/10

Gameplay

6.0/10

Grafica

7.5/10

Sonoro

6.0/10

Longevità

5.5/10

Pro

  • Art Direction
  • Varietà delle armi

Contro

  • Gameplay limitato
  • Ripetitivo

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Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.

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